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Come sarà il socialismo?

dead-endOggi ci troviamo nel mezzo di una delle crisi più gravi che il capitalismo si sia mai trovato a fronteggiare. Mentre il 99% della popolazione è costretto ad accollarsi le conseguenze di questa crisi sistemica, l’ 1% sta accumulando ricchezza a una velocità senza precedenti. Gli scandali e la corruzione che impregnano il sistema stanno allontanando milioni di persone dalla politica tradizionale, mettendo in discussione la società capitalista. Un crescente numero di persone, cercando un sistema alternativo a quello corrente, guarda al socialismo rivoluzionario come un’alternativa.

Se è generalmente chiaro contro cosa stiamo lottando: la corruzione, la crisi, l’austerità; per molti sembra essere difficile figurarsi esattamente per cosa stiamo lottando.

Concretamente, come funzionerebbe una nuova società? Come sarà il socialismo?

I marxisti non hanno la sfera di cristallo. Non possono prevedere il futuro con assoluta certezza e non possono dire esattamente come sarà il socialismo. Per esempio, parlando di famiglia in una società socialista, Engels dice ”[la natura delle relazioni famigliari nella società socialista] sarà stabilita dopo che una nuova generazione sarà adulta…e a questi individui non interesserà per nulla cosa noi oggi pensiamo sia meglio che loro facciano. Metteranno in pratica le loro consuetudini e le loro idee questo è quanto”. La società non prende forma sulle congetture della generazione passata, ma sulle decisioni e sulle azioni di quella presente.

Tuttavia, è comunque possibile formulare alcune deduzioni, dal momento che i Marxisti utilizzano un metodo materialista per l’analisi dello sviluppo della storia e della società. In altre parole, possiamo fare solo ipotesi sul futuro, basate su fatti passati e presenti. Il materialismo non è una scienza esatta- semplicemente, come un dottore non è in grado di prevedere esattamente quando il paziente morirà e un geologo non può fornire la data e l’ora del prossimo terremoto o della prossima eruzione vulcanica, così un marxista non può sapere con certezza quando scoppierà la rivoluzione o la forma che essa assumerà. Ma, come osservando un bambino si possono scorgere, a grandi linee, le caratteristiche che saranno proprie dell’adulto che diventerà, così analizzando la società capitalista possiamo avere un’idea di come potrebbe essere la società socialista.

All’interno del capitalismo è già possibile scorgere l’embrione del socialismo. Esaminando le contraddizioni e i vincoli che il capitalismo- un sistema basato sulla proprietà privata e il profitto- impone alla società, possiamo osservare significative avvisaglie di una società socialista in potenza; una società in cui questi vincoli saranno rimossi, e dove la produzione sarà calibrata sui bisogni umani e non sulle logiche del profitto.

 Un’economia libera dal profitto

Lo sviluppo economico è il presupposto materiale per la crescita di tutti gli altri settori della società. Senza uno sviluppo sufficiente delle forze produttive- di industria e agricoltura; di tecniche e tecnologie- la società non avrà le condizioni materiali e i mezzi necessari per progredire in campo scientifico, artistico, culturale, filosofico ecc. Questo è il principio cardine di una visione marxista-materialista della storia.

Il capitalismo, a causa delle sue contraddizioni e dell’anarchia e inefficienza che ne derivano, non è più in grado di far progredire la società. Nella crisi del 2008, la causa della perdita di milioni di pound non è da ricercarsi solo nel desiderio di profitto o nell’ideologia del singolo individuo, ma anche nelle dinamiche intrinseche al capitalismo stesso. Una delle conseguenze è stata la stagnazione delle forze produttive su scala mondiale: molti paesi sono stati scaraventati indietro di anni, se non di decadi, in termini di sviluppo economico-in Inghilterra, per esempio, il tasso di investimenti è stabile al 25% sotto il picco pre-crisi e il settore edile sotto il 10%.

Il capitalismo non è in grado di sviluppare le forze economiche al massimo del loro potenziale. La capacità di utilizzo delle forze produttive nei paesi sviluppati si attesta attualmente intorno al 70- 80%, anche dopo aver assistito alla chiusura di vasti settori della produzione e la perdita di milioni di posti di lavoro. Nel mondo, la capacità media di sfruttamento si attesta intorno al 70%: ciò significa che si potrebbe incrementare la produzione quasi del 50% semplicemente sfruttando il potenziale produttivo già esistente. Perfino di fronte al fatto che, nel mondo, c’è un disperato bisogno di cibo, riparo, assistenza sanitaria e altre necessità primarie, questo potenziale di riserva non viene utilizzato. Molti economisti borghesi parlano di capacità in eccesso- un esempio è che l’economia è in grado di produrre troppo( dalla prospettiva  del mercato) e ha bisogno di essere ulteriormente frenata, causando chiusure e perdita di lavoro.

È il profitto a generare questa contraddizione. In un sistema capitalista, la capacità produttiva della società è utilizzata solo per produrre beni che possano essere venduti per ricavarne profitto; se non c’è margine di profitto allora nulla viene prodotto. I proprietari dei mezzi di produzione dovrebbero permettere alle loro aziende di fermarsi, piuttosto che produrre in perdita, perfino se le cose che potrebbero essere prodotte fossero disperatamente necessarie. L’economia capitalista è al servizio del profitto non dei bisogni della società che è, per questo, incapace di intercettare, a dispetto di quanto affermano gli apologeti del capitalismo. Il capitalismo viene spesso presentato come il più efficiente dei sistemi economici- anche se così fosse, perchè le fabbriche e gli uffici dovrebbero giacere inattivi e vuoti, nonostante siano in grado di fornire in abbondanza i prodotti e i servizi di cui la società necessita?

Se il profitto fosse rimosso dall’equazione, non ci sarebbero limiti nell’utilizzare i mezzi di produzione a nostra disposizione, sfruttandone a pieno il potenziale. L’idea che il motore dell’economia non siano le logiche del profitto è un primo elemento che ci fa intravedere come il socialismo potrebbe essere.

capitalism-isnt-working_smallCapitalismo= povertà in mezzo all’abbondanza

Il tasso di disoccupazione mondiale si attesta intorno ai 200 milioni di individui; ma il realtà il numero di disoccupati e sottoccupati è vicino al miliardo. Queste persone non sono senza lavoro perchè siano incapaci di lavorare, né per l’assenza di impieghi, ma semplicemente perchè assumerli non porta profitto.

Nel frattempo, alcuni dati del 2012 mostrano che, in Gran Bretagna, il 24% degli abitanti ha due impieghi. Di questi il 99% afferma di avere un secondo lavoro perchè le entrate del primo risultavano insufficienti.

Nel 2012, c’è stata una crescita del 37.4% nel numero di iscrizioni a siti di collocamento via web. Questa tendenza è destinata a proseguire in futuro, a causa dell’inflazione e del congelamento e abbassamento dei salari. È un’evidente contraddizione del capitalismo che un gran numero di persone siano costrette ad avere due lavori mentre altre a rimanere disoccupate-un’assurdità nata dal perseguire il profitto.

Senza i limiti imposti da una mentalità che mira al profitto, questo miliardo di disoccupati e sottoccupati potrebbe avere un lavoro utile, uno soltanto, al livello più alto, con abbastanza persone di riserva perchè siano creati nuovi settori d’occupazione. Su questa base le forze produttive potrebbero ricevere un’enorme investimento di lavoro umano e l’economia globale subirebbe un significativo impulso.

