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Rapporto sulla condizione studentesca: la fotografia della morte del diritto allo studio

imagesUna volta ai giovani si diceva che se ce l’avessero messa tutta, con determinazione e impegno si sarebbero potuti emancipare economicamente e socialmente. Al giorno d’oggi sono pochi quelli che continuano a ripetere questo mantra liberale: l’impoverimento della classe lavoratrice e le politiche antipopolari dei governi borghesi hanno cancellato ogni speranza di soluzione individuale alla crisi economica. Il nostro Robinson Crusoe studentesco spesso sull’isola ci muore e di fame. Le controriforme e i tagli all’istruzione universitaria hanno il risultato di erigere di fronte ai figli dei lavoratori ostacoli economici insormontabili, che di fatto li escludono dal sistema universitario. Il progressivo disimpegno dello Stato nel finanziare l’istruzione scarica un peso sempre maggiore sulle spalle degli studenti, schiacciati così sia dalla crisi che dalla quasi totale assenza di sussidi e agevolazioni. Il calo del 17% delle immatricolazioni negli ultimi dieci anni non si può certamente spiegare con la presunta pigrizia dei giovani d’oggi; è proprio il Miur a delucidarci sulle cause di questo dato, grazie al Rapporto sulla condizione studentesca. Il crollo dei finanziamenti dal Fondo di Finanziamento Ordinario rende necessario un aumento della contribuzione a carico degli studenti. Il 42,2% del sistema viene finanziato direttamente dagli studenti attraverso le tasse universitarie e solo il 34,4% dallo Stato, una dinamica che incontriamo anche nelle scuole medie superiori e che è in continua crescita. Tale penuria di fondi rende le agevolazioni per gli studenti che non possono permettersi di pagarsi gli studi quasi inesistenti. A fronte di un impoverimento generale, soprattutto tra i giovani, solo il 10% risulta idoneo all’assegnazione di una borsa di studio, dato che deve essere necessariamente rettificato a causa della figura (tutta italiana) dell’“idoneo non beneficiario”. Solo il 74,9% degli idonei usufruisce di fatto di una borsa di studio, percentuale che scende al 32,3% in Sicilia, il 5,7% dell’intera popolazione studentesca. Come fa notare il rapporto, il numero degli studenti idonei non beneficiari negli ultimi cinque anni è assimilabile a quello dell’insieme degli iscritti alla Sapienza. A risolvere questa situazione drammatica ci pensò il governo Monti con la liberalizzazione delle tasse universitarie, che ha permesso alle università notevoli aumenti delle tasse( già in aumento del 63% negli ultimi dieci anni), abbattendone il tetto massimo. E non si pensi che per i borsisti sia così facile! La tassa d’iscrizione non è regolamentata a livello nazionale, e capita che sia talmente alta che i borsisti non hanno la possibilità di aspettare i tempi biblici per ottenere i sussidi. La situazione si complica per gli studenti che lavorano e che sono quindi impediti nel normale corso degli studi. La cosiddetta meritocrazia prevede infatti l’“ uso della contribuzione studentesca come strumento punitivo per penalizzare su un piano economico gli studenti fuoricorso o inattivi”. Risulta evidente da questi dati il livello di selezione di classe del sistema universitario italiano, in cui solo il 22% degli studenti proviene dagli istituti tecnici e solo il 5% dai professionali. La scelta dell’università e del percorso di studio, se non già la scelta di proseguire la propria formazione, viene impedita da ulteriori ostacoli strutturali alla condizione studentesca. A fronte del progressivo smantellamento delle sedi universitarie e la disparità dell’offerta formativa e quindi delle possibilità di trovare un impiego, gli studenti si trovano spesso a dover studiare fuori dalla propria città. Tuttavia trovare un alloggio diventa per molti un’odissea. Solo il 32% degli idonei fuorisede riesce infatti a beneficiare degli alloggi forniti dallo Stato, in Sicilia il 14%. La copertura assoluta degli alloggi risulta essere quindi del 4%, al sud spesso sotto l’1%, e il costo delle stanze oscilla anche significativamente, non garantendo così per molti neanche l’effettiva fruizione del servizio. Vergognoso poi lo stato delle mense, cui accedono solo i beneficiari di una riduzione dei costi: per gli altri i costi sono proibitivi e conviene loro cavarsela in altro modo. Questa situazione fa sì che più della metà degli studenti optino per il pendolarismo, opzione travagliata però dall’inadeguatezza dei trasporti e dall’alto prezzo di biglietti e abbonamenti in assenza di un piano strutturale di sussidi. Se dunque per un numero sempre maggiore di giovani le vie per l’emancipazione individuale sono sbarrate, si impone con forza crescente la necessità di trovare un’alternativa collettiva alla crisi. Questa alternativa non può essere che la lotta degli studenti e dei lavoratori per una società che risponda ai loro bisogni. Come ci dimostra l’esperienza della Grecia questa lotta, per essere vincente, deve trasformarsi in un movimento rivoluzionario che combatta il capitalismo sulla base di un programma socialista di nazionalizzazione dell’economia a favore e ad opera dei lavoratori e dei loro figli.

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