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Elezioni studentesche all’Università di Salerno: tanto rumore per nulla!

 

di Valentina Monda

Il 6 e 7 Maggio 2015 l’Università degli Studi di Salerno ha vissuto il momento che tutte le associazioni studentesche aspettano con tanto ardore: le elezioni della rappresentanza studentesca negli organi collegiali di Ateneo. Quest’anno la campagna elettorale nell’Unisa sembra aver raggiunto l’apice della schizofrenia politica, se di “politica” possiamo parlare. Per l’ennesima volta le associazioni infatti si sono contraddistinte non tanto sulla base dei programmi elettorali, rimasti assolutamente sullo sfondo se non completamente assenti dal dibattito politico, quanto piuttosto sul terreno di una squallida logica spartitoria molto simile a quanto avviene nell’ambito partitico nazionale. Senza una discussione sui programmi, senza una reale intenzione di lottare per i diritti degli studenti e senza una reale critica alla privatizzazione imperante delle nostre università si è persa la possibilità di poterci confrontare sul nostro futuro. Gli studenti candidati (e non!) sono venuti meno a una delle regole fondamentali della propaganda, che, già solo in base a quanto prevede l’art. 10 del regolamento di ateneo, vuole il silenzio elettorale 24 ore prima della campagna, cosa ovviamente che non si è verificata;  e soprattutto è stato colpito il diritto alla privacy e alla libertà di voto di ogni singolo studente, sottoposto in questi giorni ad una pressione che, definire snervante, equivale ad un eufemismo. Il mancato silenzio elettorale non solo è stato sotto gli occhi di tutti, ma ha avuto conseguenze a dir poco sconcertanti, provocando la giusta rabbia di quasi tutti gli studenti, che sono stati in molti casi costretti al voto a causa delle insopportabili pressioni a cui sono stati sottoposti. Il giorno delle votazioni infatti molti studenti sono stati indotti con la forza ad esprimere il loro voto, violati di fatto anche nella privacy, perché obbligati, da chi di turno, ad esprimere la preferenza per questa o quella candidatura. 

Di fatto il numero dei votanti è aumentato. A esprimere il voto sono stati ben 11.201 studenti (su circa 35.000) a fronte dei 10.650 dell’anno 2012. Tuttavia c’è da dire che se gli studenti sono stati quasi costretti a votare, allora questi dati non sono frutto di una sensibilizzazione politica che una campagna elettorale dovrebbe implicare. 

Non si deve dimenticare che con la Riforma Gelmini il peso degli studenti è sempre meno influente, quasi nullo per cui una delle prime battaglie da fare sarebbe proprio sulla necessità di avere degli organismi collegiali paritetici nei quali il peso degli studenti sia maggiore di quanto non è oggi. Pertanto il dato che emerge sembra quasi ironico. Altrettanto ironico l’elemento che emerge dalla presenza, più o meno nascosta, di partiti nelle associazioni che spingono fortemente su determinati candidati. Non siamo tra quelli che fanno dell’apartitismo la loro bandiera, ma crediamo che gli studenti debbano sapere che molte delle associazioni presenti nella nostra università sono finanziate e/o spinte proprio da quei partiti che non si sono fatti troppi problemi a distruggere il nostro diritto allo studio, in primis il PD. 

Ma a Fisciano sembra esserci un problema di recidività anche in questo: da una parte si accetta questa logica per essere riconosciuti dall’università come associazione, dall’altra ci si maschera per raggiungere posizioni nei consigli.

Quanto detto fino ad ora, non è il dato peggiore. C’è da evidenziare anche il vandalismo che si è verificato durante i giorni preliminari al voto: guerra di manifesti e non solo, ovviamente tutto pagato con migliaia di euro elargiti alle associazioni con i soldi delle tasse universitarie.

La mancanza di metodo evidenziata e la solita logica ostruzionista, si accompagna ancor peggio alla mancanza di un reale programma che possa far emergere le vere problematiche degli studenti e l’alternativa da portare avanti. Tutto ciò che è stato evidenziato passa anche in secondo piano. Il dato che emerge più scabroso è la mancanza di un reale interesse da parte di chi si è impegnato a utilizzare i fondi studenteschi per fare campagna elettorale ostentando la propria persona, senza avere realmente a cuore le esigenze degli studenti che hanno, ora come ora, bisogno di una rappresentanza valida, che aspirino a rappresentare gli studenti lottando per i nostri diritti. Serve a ben poco “farsi vedere” solo in periodo di campagna elettorale e ripresentarsi dopo due anni alle successive elezioni per perdersi in guerre di manifesti e di pressioni sugli studenti. Sarebbe invece utile promuovere un programma di alternativa che favorisca l’emancipazione studentesca dalle logiche capitalistiche che schiacciano gli studenti sia sul fronte didattico che su quello economico. Un’ alternativa potrebbe essere ad esempio la creazione di un collettivo che lavori sulle questioni non solo didattiche, che pure sono importanti e da discutere, ma anche economiche; che si tenga fronte al problema dell’autonomia che dalla riforma Zecchino in poi sta distruggendo l’istruzione pubblica, alla gestione dei fondi, alla questione dei tagli, che si facciano iniziative che creino un ponte con il mondo del lavoro e dei lavoratori.

Noi chiediamo un collettivo studentesco che abbia la capacità di rappresentare davvero gli studenti e che faccia con impegno un lavoro politico costante e non solo per le elezioni. Chiediamo che chi decida di rappresentarli lotti al fianco degli studenti e non si chiuda negli uffici insieme ai burocrati. Lottiamo per una rappresentanza che apra un dibattito politico vero in università e che coinvolga gli studenti in assemblee, presidi e qualunque cosa fosse necessaria per lottare a favore dei nostri diritti!

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