Nel capitalismo ci sono altre assurde contraddizioni di questo tipo. Solo a Londra, 6500 persone dormono per strada, con un incremento del 77% dal 2010; altre forme di accattonaggio sono in crescita: il risultato è un incremento delle case di accoglienza legali fino al 26%(111960 in Inghilterra) più 38500 posti occupati negli ostelli da senzatetto. Ma allo stesso tempo,secondo il governo , in Inghilterra ci sarebbero 610000 case vuote. Com’è possibile avere una crescita epidemica di senzatetto e contemporaneamente numero di case vuote sempre più elevato?

Le proprietà saranno vendute o affittate a persone che sono in grado di pagare, risulta irrilevante se gli serva effettivamente una casa dove vivere: per i capitalisti è questione di profitto, non di bisogno.

L’atroce spreco di risorse umane è completato dagli spazi sprecati come la Bishop’s Avenue a Londra, la seconda strada più costosa di Gran Bretagna, dove un terzo delle abitazioni sono vuote: alcune sono addirittura cadute in rovina dopo non essere state utilizzate per 25 anni. Queste proprietà sono mantenute come investimenti per il profitto, non come case in cui le persone possano vivere. Ecco quindi che abbiamo 350 milioni di pound in proprietà immobiliari che sono stati tramutati in quella che di fatto è una terra desolata- ennesimo risultato di un’economia basata sul profitto.

Un’economia del genere si pone in relazione con lo sviluppo tecnologico e l’utilizzo di nuovi macchinari. I macchinari non comprano beni, pertanto, se la borghesia deve avere un mercato nel quale vendere i propri prodotti, deve avere un certo numero di lavoratori. Nel capitalismo, il miglioramento dei metodi di produzione e delle tecnologie fa sì che il lavoro umano sia rimpiazzato dall’automatizzazione, generando una disoccupazione di massa per alcuni accanto a un lavoro eccessivo per altri. Togliendo di mezzo il profitto, i macchinari potrebbero essere utilizzati per compiere lavori pesanti e pericolosi che nessuno desidera compiere: molte persone sarebbero così libere di dedicarsi ad altre attività economicamente produttive e, con la riduzione delle ore di lavoro settimanali, si ricaverebbe del reale tempo libero. L’ozio forzato della disoccupazione(o sottoccupazione) cui siamo abituati nel sistema capitalista sarà rimpiazzato da tempo libero volontario.

Nella società capitalista il profitto si colloca sia nel campo della distribuzione che della produzione. Le famigerate ”montagne” e i famigerati ”laghi” del surplus di cibo prodotto in EU hanno raggiunto i 13476812 tonnellate di cereali, riso, zucchero e latte e 3529002 ettolitri di alcol/vino nel 2007. Mentre il cibo in eccesso viene accumulato e la EU’s Common Agricultural Policy è usata per pagare gli agricoltori e non per produrre cibo, sei milioni di bambini muoiono ogni anno per malnutrizione. Non c’è nessuna ragione logica per cui la terra fertile di alcuni paesi non dovrebbe essere utilizzata per produrre cibo da distribuire a persone che vivono in ambienti più difficili. La sola ragione per cui questo non viene fatto è perchè farlo non produce profitto, e perchè l’enorme barriera dello stato nazione impedisce che sia messa in atto una soluzione autenticamente internazionale. Nel capitalismo, si preferisce sprecare cibo piuttosto che nutrire chi ne ha maggiormente bisogno.

Un’economia pianificata

Si sente spesso dire che la concorrenza è il segreto dell’efficienza del sistema capitalista; in realtà la concorrenza porta solo maggior spreco. Per esempio, c’è una significativa duplicazione del lavoro tra le imprese che svolgono funzioni simili-significa che il tempo e il denaro sono investiti due volte nella stessa cosa. Prendiamo i supermercati ad esempio: se la distribuzione del cibo fosse portata avanti da una sola organizzazione, allora l’economia di scala renderebbe il processo più economico e un’organizzazione centralizzata lo renderebbe più efficiente.

La competizione inoltre costringe le aziende a fare in modo che debba essere creato il bisogno dei loro prodotti: per far questo viene utilizzata la pubblicità, il costo della quale è scaricato addosso al consumatore. I segreti di mercato e i diritti di proprietà intellettuale fanno sì che le migliori innovazioni non vengano ulteriormente sviluppate, almeno non al massimo del loro potenziale. Portano, inoltre a costosi processi, come il famigerato processo di Apple contro Samsung per i telefoni cellulare, che ha avuto come risultato che, ancora una volta, un incremento dei prezzi per il cittadino medio.

Al posto che far in modo che le menti più brillanti collaborino tra loro per produrre ciò di cui la società ha bisogno, scienziati, ingegneri e designer sono divisi in differenti corporazioni e messi gli uni contro gli altri in concorrenza. Il risultato è che gli sforzi e le risorse sono inutilmente duplicati.

In ogni caso, la concorrenza autentica nell’epoca dell’imperialismo, il più alto stadio di sviluppo del capitalismo, non è altro che un mito. Nel 2012 è stato dimostrato che Barclays, UBS, Citibank, RBS, DB e JP Morgan hanno tassi di interesse falsati per aumentare il profitto. Negli ultimi anni, la British Airways e la Virgin Atlantic nell’industria del trasporto aereo; la Grolsch, la Bavaria e la Heineken nella birrificazione; e Sainsbury’s, Asda e altri supermercati sono accusati di aver colluso sui prezzi per assicurarsi maggiori profitti. Questi scandali derivano dal fatto che queste compagnie si sono rese conto che l’economia pianificata è più efficiente dell’anarchia del libero mercato.

La presenza, in ogni industria, di tali titanici monopoli, con appena una manciata di aziende che dominano il mercato, dimostra quanto la libera concorrenza si trasformi nel suo opposto, proprio per l’incremento della produttività e dell’efficienza che può essere raggiunta dalla produzione su vasta scala. Ogni impresa ha un immenso piano di programmazione, co-operazione, co-ordinazione, tutto teso ad aumentare l’efficienza in nome di un profitto maggiore. Tra le imprese, intanto, l’anarchia della concorrenza e della ”mano invisibile” rimane, portando a un’enorme inefficienza e spreco a livello sociale.

Ad esempio, il libro Multinational Corporate Strategy: Planning for World Markets, James C. Leontiades cita l’esempio di un’azienda di produzione di componenti elettronici, la Texas Instruments- una multinazionale che pianifica ogni mossa dai suoi quartieri generali a Dallas. Il livello di centralizzazione del controllo delle multinazionali è evidente dalla strategia adottata:

  • un’analisi della concorrenza globale e regionale
  • un nucleo di prodotti il cui design è standardizzato in tutto il mondo.
  • ricerca e sviluppo centralizzato e coordinato per evitare costi di duplicazione
  • produzione razionalizzata su base globale per fare massimo uso di rendimenti legati al volume su scala internazionale.
  • una politica globale di determinazione dei prezzi.

Possiamo qui osservare i semi di una nuova società presenti in quella vecchia. Una società socialista sfrutterebbe tutte le possibilità che deriverebbero da un’economia pianificata; ma naturalmente, saremmo in grado di pianificare negli interessi dei bisogni di molti, al posto che del profitto di pochi. Questa è la base della società della sovrabbondanza, nella quale tutte le forze produttive e gli investimenti sono razionalmente e democraticamente programmati secondo gli interessi della maggioranza. Il primo passo in questo senso sarebbe l’espropriazione degli imponenti vertici dell’economia- che sono le proprietà terriere, le banche, le merci, le infrastrutture e le aziende più grandi- tutto sarà posto sotto il controllo democratico dei lavoratori come parte dell’economia pianificata.

Il risultato di un’economia pianificata si vede nella trasformazione della Russia nei cinquant’anni tra il 1913 e il 1963, dopo la rivoluzione russa del ’17- a parte l’enorme freno nello sviluppo causato dalla burocrazia stalinista.

