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Reggio Emilia: chi ha paura della ribellione giovanile?

di Federico Giugno

Ebbene si,  prevenire è meglio che curare. Anzi, reprimere è meglio di tutto. 

Deve esser stato questo il principio che hanno seguito alla questura di Reggio quando, pochi giorni fa, hanno mandato tre volanti, con tanto di agente addetta al servizio fotografico, a sventare un sospetto volantinaggio ad opera di due nostri compagni, che qualche solerte cittadino ha prontamente segnalato. “Date 80 euro a quell’uomo!”, direbbe Renzi,  perché in questi giorni di proteste contro la “buona scuola”, nel dubbio che agli studenti fossero forniti volantini in cui si spiega che nefandezza sia quella riforma, non ha avuto dubbi e ha chiamato i tutori dell’ordine. Che non sia mai che qualche giovane si metta in testa di protestare e rivendicare una scuola che riceva i giusti finanziamenti e non diventi la contea di presidi sceriffo, tra le altre cose. E chissà che a chiamare la polizia non sia stato proprio qualche preside di uno degli istituti del polo scolastico, a cui la riforma farebbe piacere dal punto di vista politico e personale. Sugli insegnanti non si possono avere dubbi, loro non sono stati: che a loro la riforma non piace lo hanno dimostrato con la grande adesione allo sciopero del 5 maggio. E a loro, che agli studenti sia fornito materiale affinché comprendano che è in gioco il loro futuro e protestino al loro fianco, non può nuocere. Comunque non era un volantinaggio, falso allarme per il Sistema. Stavano diffondendo Rivoluzione, che proprio per questi quindici di giorni titola : “Nelle piazze l’opposizione c’è”. Opposizione, è balzato alla vista del poliziotto, e lo deve aver inquietato particolarmente, se ha chiesto “Ma opposizione a cosa?”   “Mah, ci faccia pensare, a roba di poco conto, tipo la disoccupazione giovanile cronica e i finanziamenti alle scuole private in cui lei, i suoi figli, col suo stipendio, non li può mandare…” avrebbero voluto rispondere i compagni; chissà se l’ironia di queste parole sarebbe stata utile a fargli comprendere il ridicolo della sua domanda e a fargli sorgere qualche dubbio sulla necessità della sua presenza lì. Comunque, tutto è bene quel che finisce bene. Non era un volantinaggio e sinceratisi di ciò, ubbidendo agli ordini impartitigli, hanno solo preso le generalità dei compagni; così, non per qualcosa, a scopo preventivo. Anzi no, scusate: è più opportuno dire a scopo repressivo.

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