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PRIDE L’orgoglio omosessuale e l’orgoglio operaio contro la Thatcher

downloadL’Espresso qualche anno fa pubblicò un reportage sulle giovani coppie omosessuali in Italia. Venni intervistato, ma la mia storia non fu pubblicata. Motivo? Io e il mio fidanzato ci eravamo conosciuti il 25 aprile, al corteo per l’anniversario della Liberazione. Troppo politico, i militanti non favoriscono l’identificazione dei lettori! L’apoliticismo è lo standard della società.

Per i mass media sembra che gli omosessuali vivano in un mondo parallelo, al di fuori della società; magari nel buio di una discoteca gay o di una stanza a piangere la propria “triste condizione”! Parlano o di ragazzini gay suicidi o di gay glamour e raramente di lesbiche e trans. Ai Pride preferiscono concentrarsi sul pube di questa o quella trans sul carro, invece di riprendere le decine di migliaia di persone che partecipano alla manifestazione.
Poi c’è Pride: grande successo di pubblico in patria, anche in Italia nella prima settimana si è piazzato al secondo posto a pochi euro di distanza dal film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Molte sono le tematiche nel film (aggressioni omofobe, l’Aids, coming out, le persecuzioni del governo contro i minatori e molto altro) che vengono vissute in prima persona dai personaggi.
Fa riflettere come il duro sciopero dei minatori contro la chiusura dei pozzi, che sarebbe costata il posto a 20mila lavoratori, continui a emergere nella filmografia britannica, a dimostrazione di quanto questa lotta abbia colpito la coscienza collettiva e quanto fallimentare sia stata la tentata riabilitazione della Thatcher con il film La lady di ferro.
All’inizio del film Mark Ashton, giovane proletario della periferia londinese, decide di raccogliere fondi per la lotta dei minatori al Pride dell’84. Insieme a un primo gruppo di persone fonderà l’Lgsm (Lesbiche e gay in supporto ai minatori). L’idea di Mark non è così casuale come appare nel film, dove non si dice che militava nei Giovani comunisti britannici e si accenna appena alla repressione subita dal movimento Lgbt quando Mark dice “quello che ieri facevano a noi, oggi lo fanno ai minatori” come elemento comune delle due lotte nello scontro con la classe dominante.
Contattano i dirigenti nazionali del sindacato dei minatori per offrire supporto, ma questi gli sbattono letteralmente il telefono in faccia. Decidono quindi di rivolgersi direttamente alla base, cioè di andare a Ollwyn, uno dei villaggi di minatori in sciopero.
All’inizio parte del comitato e della popolazione li accolgono con imbarazzo se non ostilità, ma l’entusiasmo, la reciproca conoscenza e l’aiuto economico dell’Lgsm, faranno piazza pulita di ogni preclusione e si costituirà un fronte comune di lotta molto coeso, coronato in una splendida scena dal coro collettivo di “Bread and roses”.
Solo la burocrazia sindacale e la moglie di un lavoratore continueranno a battersi contro l’Lgsm, totalmente imbevuti dei pregiudizi omofobi, spaventati che l’appoggio degli omosessuali possa mettere in ridicolo la lotta.
I pregiudizi più beceri sono usati dalla classe dominante per creare divisione, infatti la burocrazia del sindacato organizzerà una riunione-farsa in cui decidere di allontanare l’Lgsm, nonostante le proteste dei lavoratori.
Ancora una volta organizzandosi con la base, l’Lgsm riuscirà ad aggirare il veto della burocrazia.
Nell’85 i diritti Lgbt entreranno nel programma del Partito laburista, con il voto determinante dei sindacati dei minatori che apriranno il Gay pride a Londra nello stesso anno.
La lotta di classe e le sue incarnazioni politiche non possono prescindere dalle lotte democratiche e queste devono collegarsi organicamente al movimento operaio per rispondere efficacemente alle politiche reazionarie e oscurantiste che il capitalismo porta avanti per autoconservarsi. Questo film è istruttivo nel mostrare, con il tono della commedia, un’esperienza storica importante che nonostante risalga agli anni ’80 è attuale e anzi chiede con urgenza di essere messa in pratica.

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