In quel periodo, il paese è passato dall’essere economicamente più arrestato di quanto lo sia oggi il Bangladesh a essere la seconda nazione più influente della terra.

La produzione industriale era cresciuta di 52 volte, contro le 6 degli USA e i 2 della GB. La produttività della manodopera era salita del 1310% contro il 332% degli USA e il 73% della GB. L’aspettativa di vita in Russia si era duplicata e la mortalità infantile era calata di nove volte. Il paese aveva più dottori per una popolazione di 1000000 persone che Italia, Austria,Germania ovest, USA, GB, Francia, Olanda e Svezia. Se questi risultati erano stati ottenuti dalla Russia del ventesimo secolo che era arretrata, in gran parte feudale, per lo più campagna, devastata da due guerre mondiali e una guerra civile, sofferente per la burocrazia stalinista, immaginiamo quale traguardo potrebbe raggiungere un’economia democraticamente pianificata in GB e nel resto del mondo avanzato del ventunesimo secolo.

Anche Cuba costituisce un ottimo esempio di successo dell’economia pianificata, nonostante la limitata democrazia dei lavoratori. L’aspettativa di vita oggi a Cuba è del (secondo dati del 2005 del report sulla sviluppo umano dell’UN) è di 77.7 anni(62 nel 1959 al tempo della rivoluzione), quasi lo stesso degli US(77.9), e molto più alta della vicina Haiti dove è solo a 59.9 anni, e considerevolmente più alta di paesi capitalisti come il Brasile(71.7). Il tasso di alfabetizzazione tra gli adulti a Cuba è del 99.8%, mentre in Brasile è appena al 88.9%, ed è anche più alto che in Cile(95.7%) e Costa Rica(94.9%). In realtà, secondo lo stesso report delle Nazioni Unite, Cuba ha il quarto indice più alto di sviluppo umano in America Latina. Se guardiamo ai dati sulla mortalità infantile (un bambino nato morto su 1000 nati vivi), secondo il CIA World Factbook del 2008, la situazione a Cuba (5.93 di oggi contro il 78.8 del 1959), è molto meglio persino degli US (6.3), del Cile(7.9), della Costa Rica(9.01), e del Brasile(26.67), per non parlare di Haiti, dove il tasso è di 62.33 bambini nati morti su 1000 nati vivi. Questi dati non dovrebbero sorprenderci, secondo i dati della World Bank, Cuba è il secondo paese al mondo per numero di dottori ogni 1000 abitanti (5.9), mentre gli US hanno solo il 2.3, il Brasile 2.06, la Costa Rica 1.32, il Cile 1.09, e Haiti con a malapena lo 0.25.

Ancora, Cuba era un paese economicamente arretrato nel 1959 quando la rivoluzione di Castro prese piede. Storicamente dominato da potenze straniere, era  usato come parco giochi dai capitalisti americani e come produttore di zucchero a monocoltura. I progressi fatti da allora, sono stati possibili solo sulla base di un’economia pianificata, libera dalla dominazione imperialista.

low-wage-factory-workersLavoro, salari e denaro

Il risultato di tale pianificazione, combinata con la razionale suddivisione del lavoro tra tutti coloro che siano in grado di lavorare (al posto di avere individui con due o tre lavori e altri disoccupati, come accade nel capitalismo), significherebbe una riduzione della durata della giornata di lavoro, senza nessuna riduzione di stipendio. Emblematico, può essere, in questo senso, l’occupazione della fabbrica Flasko in Brasile. Nel 2003, quando la fabbrica era stata occupata per la prima volta e il lavoro organizzato democraticamente, le ore di lavoro settimanali erano state ridotte da 40 a 30, senza nessuna riduzione dello stipendio e nessun calo nella produttività.

Con lo sviluppo della tecnologia, le ore di lavoro potrebbero essere ulteriormente ridotte. Per esempio, nel 1870 il 70-80% della popolazione degli USA lavorava nel settore agricolo, mentre oggi il dato si aggira intorno al solo 2%. Ma nonostante il calo dell’occupazione nell’agricoltura, la produttività di questo settore è cresciuta enormemente, dal 1950 al 2000. Per esempio: la quantità media di latte prodotto per ogni mucca è aumentata dai 5314 pound a 18201 pound annui (+242%); il raccolto medio di papaveri da 39 sacchi per acro (+292%); e ciascun contadino nel 2000 ha prodotto in media 12 volte lo stesso quantitativo di prodotti a parità di ore di un contadino del 1950.

Quest’incremento della produttività è in gran parte dovuto alla meccanizzazione, allo sviluppo di nuovi fertilizzanti e altre tecnologie. Simili progressi in altri settori, potrebbero dare gli stessi risultati in termini di riduzione della giornata di lavoro. Su questa base, l’impegno richiesto a ciascuno potrebbe essere eventualmente portato avanti per tutta la durata della vita, piuttosto che su base giornaliera, settimanale o mensile.

Viene spesso chiesto ai Marxisti che cosa incentiverà le persone a lavorare in una società socialista. Ciò che spinge a lavorare sotto il capitalismo è la necessità di guadagnare denaro per poter vivere. Questo è il motivo per cui le persone chiedono di lavorare: per poter vivere. Il socialismo, al contrario, consiste nella libertà dal lavoro. L’incentivo a lavorare in un sistema socialista sarà la costruzione di una società in cui saremo affrancati dalla necessità di lavorare. Obiettivo, questo, che potrà essere raggiunto con lo sforzo congiunto di tutti. Lo sviluppo dell’economia e delle forze di produzione sarà tale che il loro funzionamento richiederà un piccolo intervento umano, lasciandoci liberi di condurre le nostra vite come meglio desideriamo.

I capitalisti hanno una concezione miope e scorretta delle motivazioni che spingono le persone ad agire- tutto è ridotto alla dimensione del guadagno, nonostante siano molte le attività a cui ci si dedica semplicemente per piacere (passatempi ecc.); le esperienze formano l’individuo, ne aumentano la fiducia nelle proprie capacità, e contribuiscono a formare legami tra le persone.

Infatti, anche alcuni capitalisti si trovano d’accordo con quest’analisi. Una professoressa dell’Università di Harvard, Teresa Amabile, ha scritto un libro ”Il Principio del Progresso” nel quale sostiene come sia le sfera emotiva che fa progredire sia dal punto di vista personale che lavorativo, e che davvero fornisce la motivazione necessaria per lavorare. Secondo Alfie Kohn, un sociologo della Harvard Business Review,  il linguaggio della gestione capitalista fa riferimento a quattro fattori che incentivano le persone a lavorare: la crescita personale, riconoscimento del valore individuale, responsabilità, lavoro stimolante – la ricompensa economica è palesemente fuori da questo elenco. Sono queste le forme di incentivo che il socialismo porterà alla luce, al di sopra di ogni traguardo economico.

Al posto che privarci del nostro lavoro, il socialismo lo renderà collettivo, facendo in modo che le persone si interessino di economia e società. Il lavoro stesso, non solo i salari che ne derivano, avranno quindi uno scopo più diretto e saranno chiaramente finalizzati al benessere nostro e di quelli intorno a noi, al posto che al guadagno di grassi imprenditori in lontane sale di consiglio. Il presidente di una delle fabbriche venezuelane occupate ha raccontato che gli operai hanno partecipato attivamente all’incremento del processo di produzione perchè sono consapevoli che le loro idee potrebbero migliorare la vita delle persone.

