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Dopo il 5 Maggio – Continuare la lotta fino in fondo

Dopo lo sciopero del 5 maggio non può più esistere nessun dubbio: il mondo della scuola è compatto nel bocciare la “Buona Scuola” di Renzi. Erano anni che non si vedeva una mobilitazione come quella in corso, una opposizione che vede uniti insegnanti e personale della scuola, organizzazioni sindacali e studenti, tutti contro il disegno governativo.

Una riforma così manageriale (il preside avrà pieni poteri) da riuscire a smuovere una categoria che da anni vede le proprie condizioni di lavoro in continuo peggioramento: blocco contrattuale, precarizzazione dilagante e perdita di posti di lavoro, continui tagli delle risorse destinate agli istituti.

Nonostante la passività che ha caratterizzato il moderatismo della Flc-Cgil degli ultimi anni e la tanta disorganizzazione delle ultime settimane nella preparazione dello sciopero, l’adesione (quasi l’80%) allo sciopero è stata schiacciante. Il 5 maggio, centinaia di migliaia di lavoratori della scuola e studenti sono scesi in piazza, sia nei cortei convocati dai sindacati, sia “mettendo in piedi” presidi o manifestazioni in tante città. Gli esempi sono tanti. L’azione più eclatante è stata compiuta a Empoli nella settimana precedente allo sciopero, gli insegnanti sono giunti all’occupazione di un Istituto.

Quello che in generale emerge è una compattezza e una disponibilità a lottare come da anni non si vedeva nella categoria. Un elemento deve perciò essere chiaro: questa mobilitazione non può avere come esito un aggiustamento della riforma, non può arenarsi di fronte all’approvazione di qualche “emendamento migliorativo” ma deve essere finalizzata a rispedire al mittente l’intero progetto del governo, rivendicando una definitiva stabilizzazione di tutti quei precari che insegnano su posti vacanti.

Il percorso va sviluppato fino in fondo, è l’intero impianto della “scuola azienda” da rigettare. Per questo è fondamentale proseguire con fermezza la lotta, ostacolando lo svolgimento delle prove invalsi, convocando immediatamente nelle scuole assemblee che organizzino incontri aperti a studenti e genitori e trasformino ogni istituto in un luogo ingovernabile.

Il personale deve essere in perenne mobilitazione e in grado di bloccare tutte le attività (non solo quelle aggiuntive) compresi gli scrutini. La determinazione sarà indispensabile per ottenere una scuola pubblica democratica, gratuita e laica.

renzi 5 maggio

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