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Quando lo stage è lavoro gratis per il PD

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La “Buona scuola” di Renzi ha raddoppiato le ore di stage non pagato per gli studenti di tecnici e professionali e introdotto 200 ore di stage sul triennio per gli studenti dei licei. La chiamano alternanza scuola/lavoro (non pagato).

In anticipo sulla riforma renziana, però, il gruppo dirigente bersaniano del PD modenese si era già mosso. Questi “infaticabili” e “strenui” difensori della scuola pubblica, che hanno appoggiato con tanti tormenti interiori la riforma renziana, hanno stretto un accordo con l’istituto superiore “Spallanzani” di Castelfranco (MO) per mettere nelle cucine di un ristorante della festa provinciale del PD un drappello di studenti del corso eno-gastronomico in stage. Confessiamo che non lo avevamo immaginato: pensavamo – e pensiamo – che l’alternanza scuola-lavoro darà tanta manodopera gratuita alle aziende, che la useranno in compiti dequalificati e per assumere meno lavoratori in pianta stabile; ora il PD ci mostra che lo stage può essere grottescamente usato anche per sopperire al meritato crollo della militanza del partito che guida l’assalto ai diritti dei giovani e della classe lavoratrice.

Sia ben chiaro, non ci uniamo alle grida benpensanti del centro-destra e del M5S che cianciano di “neutralità” e “trasversalità” della scuola. Per noi, la politica intesa come lotta degli studenti contro questa società che cancella il futuro e molteplica le ingiustizie deve entrare ancora più in profondità nelle scuole, rompendo tutte le gabbie dei presidi-poliziotti che, come al Selmi a maggio, vogliono stabilire di cosa e con chi debbono parlare gli studenti.

 

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