Se il denaro gioca solo un piccolo ruolo nel socialismo, vuol dire che i salari saranno aboliti? La risposta è no- non immediatamente; ma ciò che davvero significa è che gli stipendi gradualmente scompariranno in concomitanza con lo sviluppo dell’economia. All’inizio i lavoratori saranno ancora pagati in denaro (il valore del quale, in cambio, è collegato all’economia reale). Non è qualcosa che può semplicemente essere abolito con il decreto di una notte. Le differenze nei salari esisterebbero solo in un periodo di transizione socialista, mentre le forze produttive stanno cambiando e si stanno sviluppando. Questo è stato il caso della Russia del 1917, dove i Bolscevichi autorizzarono differenze di stipendio dove necessario, ma limitate al un rapporto di 1:4.

Comunque, nel momento in cui i salari saranno sostituiti da buoni, destinati a essere anch’essi aboliti, le persone potranno avere ciò di cui necessitano. Più la società si avvicina a uno stato di sovrabbondanza, meno i salari saranno necessari per suddividerei beni tra le persone: ci sarà abbastanza per tutti.

Se questo vale per gli stipendi allora vale anche per il denaro più in generale. Trotsky spiegava la necessità di una valuta non soggetta a controllo, con una fornitura di moneta legata al reale livello di produzione, anche nel socialismo. Chiaramente molte delle funzioni del denaro tipiche del capitalismo scomparirebbero o cambierebbero, come la necessità di salari in denaro, ma la moneta potrebbe ancora giocare un ruolo come indicatore dello stato di salute dell’economia pianificata.

In un sistema capitalista, il flusso di capitali e l’utilizzo di indicatori di prezzo segnalano dove ci sia scarsità e dove abbondanza all’interno del sistema economico.

Dove, per esempio, la domanda supera l’offerta, i prezzi dei beni salgono al di sopra del loro valore effettivo, generando un surplus di profitto per il capitalista in quel settore. Questo incoraggia i capitalisti di altre parti del mondo a investire il loro denaro in questi settori, e quindi a far in modo che l’offerta cresca e torni a essere in equilibrio con la domanda. Nei primi stadi del socialismo, il denaro e gli indicatori saranno ancora necessari; ma le maggiori leve dell’economia- le banche i grandi marchi- sarebbero posti sotto la gestione dei lavoratori, che potrebbero controllare gli investimenti in modo da evitare qualsiasi carenza. Gli indicatori di prezzo saranno, quindi, indicatori dell’offerta e della domanda di beni nelle differenti regioni e settori, e il tasso di inflazione sarà spia di qualsiasi potenziale problema economico. Il flusso di denaro sarà la misura dell’espansione del commercio nell’economia pianificata.

Gradualmente, man mano che l’economia passa sotto una gestione collettiva, il piano democratico della produzione, la produzione di beni e il cambio diminuiranno, e il denaro nel complesso scomparirà nel momento stesso in cui queste funzioni di misura della salute dell’economia saranno sostituite da un controllo amministrativo piuttosto che finanziario.

Lo stato e la democrazia

Con il socialismo come il denaro gradualmente si estinguerà, così farà lo Stato. Un vero stato proletario, dal suo primo decreto, darà inizio al processo per la sua stessa distruzione. Questo perchè l’espropriazione dei mezzi di produzione e la loro amministrazione sotto il controllo operaio, come una parte dell’economia pianificata, inizierà con l’eliminazione delle distinzioni fra le classi, che si basano sulla separazione tra chi possiede beni e chi no. Una società in cui tutti possiedono i mezzi di produzione e hanno la possibilità di lavorare è una società priva di classi; è una società che non richiede più un apparato statale formato da corpi armati di uomini che sono abituati a sfruttare le classi per mantenere sotto controllo la massa.

Prima della società divisa in classi, che si formò intorno al 10000 AC nel neolitico, la società era organizzata secondo una primitiva forma di comunismo. Le classi non esistevano, perchè allora le forze produttive erano incapaci di produrre più di quanto fosse necessario per vivere, perciò la presenza di una classe che deteneva la ricchezza e una classe di espropriati era impossibile. Engels, basandosi sul lavoro di un antropologo Lewis Henry Morgan, descrive il modo in cui queste prime società operavano. Significativamente, studiando gli Irochesi, sottolineò:

” l’autorità di sachem[il capo] all’interno del gruppo famigliare era in linea paterna, e di carattere esclusivamente morale; il sachem non utilizzava metodi coercitivi…Il gruppo famigliare destituiva il sachem e capo dell’esercito secondo il suo volere…i membri del gruppo famigliare si prestavano l’un l’altro aiuto, protezione e assistenza soprattutto in caso di attacchi esterni…il gruppo famigliare aveva un organo consultivo: un’assemblea democratica di tutti gli uomini e le donne, tutti con il medesimo diritto di voto.”

Questa è la descrizione di una società senza strutture statali come la polizia, l’esercito, i tribunali, le prigioni, o un potere costituito separato e superiore alla società. Dal momento che le forze produttive erano di proprietà e gestione comune da questa, gli interessi economici di tutti erano allineati, vale a dire che nessuno strumento dello stato con poteri coercitivi era necessario per rafforzare le dinamiche di scontro fra le classi.

Espropriando gli imponenti vertici dell’economia, mettendoli sotto il controllo la gestione dei lavoratori e amministrandoli come parte dell’economia pianificata, si eliminerà la divisione delle persone in classi, rimuovendo perciò i presupposti materiali su cui si basa lo stato. Si ritornerebbe a una forma di comunismo, ma ad un livello più alto, con delle forze produttive avanzate invece che primitive.

L’immagine di come potrebbe essere lo stato contrasta nettamente con quello che è accaduto nell’USSR sotto Stalin. Il mostruoso apparato burocratico che soffocò  l’economia pianificata non era una forma di socialismo sano: era privo di qualsiasi forma di democrazia tra i lavoratori, che è fondamentale per far in modo che l’economia socialista sia sana. Il capitalismo aspira (spesso in modo fallimentare-come abbiamo dimostrato) a usare la concorrenza per contrastare l’inefficienza. Con il socialismo, senza competizione tra le imprese, è necessario un meccanismo più efficace per assicurare l’efficienza e prevenire la corruzione- quel meccanismo deve essere il controllo democratico dell’economia da parte delle persone comuni. Come disse una volta Trotsky, l’economia pianificata ha bisogno della democrazia operaia come un corpo dell’ossigeno.

Concretamente, questo vuol dire implementare misure come il pieno diritto di revocare i funzionari eletti, che non devono guadagnare più dello stipendio operaio medio, così che abbiano le stesse necessità materiali e lo stesso tenore di vita delle persone che rappresentano. Non dobbiamo essere obbligati ad aspettare cinque anni prima di poterci liberare dei nostri rappresentanti se hanno preso delle decisioni in contrasto con gli interessi comuni: la democrazia proletaria implica molto più controllo. Anche Lenin parlava della necessità di far in modo che ognuno sia coinvolto nel lavoro amministrativo della nuova società, cosicché non si instauri una classe di burocrati, al di sopra e separata dal resto dei lavoratori. Se ognuno è un burocrate allora non lo sarà nessuno.

La formazione dei sindacati, che sono un’organizzazione creata dai lavoratori per i lavoratori, rappresenta una grande vittoria. In questo senso ha in sé i semi del socialismo. L’autore marxista Rob Sewell sottolinea questo aspetto nel suo libro In the Case of Labour: History of British Trade Unionism, dove dice, ”i sindacati sono le organizzazioni di base dei lavoratori. Ma sono molto più di questo. Sono l’embrione della futura società in quella vecchia.” prosegue, spiegando che ciò li rende maggiormente in grado di lottare per gli interessi dei lavoratori:

”più volte i lavoratori si sono mossi per trasformare le loro organizzazioni in organi e esempi di solidarietà, lotta e socialismo, per usare un’espressione di Engels”.

