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DDL Cirinnà: intervista a un compagno di Grosseto

gayprideIn occasione dell’approvazione del tanto discusso DDL Cirinnà sulle Unioni Civili, abbiamo intervistato un compagno di Grosseto, membro del movimento LGBT e di Sempre in Lotta.

Da militante politico e membro del movimento LGBT, che ne pensi del DDL Cirinnà?

La discussione in parlamento del Ddl Cirinnà ha suscitato speranza nel movimento LGBT italiano, poiché l’Italia, come tutti ben sappiamo, è l’unico paese dell’UE (assieme ai paesi dell’Est Europa) che nega ogni qualsivoglia riconoscimento per le coppie di fatto. Questo disegno di legge, però, assomiglia molto al famoso bonus degli 80 euro del Governo Renzi, ossia a fumo negli occhi: perchè, è vero, definisce la possibilità a tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, di formare delle coppie. Ma queste si dividerebbero in coppie di serie A e coppie di serie B, mancando il DDL di tutta una serie di tutele e di diritti, come quello di adottare un figlio, poiché è saltato anche il punto della Step child adoption ( punto di per sé limitante, poiché io ed il mio ragazzo, che abbiamo rispettivamente 19 e 18 anni, difficilmente potremmo essere già genitori). Insomma, questa legge è una misera briciola. Da membro del movimento LGBT mi sento non gratificato ma offeso da questo disegno di legge, perché verrei classificato come cittadino di seconda classe, a cui si dà 10 – come contentino – per non dare 100.

 

In sostanza dunque questa legge è ben lontana dal tutelare i diritti degli omosessuali. Cosa ne pensi delle reazioni del mondo cattolico e della destra all’approvazione della legge?

In effetti, malgrado la mancata equiparazione al matrimonio e l’impossibilità di adottare dei figli, questo DDL ha scatenato comunque l’ira di tutta una serie di forze, dalle destre “moderate” fino all’estrema destra clericale e reazionaria, le quali lo vedono come un affronto al matrimonio tradizionale. Come se il fatto che due persone che si amano abbiano la possibilità di vedersi riconosciuti dei diritti davanti alla legge potesse in qualche modo influenzare la loro vita privata! I vari borghesi reazionari del nostro Paese, da Salvini ad Adinolfi, hanno scatenato una vera e propria crociata per impedire l’approvazione della legge, in nome della famiglia “tradizionale” – ma in base a quali tradizioni, poi? – e in nome del “benessere dei bambini”, i quali soffrirebbero moltissimo – secondo questi signori – il fatto di crescere in una famiglia omogenitoriale. Ma questo è perfettamente comprensibile: i vari leader della destra, soprattutto quella più becera e populista, basano tutta la loro politica sull’individuazione di un nemico esterno contro il quale indirizzare la rabbia della popolazione, rabbia che invece andrebbe indirizzata contro chi sfrutta gli studenti e i lavoratori. Il gioco gli riesce bene con gli immigrati: noi omosessuali siamo solo un’altra categoria da individuare come “nemico”. Siamo di fronte alla solita logica del capro espiatorio.

Siamo d’accordo con te. Questo DDL è sicuramente un passo avanti nel riconoscimento dei diritti LGBT, ma non è assolutamente sufficiente. Secondo te qual é la strada percorribile affinché ci sia una vera parità di diritti?  

La risposta è semplice e complicata allo stesso tempo. Siamo innanzitutto di fronte a un dato incontrovertibile: anche nei paesi in cui c’è la “parità” dei diritti, solo le coppie più ricche possono avere dei figli, viste le restrittive clausole che stabiliscono se una coppia può adottare o meno. Infatti, se vivessi in Spagna e fossi disoccupato, non potrei ugualmente adottare, malgrado lo stato iberico sia un paese in cui siano consentite le adozioni. Il fatto centrale diventa dunque un altro: l’uguaglianza delle persone LGBT non potrà mai esistere finché esisterà il capitalismo, che è un sistema che divide su basi di classe e sfrutta per sua natura. Anche tra gli omosessuali ci sono ricchi e poveri, borghesi e proletari. Solo i primi oggi, quando le leggi tutelano i diritti di tutti, possono sposarsi e adottare, perché oggi solo se sei ricco puoi mantenere una famiglia, e questo vale sia per un omosessuale che per un eterosessuale. Per questo la battaglia per l’equiparazione dei diritti non può essere scollegata dalla battaglia per la trasformazione di tutta la società ma, al contrario, queste battaglie devono essere un tutt’uno. Non basta che un parlamento borghese vari una legge che sancisca la parità tra gli uomini senza differenziazione di genere, poiché tale parità, di fatto, non sussisterebbe concretamente.  Al contrario, solo quando avremo superato l’attuale sistema diviso in classi – e quindi la divisione tra ricchi e poveri – tutti, omosessuali e eterosessuali, potremo parlare di vera uguaglianza e non essere più discriminati in ogni ambito della nostra vita.

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