You are here: Home // Nazionale // La scuola pubblica affonda

La scuola pubblica affonda

di Alessio Maganuco

“Uno sguardo sull’istruzione: indicatori dell’Ocse” è il dossier presentato annualmente sui sistemi d’istruzione dei 34 Paesi dell’Ocse.
Ancora una volta l’Italia si colloca su una serie di voci negli ultimi posti, a partire dai dati sul finanziamento della spesa per istruzione.
In Italia la spesa per il settore d’istruzione universitaria rappresenta lo 0,9 % del Pil nazionale, contro una media Ocse dell’1,6%. Per intenderci meglio, l’Italia investe 7 miliardi nell’università mentre la Germania 26.
I dati non cambiano per gli altri livelli di formazione, una spesa italiana di circa il 3% contro una media Ocse di circa il 3,7%. 
Questo ha ricadute pesantissime sulla qualità della formazione. Un’idea ci viene data dal rapporto 2015 della Fondazione Res che riferendosi al sistema universitario arriva a parlare di “un limitatissimo diritto allo studio e un notevole aumento della tassazione degli studenti (che ormai colloca l’Italia al vertice dei paesi dell’Europa continentale), con meccanismi di selezione all’accesso sempre più basati sul censo; una alta dispersione degli studenti, con tempi molto lunghi per l’acquisizione del titolo; un’offerta formativa che si è ridisegnata principalmente in base al pensionamento di parte dei professori, sostituiti solo in misura limitata; un corpo docente anziano; un modesto trasferimento tecnologico”.
Questo è dovuto al taglio dei finanziamenti ma anche agli altri provvedimenti di contenimento della spesa pubblica, per esempio il blocco del turn over, con il risultato che il 57% degli insegnanti della primaria, il 73% dei quelli della scuola secondaria e il 51% di quelli dell’istruzione terziaria risultavano,nel 2013, aver compiuto già 50 anni. Complessivamente nel sistema d’istruzione universitario italiano sono presenti solamente 15 docenti sotto i 40 anni e nessuno sotto i 35.     
I risultati sulla didattica si vedono nello studio PISA del 2012 con il 14% dei ragazzi delle scuole italiane che presentano bassi livelli di competenze in matematica, lettura e scienze.
L’istruzione italiana sta colando a picco mentre i governi da 20 anni, con in coro il padronato, affermano che l’istruzione italiana non è meritocratica e quindi non sforna personale qualificato per le aziende.
Pertali ragioni hanno plasmato il sistema scolastico secondo il volere della Confindustria.
Sarà servito a qualcosa? La risposta viene data sempre dall’Ocse: il 38% di laureati non trova lavoro nonostante l’elevato livello di istruzione e gli stipendi dei giovani laureati sono più bassi rispetto agli altri Paesi. Solo il 17% degli adulti italiani è laureato.
Nel rapporto, l’Ocse scrive come spiegazione che “molti fattori diversi, tra i quali la scarsa domanda di lavoratori con qualifiche universitarie da parte dei datori di lavoro, potrebbero spiegare le difficoltà incontrate in Italia dai laureati”.
Quindi il problema non erano le università ma ancora una volta era la logica del profitto!
I dati Ocse parlano chiaro, il problema non è la meritocrazia ma i costi proibitivi dell’università, i test d’ingresso, la mancanza di fondi. Dell’occupazione non sono le qualifiche fornite dall’università ma i padroni.
Contro questo modello pretendiamo più fondi, l’abolizione dei test d’ingresso, la totale gratuità dei corsi di laurea, abolizione del 3+2 e il ritorno al ciclo unico!
Squinzi, Marchionne e Renzi blaterebbero che non ci sono soldi per fare ciò, che i soldi servono a pagare il debito pubblico, che queste proposte farebbero fallire l’Italia.
In realtà a fallire sarebbero banchieri, padroni e governo, in altre parole i pilastri del capitalismo. Un sistema che ci nega il futiro, un sistema da abbattere!

Leave a Reply

Copyright © 2009 Sempre in Lotta – Coordinamento studentesco. All rights reserved.
Designed by SempreInLotta. Powered by SempreInLotta.