La fabbrica occupata Flasko in Brasile ci offre un esempio concreto di applicazione pratica della democrazia operaia. Il consiglio di fabbrica è soggetto a immediato diritto di revoca e si riunisce settimanalmente per discutere dei piani di produzione. I  verbali di questi incontri vengono pubblicati, così che tutti i lavoratori possano esaminarli. Inoltre, il bilancio della fabbrica è votato da ogni lavoratore, di mese in mese.

Questo modello, come i soviet in Russia nei primi anni del 20esimo secolo, pone l’economia nelle mani dei lavoratori stessi, senza obbligarli a dipendere nessun altro.

I soviet erano consigli operai eletti nei quali i lavoratori partecipavano ed erano eletti per gestire i loro luoghi di lavoro, località e regioni. Essendo un metodo democratico è più vicino ai lavoratori che alla democrazia borghese: dà ai lavoratori un controllo diretto e immediato sulle loro vite, come la democrazia parlamentare non potrebbe mai fare. Prendendo come esempio le imminenti General Election in Gran Bretagna,  il nuovo governo, qualunque partito vinca, probabilmente non farà altro che rendere ancor più dura l’austerità. Non abbiamo una reale possibilità di scelta in questo senso, perché l’economia è in mano ai privati, che ne gestiscono i vertici, per esempio i capitalisti, cui il governo deve sottomettersi se vuole mantenere il sistema capitalista in funzione. Solo dando il controllo dell’economia ai lavoratori, possiamo garantire una scelta davvero democratica.

La comune di Parigi

Come i soviet russi, anche la prima Comune di Parigi del 1871 è un esempio di stato proletario, molto diverso dal tipo di stato che riusciamo a concepire sotto il capitalismo. Marx descrive la Comune come segue:

”Il primo decreto della Comune, perciò, fu la soppressione delle esercito permanente, e la sostituzione al posto di questo di persone armate.

”la Comune era formata da consiglieri municipali, scelti a suffragio universale nelle varie circoscrizioni della città, responsabili e revocabili a breve termine. La maggioranza dei suoi membri erano naturalmente lavoratori, o rappresentanti riconosciuti della classe operaia. La Comune doveva essere un corpo funzionante, non parlamentare, esecutivo e legislativo allo stesso tempo.

” Al posto che continuare a essere un collaboratrice del Governo Centrale, la polizia era stata in una volta sola spogliata dei suoi attributi politici e trasformata in un responsabile, e revocabile, membro della Comune, come tutti i funzionari delle altre branche dell’amministrazione. Dai membri della Comune in giù, il servizio pubblico doveva essere garantito a misura di stipendio operaio. Gli interessi e le agevolazioni di rappresentanza degli alti dignitari dello stato scomparirono con i dignitari stessi. Le cariche pubbliche cessarono di essere uno strumento nelle mani del Governo Centrale. Non solo le amministrazioni locali, ma l’intero spirito di iniziativa fino a questo momento esercitato dallo stato, era stato posto nelle mani della Comune.”

” Una volta liberatasi dell’esercito permanente- gli elementi di forza fisica del vecchio governo- la Comune era ansiosa di scardinare le forze di repressione spirituali, il così detto ” potere del parroco”, attraverso la destituzione e il taglio delle sovvenzioni di tutte le chiese come organismi privati. I preti vennero relegati a vita privata, lì a vivere di elemosina in un’ accurata imitazione dei loro predecessori, gli apostoli.

”L’istruzione divenne gratuita, e al tempo stesso fu ripulita da ogni interferenza della chiesa e dello stato. Perciò, non solo l’istruzione divenne accessibile a tutti, ma la scienza stessa fu liberata dalle catene che i pregiudizi di classe e le forza governative le avevano imposto.

”Era necessario che i funzionari giudiziari fossero privati di quella falsa indipendenza che non serviva ad altro che a  mascherare la loro abietta subordinazione a tutti i governi, con i quali avevano stipulato e rotto il loro giuramento di lealtà. Come il resto dei funzionari pubblici, dei magistrati e dei giudici devono essere eletti, responsabili e revocabili”.

Sicuramente, se si vuole fare in modo che le persone comuni partecipino alla gestione democratica della società, nel modo sopra descritto da Marx, bisogna far sì che abbiano il tempo di farlo. In una società capitalista, la durata della settimana di lavoro e la pressione della vita di ogni giorno, ha come conseguenza l’impossibilità per la maggioranza della popolazione di svolgere qualsiasi attività politica. Dopo lunghi turni di lavoro o dopo aver sopportato la fatica di avere due impieghi, l’ultima cosa che le persone hanno voglia di fare la sera e nei weekend è studiare l’intrico dell’economia pianificata o la politica. Inoltre, siamo consapevoli del fatto che, anche  se una tale studio fosse portato avanti, non farebbe alcuna differenza, perché i semplici lavoratori non hanno nulla da  dire su come l’economia o la società dovrebbe essere portata avanti nel complesso.

In una società socialista, dove la tecnologia, l’automatizzazione, e l’efficienza di un’economia pianificata avranno ridotto le ore di lavoro, le persone comuni avranno finalmente il tempo necessario per partecipare pienamente alla gestione della società. Mettendo l’economia sotto controllo democratico della classe operaia, le persone saranno motivate a partecipare grazie alla consapevolezza che i loro pensieri e le loro azioni possono fare una differenza tangibile.

Come descritto da  Marx poco sopra, la democrazia proletaria consiste anche nel rimpiazzare gli organi parlamentari con organi esecutivi, sostituendo le infinite discussioni con attività pratica reale. Per esempio, durante lo sciopero generale del 1926 in Gran Bretagna, il comitato di sciopero del Nord-Est ha rifiutato la proposta del governo di distribuire i rifornimenti alle regioni, perché avevano già messo in piedi un sistema per farlo autonomamente. Questo comitato di sciopero non si limitava a discutere, a prendere decisioni, e poi a passare ad altri la responsabilità: i suoi rappresentanti prendevano decisioni, si assumevano la responsabilità della loro applicazione e ne subivano le eventuali conseguenze collettivamente. Questa è una vera democrazia proletaria ed è nettamente diversa da quella caverna di aria calda che chiamiamo parlamento.

Il cuore della democrazia socialista è però la capacità che la società possiede di applicare le decisioni prese. Questo è uno dei problemi della democrazia nel capitalismo: anche se la società vota per impieghi a tempo pieno e investimenti in questo o quel settore, come è possibile che tali richieste siano portate avanti nella pratica, quando ogni reale possibilità di azione riguardo la creazioni di posti di lavoro e di settori di investimento giace nelle mani di banchieri e padroni non legittimati? In ultima analisi, perciò, una vera democrazia deve porre le redini dell’economia nelle mani del 99% della popolazione piuttosto che dell’1%.

La polizia, l’esercito e la legge

I marxisti concepiscono lo stato come un corpo armato di uomini greece-police-bankche si pongono al di sopra della società: parliamo di istituzioni come la polizia e l’esercito. Nel capitalismo, lo stato è uno strumento utilizzato dalla borghesia per il mantenimento del proprio potere. Uno stato socialista, invece, sarà un’arma da usare contro i tentativi dei capitalisti di continuare a sfruttare e dominare i lavoratori. Questo è quello che intendono i Marxisti quando parlano di armare i lavoratori: significa ricostruire completamente la polizia e l’esercito secondo linee guida proletarie, dando il controllo di queste organizzazioni ai lavoratori attraverso elezioni democratiche degli agenti e la loro sottomissione alla disciplina dei lavoratori organizzati.

Un esempio di messa in atto di queste misure si vide a Torino, nel 1920, quando furono create le Brigate Rosse, formate da lavoratori volontari, sotto il controllo dei consigli di fabbrica. La FIOM occupò le fabbriche e pose gruppi di vigilanza a guardia dei cancelli: non facevano affidamento sulle forze dello stato borghese- crearono un’alternativa a quella struttura sotto il controllo del proletariato.

