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Gran Bretagna: sciopero nazionale degli insegnanti universitari!

 

free-education-demoIn Gran Bretagna, dal 2009 c’è stato un crollo del 14,5% dei salari reali nelle università. I tagli si susseguono da tempo e stanno intaccando duramente le condizioni di lavoro e la qualità della didattica in università: un professore di storia ha raccontato al Socialist Appeal – quindicinale della Tendenza Marxista Internazionale (TMI) –  che il nuovo personale viene assunto con contratti a sette mesi che, oltre a precarizzare il lavoro, impediscono ogni attività di ricerca. La situazione è poi tanto più insostenibile a causa del ruolo autoritario e parassitario svolto da rettori e vice rettori che vedono aumentare sempre di più i loro stipendi e il loro potere incontrollato sul personale. Così, quando la UCEA, l’associazione dei datori di lavoro nelle università, ha offerto un aumento solo del 1,1%, il sindacato (UCU) ha deciso di rispondere con uno sciopero nazionale sul salario della durata di due giorni, il 24 e il 25 maggio. I compagni della Marxist Student Federation e del Socialist Appeal (sezione britannica della TMI) hanno partecipato ai picchetti portando il loro supporto e trovandovi un’atmosfera molto combattiva. Nonostante un certo attendismo iniziale, la lotta dei lavoratori ha costretto l’UCU a fare appello a tutte le sue sezioni locali a boicottare e sabotare gli “open day” delle università, le cerimonie e la valutazione degli studenti.

Riportiamo in traduzione la corrispondenza di un compagno britannico sulla lotta all’Università Metropolitana di Londra.

Lavoratori e studenti contro la precarizzazione all’Università Metropolitana di Londra

Di James Kilby

Circa 100 tra lavoratori e studenti si sono riuniti fuori dalla London Metropolitan University, in Holloway Road, in supporto ai membri dell’UCU in sciopero e per protestare contro la precarizzazione del settore dell’istruzione.

La manifestazione cadeva il secondo giorno dell’azione di sciopero lanciata dall’UCU, che sta lottando per alzare il misero aumento della paga dell’ 1,1% offerto dalla Universities and Colleges Employers Association.

Oltre alla lotta per un migliore aumento salariale, l’UCU sta conducendo due campagne principali. In primo luogo, porre fine allo scarto salariale tra i sessi, che vede le donne nel settore dell’istruzione superiore sotto gli uomini del 12.6% a livello nazionale, ma può raggiungere disparità dal 17 al 27% in casi specifici. In secondo luogo, combattere la precarizzazione del personale, che costretto sempre di più ad accettare contratti a zero ore. L’istruzione è ora uno dei settori più precarizzati, se eccettuiamo la ristorazione: all’Università Metropolitana di Londra, il 51% dei professori ha contratti a zero ore.

Mark Campbell, presidente dell’UCU alla Metropolitan, e presidente del settore Istruzione Superiore nell’UCU regionale di Londra, lo ha spiegato in un’intervista al Socialist Appeal:

“La nostra posizione è che tutti i contratti precari dovrebbero scomparire. Questo non significa liberarsi del personale, ma significa metterli sotto contratti a tempo indeterminato a poche ore, in linea con i loro colleghi. In seguito, lotteremo per migliori termini e condizioni per tutti. È per questo che stiamo scioperando”.

Messaggi di solidarietà sono giunti ai picchetti da rappresentanti delle altre università, come la Queen Mary e la City University, oltre ai membri di altri sindacati come il NUT e il BECTU. Ai picchetti si sono uniti studenti dalla Metropolitan di Londra  e un po’ da ogni parte, dando prova della solidarietà dei lavoratori e degli studenti nella lotta.

Questa non è la prima volta che il personale della Metropolitan viene messo sotto attacco. Infatti, l’università ha affrontato tagli fin dalla sua inaugurazione, come risultato della fusione tra la London Guildhall University e la University of North London. Immediatamente, l’amministrazione ha provato ad ottenere “risparmi nel bilancio”, cioè tagli del personale, facendo lavorare quelli rimasti più a lungo e più duramente con una paga inferiore.

