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Varese: in nome del profitto lavorano anche i bambini

lavorominorileNelle fabbriche lavorano anche i bambini. No, non siamo negli stabilimenti europei di metà ottocento, ma in una azienda del Varesotto. Nello stabilimento di Olgiate Olona, qualche giorno fa, la Guardia di Finanza ha scoperto che, tra i lavoratori addetti alla produzione di pelletteria per note marche griffate, alcuni dei quali di 14 o 16 anni assunti in nero, c’era anche un bambino di otto anni. Il bambino, come ha anche spiegato il titolare, è stato messo a tagliare parti di prodotti in eccesso, un lavoro di precisione che le sue dita piccole svolgevano alla perfezione. Il bambino è il figlio di una coppia di lavoratori cinesi dello stabilimento, che probabilmente per mantenere il posto di lavoro dovevano far lavorare, sotto ricatto, il bambino, anche per molte ore al giorno, al posto di mandarlo a scuola.

Subito, sui media locali e nazionali, si è scatenato il polverone: decine e decine di giornalisti si sono stracciati le vesti dichiarando inaudito che, nel ventunesimo secolo, ci sia ancora spazio per il lavoro minorile. La situazione sarebbe ridicola, se non ci fossero di mezzo le vite di migliaia di giovani. È vergognoso che i giornalisti insorgano contro il lavoro di un ragazzino in fabbrica, quando sui loro stessi organi di informazione si sprecano le lodi per la riforma della Buona scuola, che prevede, tra le altre cose, il lavoro obbligatorio non retribuito sotto forma di stage che gli studenti degli istituti tecnici dovranno svolgere in fabbrica per 400 ore all’anno, molto spesso durante la pausa estiva.

Sono due facce della stessa medaglia: da un lato vediamo l’utilizzo di bambini nelle aziende, e se questo nel nostro Paese avviene in casi isolati, nel mondo è ancora oggi una norma difesa e utilizzata dalle grandi multinazionali; dall’altra parte abbiamo un Governo che sdogana l’idea che gli studenti siano manodopera gratuita da utilizzare come meglio crede il padrone nella fabbrica per sostituire i lavoratori retribuiti. Siamo di fronte alla medesima logica del profitto che pervade il Sistema capitalista, la logica secondo cui i padroni delle aziende devono poter guadagnare il più possibile contenendo il più possibile le spese. A costo, naturalmente, di far lavorare anche i bambini.

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