Ugualmente, dopo il 1917, Trotsky fu incaricato di ricostruire l’ Armata Rossa in Russia, dal nulla e nelle condizioni più difficili. Egli creò un sistema di Commissari nell’esercito, il cui ruolo come quadri guida del partito Bolscevico era quello di mantenere la disciplina politica dei reggimenti e dei generali che li comandavano( che, per la scarsità di abilità tecnico-militare, erano spesso generali che avevano servito i precedenti regimi di Tsar e di Kerensky). In questo modo la milizia fu costruita come arma del proletariato, non come strumento della borghesia controrivoluzionaria.

Col tempo, man mano che le classi si sfaldano con la collettivizzazione della produzione, questi corpi armati scompariranno, perché non serviranno più a una classe per mantenere il dominio sull’altra. Le funzioni amministrative rimarranno; ma, dal momento che chiunque è burocrate, questi non porteranno un solo gruppo sociale a separarsi dal resto. Il rinforzo di norme sociali di comportamento ecc sarà raggiunto dalla pressione sociale interna alla società, al posto che da una forza coercitiva esterna- più o meno allo stesso modo in cui un comportamento civile è regolato in un gruppo amicale o come era nelle primitive società comuniste.

Engels descrive tali primitive società comuniste, basate sugli studi di Morgan sugli Irochesi, come segue:

”Nessun soldato, nessun gendarme o poliziotto, nessun nobile, re, reggente, prefetto, o giudice, nessuna prigione o processo- e tutto prende il suo svolgimento regolare.

Tutte le controversie e le dispute sono risolte da tutta la comunità interessata, dal gruppo famigliare o dalla tribù, o dai gruppi famigliari al loro stesso interno; la minaccia di una vendetta violenta è solo una misura estrema- e la nostra pena capitale non è nient’altro che una forma civilizzata di vendetta violenta, con tutti i vantaggi e gli inconvenienti della civilizzazione. Sebbene ci fossero molte più questioni su cui accordarsi in comune di oggi- la gestione delle abitazioni in comune da parte di un certo numero di famiglie, l’appartenenza della terra alla tribù, solo piccoli giardini sono assegnati temporaneamente alle famiglie- ancora non c’è bisogno del nostro complicato apparato amministrativo con tutte le sue ramificazioni. Le decisioni erano prese da coloro che erano interessati, e nella maggior parte dei casi tutto era già stato predisposto da tradizioni secolari. Non può esserci nessun povero o debole dal momento che il gruppo famigliare è consapevole delle proprie responsabilità nei confronti degli anziani, dei malati, e dei reduci di guerra. Tutti sono liberi e uguali, donne incluse”.

Per la stragrande maggioranza del tempo durante il quale gli uomini sono stati su questo pianeta, circa due milioni di anni, abbiamo vissuto in società simili a questa, regolamentando il nostro comportamento dall’interno della società, piuttosto che da un a forza esterna ad essa. Il socialismo segnerebbe un ritorno a questo metodo naturale di organizzazione della società, un metodo che si basa sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione. A parte questi corpi che fanno rispettare la legge, c’è l’istituzione della legge stessa, che,come Marx sottolinea, non dovrebbe essere al di sopra della sua base economica. Quindi l’esistenza della legge è legata all’esistenza dello stato e scomparirà con esso.

Il giurista sovietico Engeny Pashukanis parla di questo tema nel suo libro A General Theory of Law and Marxism:

”la scomparsa delle categorie legislative borghesi, significherà, a queste condizioni, la scomparsa dell’intera legge, vale a dire la sparizione della componente giuridica dalle relazioni sociali”

Una delle caratteristiche della legge nel socialismo, dal momento che è all’interno di un processo che la porta a perdere sempre più di importanza, è che non assumerà una forma astratta, come nel capitalismo. Le legge borghese insiste che la giustizia sia cieca- in altre parole, tratta tutti egualmente. Perciò le leggi che regolano i contratti presuppongono l’eguaglianza tra le parti, anche se nella realtà economica e sociale non è così. Un atteggiamento di questo tipo non fa altro che rafforzare l’ingiustizia e la diseguaglianza. La legge nel socialismo, d’altra parte, non sarà cieca: terrà gli occhi aperti e difenderà gli interessi dei lavoratori.

Nel socialismo, come il possesso dei mezzi di produzione interromperà il bisogno di possesso individuale e diventerà una questione collettiva, così anche la legge passerà dal piano dei diritti esclusivamente individuali ad una visione più collettiva.

Si dice che la proprietà privata costituisca i nove decimi della legge- così  all’abolizione del possesso dei mezzi di produzione seguirà sicuramente il declino delle contese e dei crimini. Come possiamo rubare in un negozio, quando i beni venduti esistono in sovrabbondanza, disponibili gratuitamente in base ai bisogni delle persone? Sarebbe assurdo, come accusare qualcuno di rubare ossigeno respirando l’aria che gli serve per sopravvivere!

Nel capitalismo la maggioranza del lavoro legale esiste solo per firmare contratti e mettere in chiaro i diritti di proprietà. Con la proprietà collettivizzata, nel socialismo, quest’enorme quantità di lavoro legale diventerebbe obsoleta e potrebbe essere reindirizzata verso obiettivi socialmente necessari.

Inoltre, sulle questione della legalità, più ci avviciniamo alla società della sovrabbondanza nella quale tutti hanno un lavoro e partecipano in modo diretto e democratico, più si ridurranno i moventi che spingono a commettere un crimine.

In un certo qual modo, chi commette un crimine può essere considerato come una vittima delle piaghe sociali, piuttosto che un animale rabbioso da rinchiudere. Pashukanis spiega questo punto come segue:

”Immaginiamo per un momento che la corte sia davvero interessata solo a considerare il fatto che le condizioni di vita dell’accusato siano cambiate o che sia migliorato, o che la società sia protetta da lui- e l’intero termine ”punizione” sfuma in un colpo solo”.

La questione della legalità solleva anche quella degli stessi legislatori, ovvero i partiti politici. Socialismo non significa partito unico. È un cambiamento dalla nostra attuale concezione di partito, unito intorno ai vari interessi di classe, dal momento che quelle distinzioni tra classi decadranno. Se i Conservatori rappresentavano tradizionalmente gli interessi della borghesia in Gran Bretagna, i Laburisti furono fondati dai sindacati per far valere gli interessi dei lavoratori. Negli USA, i Democratici e i Repubblicani rappresentano differenti settori della borghesia che hanno visioni leggermente diverse su come mantenere il capitalismo al potere. Nel socialismo, i partiti politici non avranno più lo scopo di portare avanti gli interessi di una classe in particolare, ma piuttosto idee su quale sia il miglior piano economico, quali siano i migliori canali di investimenti e ricerca, quali le priorità della società e così via…

I partiti saranno fondati su idee e desideri, non su differenze di classe.

 

capitalismracismmalcolmxLa fine di nazionalismo, sessismo e razzismo

Lo stato nazione come lo intendiamo oggi è il risultato dello sviluppo del capitalismo dal feudalesimo, molto spesso in maniera arbitraria (i confini di molti stati africani sono semplicemente il prodotto di linea tracciate col righello dagli imperialisti). Oggi, lo stato nazione costituisce un freno al progresso delle forze produttive dal momento che dà vita al protezionismo, alla competizione tra gli stati e ai controlli dell’immigrazione. È un ostacolo anche allo sviluppo culturale incoraggiando nazionalismi tossici, rifiutando idee culturali straniere e limitando la libera circolazione di persone e la fusione delle loro culture.

