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Vogliamo la scuola gratis e il lavoro pagato!

stage400 ore in tre anni, 200 se sei al liceo. Questo è il tempo che ogni studente delle superiori dovrà passare lavorando, anziché in normale attività scolastica, a partire da quest’anno per andare a pieno regime fra due anni. É l’alternanza scuola-lavoro, tassello fondamentale della cosiddetta riforma “Buona Scuola” di Renzi.

Per il governo è una grande occasione che uno studente ha per formarsi, entrare in contatto con il mondo del lavoro e con ogni probabilità assicurarsi un posto di lavoro. Una vera meraviglia. Ma è davvero così?

Per capirci di più, chiediamoci “cui prodest?”, cioè “a chi giova?

L’alternanza scuola-lavoro giova sicuramente ai padroni delle imprese, che la definiscono “un’innovazione attesa da tempo” (Confindustria). Senza alcun obbligo, le aziende che lo ritengono utile (quindi, per logica aziendale, profittevole) potranno stipulare accordi con le scuole per avviare programmi di alternanza. Potranno così avere forza lavoro giovane e non pagata, con un ricambio continuo. In più, come esplicitamente spiegato nella riforma, potranno influenzare l’attività didattica delle scuole per avere studenti formati secondo le necessità aziendali.

I lavoratori delle aziende coinvolte altrettanto sicuramente non ne guadagnano, soprattutto quelli meno specializzati e con meno tutele contrattuali, che potranno essere sostituiti dagli studenti a costo zero, o dovranno accettare peggioramenti salariali e normativi per non essere sostituiti. Senza contare il possibile utilizzo di studenti come crumiri in caso di agitazione sindacale. In termini generali, la crescita di un settore iper-sfruttato peggiora le condizioni per tutti i lavoratori.

Ci guadagnano gli studenti futuri lavoratori? È stata sbandierata la lotta alla disoccupazione giovanile, al 37,9% a dicembre (Istat). L’argomento sarebbe semplice: un’azienda mette alla prova e forma un giovane, quindi è più invogliata ad assumerlo. La risposta è ancora più semplice: i giovani formati non sono mai stati numerosi come oggi. La crisi fa diminuire la domanda di lavoro, e dove la produzione c’è si punta a spremere i lavoratori già presenti con produttività e straordinari, o al più a colmare temporanee esigenze con personale precario e sottopagato. Se si immettono 150 milioni di ore lavorate gratis all’anno (1,5 milioni di studenti coinvolti per 100 ore annue di media), perché le aziende dovrebbero cercare più lavoratori? Ne cercheranno meno, semmai, e la disoccupazione aumenterà. Per uno studente diplomato assunto, altri 100 saranno sostituiti a loro volta da altri studenti in alternanza, in un circolo continuo, e in un contesto generale dove la domanda di lavoro diminuirà. I famosi volontari di Expo, lasciati a casa dopo tante belle promesse e settimane di lavoro gratuito, ne sanno qualcosa. Se si vuole ridurre la disoccupazione giovanile si abbassi l’età pensionabile e si riduca l’orario di lavoro a parità di salario.

Infine, e soprattutto, ci guadagnano gli studenti in formazione? “Almeno imparo davvero qualcosa”, penseranno in molti. E non è che abbiano tutti i torti, considerando lo stato di molte scuole, i laboratori scolastici del tutto inadeguati, e un carattere dell’istruzione dove oggettivamente manca un’applicazione pratica di ciò che si studia. Non siamo contro l’unione di studio teorico e attività pratica; anzi, siamo i più convinti sostenitori della necessità di una formazione davvero complessiva, teorica e pratica. Ma qui non parliamo di questo. Citando esperienze realmente in corso, cosa ho imparato di cucina dopo 400 ore passate solo a tagliare verdura? In che modo ho sviluppato il mio corso di scienze umane o professionale se vengo mandato a sostituire il personale dell’assistenza anziani (violando peraltro il diritto degli anziani ad essere assistiti da personale qualificato)? È solo una minoranza quella che ha la fortuna di accedere ad attività davvero qualificanti, e non ci stupiremo se sarà una minoranza selezionata fra le scuole più rinomate, magari quelle con il contributo più alto, sbarramenti all’accesso e costi di ogni tipo.

Vogliamo ampliare la formazione scolastica? Per noi non vuol dire massacrare la scuola e poi mandare gli studenti a lavorare gratis e senza tutela a seconda di chi li vuole. Vuole dire per prima cosa garantire le risorse per una scuola pubblica gratis e di qualità, compresi laboratori attrezzati e funzionanti. Poi, vuol dire che le esperienze formative fuori da scuola devono essere fatte solo se hanno davvero un valore formativo, stabilito da una commissione paritetica di studenti e docenti; che devono essere svolte sotto il controllo dei delegati sindacali, perché siano spiegati e rispettati i diritti degli studenti (a partire da sicurezza e diritti sindacali) e perché gli studenti non siano in alcun modo usati contro i lavoratori in produzione; e vuole dire finirla con lo scandalo del lavoro gratis: le ore che gli studenti passano a lavorare devono essere pagate: a pari lavoro, pari salario!

Organizzandoci attorno a questi punti, portandoli nelle scuole e nelle aziende, possiamo trasformare un attacco che mira a sfruttare gli studenti e a usarli contro i lavoratori nel suo opposto: una battaglia per affermare i diritti degli studenti, e un’occasione per saldare il fronte fra studenti e lavoratori.

Porta la campagna “scuola gratis, lavoro pagato!” anche nella tua scuola. Contatta Sempre in Lotta.

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