Questo processo è andato avanti, in particolare dalla crisi del 2008. Da allora, i fondi dell’università sono stati tagliati, pagando per la crisi dei banchieri e dei miliardari. Corsi interi e persino dipartimenti sono stati falcidiati.

Il numero dei professori a tempo pieno alla Metropolitan è stato tagliato da più d 1200 nel 2004 a 380 nell’ultimo conteggio, molti dei quali sono precari. Attacchi del genere hanno avuto luogo nelle università di tutta la Gran Bretagna e, ovviamente, in tutto il mondo.

Questi attacchi sono un sintomo inevitabile di un sistema organizzato solo per il profitto. La tendenza alla precarizzazione deve essere intesa in questo contesto. Mettendo il personale sotto contratti a zero ore, i datori di lavoro possono evitare di pagare i normali contributi associati agli impiegati a tempo pieno, tra cui le vacanze e la malattia pagate. Nonostante le università non siano amministrate per il profitto, sono soggette alle stesse leggi del mercato. Una crisi del marcato inevitabilmente porta a una crisi del finanziamento all’istruzione.

Alla Metropolitan, l’amministrazione ha costretto al licenziamento Mark Campbell e David Hardman (rispettivamente presidente e segretario dell’UCU alla Metropolitan). Questo è un caso evidente di persecuzione degli attivisti sindacali, affinché l’amministrazione possa imporre i suoi tagli incontrando minore resistenza. Il personale e gli studenti sono determinati a combattere questi attacchi, e stanno conducendo una campagna per il loro reintegro, in testa alle più vaste rivendicazioni dello sciopero nazionale.

Interrogato a proposito dei prossimi passi della vertenza, Mark ha dichiarato:

“Abbiamo intenzione di generalizzare la lotta e quello che stiamo cercando di fare è di organizzarci su un piano maggiormente nazionale. Il NUT sta votando e penso che la votazione si vincerà facilmente. Stanno discutendo di partire nella prima settimana di luglio. Pensiamo che sarebbe una bella idea partire insieme.

Diciamo, alla fine della giornata, che questo è uno sciopero sull’istruzione, dall’inizio alla fine. Per questo siamo qui, per questo lottiamo e, in tal senso, tutto è politica”.

Il collegamento con gli altri sindacati dell’istruzione è uno sviluppo positivo nella vittoria di questa vertenza e mostra la strada da percorrere. I sindacati devono adesso andare all’offensiva e trarre le conclusioni politiche dalla lotta, cioè che per garantire a tutti un’istruzione decente, con un personale che è sicuro del suo lavoro e ben retribuito, dobbiamo rompere con questo sistema che si preoccupa solo dei profitti di pochi miliardari. La lotta contro la precarizzazione è insomma una lotta contro il capitalismo.

  • Reintegrare Mark Campbell e David Hardman! No alla vittimizzazione dei militanti sindacali!
  • Basta con le discriminazione di genere sul salario!
  • Basta con la precarietà. Chi ha un contratto a “zero ore” abbia gli stessi termini e le stesse condizione del personale a tempo pieno.
  • Per una politica scolastica socialista, finanziata con l’espropriazione delle banche e delle grandi imprese!

Come Sempre in Lotta salutiamo con gioia questa vertenza e la radicalità che numerosi delegati hanno espresso nell’ultimo congresso dell’UCU, tuttavia per vincere la lotta è necessario che il sindacato elabori una strategia chiara e unitaria, rinsaldi il fronte con gli studenti e provi a creare un unico fronte con le altre categorie sindacali, proiettando la battaglia sulle condizioni di lavoro in un conflitto contro il governo Cameron e contro il sistema capitalista di cui è espressione politica. La lotta nelle università inglesi è un altro sintomo del processo di radicalizzazione che sta coinvolgendo strati sempre più ampi dei lavoratori e giovani britannici, compresi i settori di nuova proletarizzazione, come vediamo in questa vertenza.

Solidarietà alla lotta degli insegnanti dell’UCU!

Studenti e lavoratori uniti nella lotta!

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