La creazione di una zona di libero commercio, come l’EU, è un’ammissione da parte della borghesia che lo sviluppo economico richiede lo smantellamento delle barriere doganali. La corrente crisi dell’euro-zona è una prova che l’eliminazione delle barriere doganali è impossibile nel capitalismo. Il sistema socialista è un sistema  che unisce i lavoratori al di là dei confini, abbatte le barriere doganali e le rivalità tra gli stati. Questo non significa puntare all’appiattimento delle differenze locali e culturali ma porre fine ai finti dazi, all’emigrazione e ad altre barriere del genere.

Quest’analisi comparsa in un articolo scritto dal French Worker’s Party più di 120 anni fa, s’intitolava Patriottismo e Socialismo. In una discussione riguardo i meriti dell’internazionalismo l’articolo diceva:

”L’internazionalismo non ci renderà meno patriottici, ma porterà alla completa fioritura dell’umanità. Per fare un esempio : ci sentiamo ancora abitanti dalla Provenza, dal Belgio o dalla Britannia, anche se dalla fine del secolo scorso siamo tutti francesi”,

In altre parole, anche se le rivoluzioni borghesi in paesi come la Francia e la Germania fanno prevalere le divisioni locali e cementano l’esistenza degli stati nazione, questo non distrugge le identità locali e le tradizioni. Ugualmente, l’internazionalismo è la rimozione delle barriere che impediscono la cooperazione tra persone di differenti nazionalità, ma non è l’imposizione di un’identità ”che vada bene per tutti” all’intero mondo.

Ulteriori divisioni tra le persone scompariranno nel socialismo, per esempio il pregiudizio nei confronti delle donne. Engels spiega che l’origine dell’oppressione della donna è nella proprietà privata. Il socialismo, abolendo la proprietà privata, rimuove le condizioni materiali che generano quell’oppressione, come nella famiglia tradizionale, che, nel sistema capitalista, gioca il ruolo di più elementare forma di sfruttamento economico. Con il socialismo, la famiglia sarà libera dalle costrizioni borghesi e le mansioni domestiche potranno essere svolte in comune, togliendo dalle spalle delle donne(prevalentemente) questo fardello di lavoro non pagato rendendolo una responsabilità dell’intera società. Cucinare, pulire, lavare, occuparsi dei bambini possono essere dei pubblici servizi, sollevando le donne dalle costrizioni della tradizionale vita famigliare. Questo non eliminerà la possibilità di continuare a vivere la famiglia in maniera tradizionale, se lo si desidera, ma eviterà che ciò sia una necessità. A queste condizioni, le leggi che governano il matrimonio, il divorzio e l’aborto sarebbero assurde.

I Bolscevichi fecero grandi passi avanti in questo senso dopo la rivoluzione dell’Ottobre 1917. Trotsky spiega gli obiettivi dello stato socialista nell’articolo per il Pravda nel Luglio del 1923 intitolato Dalla vecchia alla nuova famiglia:

”La preparazione fisica e le condizioni della nuova vita e della nuova famiglia, ancora, non possono essere separate da un lavoro più generale di costruzione del socialismo. Lo stato socialista deve diventare più ricco per poter seriamente contrastare l’educazione privata dei bambini e togliere alle famiglie il fardello di occuparsi della cucina o del bucato. La socializzazione nel campo della gestione della casa e dell’istruzione dei bambini è impensabile senza un progresso economico complessivo. Ci servono misure economiche più socialiste. Solo così possiamo liberare la famiglia dai compiti e dalle preoccupazioni che ora l’attanagliano e la disintegrano. Il bucato deve essere fatto dalle lavanderie pubbliche, la preparazione dei pasti da un ristorante pubblico, i lavori di cucito da sartorie pubbliche. I bambini devono essere educati da buoni insegnati pubblici che abbiano una vera vocazione per il proprio lavoro. Allora il legame tra moglie e marito sarà libero da qualunque cosa sia esterna ad esso o fortuita, e uno eviterà di assorbire la vita dell’altro. Sarà instaurata una vera eguaglianza. Il legame dipenderà da vicendevole attaccamento. E così, in quel caso in particolare, il legame acquisirà stabilità interna, non la stessa, naturalmente per tutti, ma non obbligatoria per nessuno”.

Come spiega Trotsky, tali cambiamenti abbatterebbero anche altri pregiudizi, come l’omofobia, che sotto il capitalismo sono utilizzati dalla classe dominante per dividere i lavoratori. Infatti, dopo il 1917, sotto la guida di Lenin e Trotsky, i Bolscevichi misero in campo molte di queste riforme, inclusa la legalizzazione dell’omosessualità.

Il pregiudizio razzista non sopravvivrebbe nel socialismo. Anche il razzismo è uno strumento utilizzato dalla classe dominante per causare divisioni all’interno della classe dei lavoratori cosicché i padroni possano sfruttare i lavoratori più facilmente. Non è una coincidenza che la retorica anti-immigrazione e razzista esca allo scoperto nei periodi di crisi del capitalismo quando la borghesia sente la necessità di comprimere ulteriormente le condizioni di vita dei lavoratori.

Nel socialismo non ci sarà nessuna base materiale per lo sviluppo del razzismo, dal momento che non ci saranno divisioni tra le classi.

Sebbene sia un esempio piuttosto falsato, l’URSS ci può far intravedere alcuni dei progressi che possono essere fatti nel socialismo da questo punto di vista. Molta della propaganda artistica sovietica produsse immagini di persone di diverse etnie che combattevano per il socialismo, per porre l’accento sul fatto che la lotta per socialismo è portata avanti dai lavoratori uniti di tutto il mondo. Inoltre, l’USSR offrì istruzione gratuita alla popolazione degli stati africani e fondò la Patrice Lumunba People’s Friendship University, chiamata con il nome di un leader di sinistra rivoluzionario congolese. Contemporaneamente la segregazione razziale negli USA è durata fino al 1950.

Oltre a rimuovere le basi materiali per lo sviluppo di diversi tipi di oppressione e pregiudizio, il processo rivoluzionario e di costruzione di una società socialista abbatterà da solo tali pregiudizi. In una rivoluzione socialista emergerà prepotentemente la questione di classe, mentre le divisioni tra etnie, generi e così via passeranno in secondo piano.

Lo sciopero dei minatori in Gran Bretagna nel 1984-85 fornisce un buon esempio degli effetti del processo rivoluzionario nella relazione tra i generi. Loretta Loach nel suo libro riguardo il ruolo delle donne negli scioperi dei minatori spiega come le relazioni uomo-donna si fossero radicalmente trasformate all’interno delle comunità di lavoratori in quel periodo, come risultato della loro lotta contro il governo capitalista della Thatcher:

”Più le avversità si facevano sentire, più forte diventava la risolutezza delle donne. Iniziarono a manifestare senza gli uomini, e a partecipare a raduni e assemblee, imparando costantemente. Donne che precedentemente non si interessavano di  politica, donne riservate, emersero come dotate artefici, e parlarono ad assemblee per raccogliere il denaro necessario per portare avanti l’obiettivo che si erano poste”.

Nella battaglia per il socialismo ciò che risulta importante è l’impegno per la rivoluzione socialista, un tratto caratteriale che non può essere confinato a nessun genere o etnia particolare. Ogni altra divisione è abbattuta nel processo di lotta comune.

Fioritura scientifica e culturale

Nell’URSS, furono messi in piedi imponenti programmi di alfabetizzazione e nazionalizzazione della biblioteche pubbliche. Con un maggior numero di persone in grado di leggere e scrivere, la cultura letteraria, teatrale e poetica delle persone raggiungerà alti livelli in fretta.

In Venezuela, un paese che sotto il governo di Hugo Chavez ha adottato delle politiche di stampo socialista come una parte della rivoluzione Boliviana, gli effetti dell’enorme programma di educazione e alfabetizzazione, che ha insegnato a 1.5 milioni di persone a leggere e scrivere, risultano palesi nell’esplosione della narrativa venezuelana. Secondo il giornalista Boris Munoz, la narrativa venezuelana ” si è aperta a un vasto pubblico, con i noir e i romanzi storici senza rinunciare alle sue peculiari idiosincrasie venezuelane”. Un altro critico letterario, Antonio Lopez Ortega, descrive il romanzo venezuelano come ”il segreto meglio celato dei Caraibi”, mentre nel 2006 un venezuelano ha vinto il prestigioso Herrelde Award per the novel for the first time, oltre a entrare nella rosa dei finalisti per il premio nella categoria romanzi stranieri dell’Independent. Inoltre, alla fiera internazionale del libro in Venezuela nel 2006 decisero di distribuire 250000 libri gratis agli abitanti di La Paz e nella vicina città di El Alto, piuttosto che venderli a facoltosi visitatori internazionali, portando avanti la lotta per un accesso alla cultura più largo possibile. Tali sviluppi e atteggiamenti sono possibili solo in un paese che abbia utilizzato la ricchezza derivata dalle sue risorse naturali nell’interesse di molti al posto che per il profitto di pochi. Su queste basi immaginiamo cosa si potrebbe ottenere in campo culturale in una società socialista completamente e correttamente sviluppata!

Questo tema va oltre il semplice ampliamento dei programmi di alfabetizzazione. Il socialismo offre ai giovani un futuro brillante pieno di possibilità, che paragonato alle cupe prospettive della gioventù nel capitalismo, fornirà l’ispirazione per grandi progressi in arte e filosofia. Non è una coincidenza che i più grandi filosofi borghesi scrivessero all’alba del capitalismo, quando la società stava emergendo dal fatiscente sistema feudale verso un futuro più brillante. Ugualmente i più grandi artisti- Da Vinci, Beethoven, Shakespeare ecc.- realizzarono i loro capolavori grazie all’ispirazione che derivava dalla lotta rivoluzionaria della borghesia contro il vecchio sistema feudale. Tali progressi culturali avranno luogo con l’avvento del socialismo; ma, con il beneficio aggiuntivo di diversi secoli di sviluppo umano alle spalle, questi capolavori socialisti esprimeranno concetti infinitamente più elevati di qualunque cosa si sia mai vista.

Un’economia pianificata permetterà investimenti più razionali nel campo della ricerca scientifica, ottenendo risultati decisamente migliori che nel capitalismo. Il sistema sanitario cubano rinomato in tutto il mondo è il prodotto di un investimento nello sviluppo scientifico, e la sua efficacia è stata ripetutamente dimostrata: recentemente, ad esempio, Cuba ha fornito la maggior quantità di aiuti ai paesi affetti da Ebola. Inoltre possiede un numero molto alto di dottori pro capite, come precedentemente sottolineato.

Quando si arriva alla questione dei cambiamenti climatici sembra che il socialismo sia l’unica soluzione per evitare di distruggere il pianeta. Quello che ci serve è un piano di collaborazione internazionale per rapportarci ai cambiamenti climatici- un piano in cui il profitto e i nazionalismi non costituiscano degli ostacoli: è la perfetta antitesi al capitalismo e descrive il socialismo perfettamente. Con la pianificazione internazionale di misure per ridurre le emissioni e attenuare il cambiamenti climatici, potremmo risolvere uno dei problemi più seri che sta affrontando oggi ogni forma di vita sul pianeta.

Esistono già le tecnologie per sfruttare l’energia dal vento, dalle onde e dal sole, che potrebbe essere utilizzato per fornire energia all’intero pianeta. Nel 1986, un fisico tedesco Gerhard Knies scoprì che in sei ore i deserti della terra ricevono più energia dal sole di quanta l’umanità ne consumi in un intero anno, ciò significa che un’area di deserto della grandezza del Galles potrebbe fornire energia per l’intera Europa.  Sfruttare quest’opportunità eliminerebbe la dipendenza dai combustibili fossili, riducendo sensibilmente le emissioni di carbonio- cosa di cui il pianeta necessita disperatamente. Queste misure non vengono adottate perché sarebbe un’attività priva di profitto per quei capitalisti che hanno messo in piedi e investito in enormi compagnie di combustibili fossili. Il capitalismo è incapace di fare programmi per il futuro, interessato com’è alle conquiste a breve termine: distruggere il pianeta è un prezzo ragionevole da pagare per ottenere profitti elevati, se non altro perchè saranno le persone più povere del mondo quelle che subiranno l’impatto più forte del cambiamento climatico. Solo attraverso un razionale piano democratico e a lungo termine possiamo fare ciò che è necessario per salvare il pianeta.

Il progresso scientifico nel campo dell’esplorazione spaziale potrebbe essere portato avanti in modo molto più efficace con un’economia pianificata, piuttosto che avere singole nazioni che producono, lanciano e mantengono satelliti e equipaggiamenti per conto proprio. Infatti, oggi, anche le compagnie private che provano ad organizzare spedizioni su Marte devono appoggiarsi a progetti finanziati dal governo, come la NASA, per ricevere finanziamenti e competenza specifica. Un settore pubblico razionalmente organizzato è un metodo molto più efficace per continuare le esplorazioni spaziali, ne è una prova l’ USSR che è stata la prima nazione a mandare un uomo nello spazio e stava per lanciare un’intera stazione spaziale in grado di raggiungere i confini esterni del sistema solare, mentre gli USA sono ancora al livello di portare l’uomo sulla luna.

L’inizio e la fine

Ci saranno Marxisti nel socialismo? La teoria Marxista giocherà un ruolo con la vittoria della rivoluzione socialista? Al momento il Marxismo è, prima di tutto, uno strumento politico e coloro che ne studiano le idee e provano a metterle in pratica sono soprattutto degli attivisti politici.

Comunque in una società socialista, il materialismo dialettico, la filosofia Marxista, sarà ancora uno strumento di analisi di vitale importanza. E ancora, diventerà importante nella ricerca scientifica e nella creazione culturale. Al momento, questa filosofia è impiegata in diversi campi scientifici, come la ricerca nel processo quantico e la teoria del caos, ma rendendola un importante elemento di analisi e comprensione della società, la coscienza umana si svilupperà maggiormente e più velocemente. Il Marxismo giocherà, nel socialismo, lo stesso ruolo che era proprio delle filosofie liberali e razionaliste nel capitalismo.

Socialismo significa la fine di una società in cui gli esseri umani sono oppressi e sfruttati da altri esseri umani. Significa la fine della proprietà privata su larga scala, del profitto privato e dell’anarchia del libero mercato. Ma il socialismo non implica una fine immediata di tutti i problemi del mondo e la creazione di un paradiso in cui tutti vivranno felici per sempre; né significa la fine della storia e di tutto il futuro sviluppo della società umana.

Il socialismo è solo l’inizio della storia. È la prospettiva di un sistema che sia capace di sviluppare le forze produttive in modo che gli uomini possano smettere di distruggere se stessi e il pianeta, e prendendo invece in mano le loro vite con coscienza.

Il filosofo Hegel diceva che la vera libertà non viene dal tentativo di venir meno alle leggi che governano il mondo, ma dal comprenderle; dal momento che, una volta capite, queste leggi possono essere sfruttate a nostro vantaggio. La teoria Marxista ci fornisce la capacità di comprendere le leggi fisiche, sociali ed economiche che governano il mondo e la messa in pratica del socialismo ci darà la libertà necessaria che deriva dall’utilizzarle per noi stessi. Cosa faremo con quella libertà sarà la domanda che guiderà tutto lo sviluppo umano futuro.

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