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Brasile: Acampamento Revolucionario!

 

Note dalla riunione nazionale della campagna Pubblico, gratuito e per tutti: trasporto, salute, educazione. Abbasso la repressione!

 

Era l’estate 2013 quando milioni di giovani brasiliani si riversavano nelle strade contro l’aumento del biglietto del trasporto pubblico. L’apparato statale, fosse comandato dal Pt o dalla destra, rispose con una brutale repressione poliziesca, ma alla fine gli aumenti furono ritirati per la forza delle mobilitazioni.

Da quei giorni i compagni di Esquerda Marxista (sezione brasiliana delle Tendenza Marxista Internazionale) hanno lanciato una campagna per dare continuità e strutturazione alla rivendicazione di servizi pubblici, gratuiti e per tutti. Dal 15 al 18 gennaio scorsi la campagna ha avuto il suo primo grande incontro nazionale con il Campeggio Rivoluzionario, a cui hanno partecipato più di 200 giovani da ogni parte del Brasile. Un risultato incredibile se si pensa che alcuni hanno viaggiato tre giorni di fila e speso più di mille euro per poterci essere: spesso da alcune città sono stati raccolti i soldi per poter mandare una o due persone in delegazione.

Dall’Italia abbiamo risposto entusiasticamente all’invito e abbiamo partecipato come ospiti internazionali ai 4 giorni insieme a compagni dalla Marxist Student Federation britannica, del Clep messicano, e militanti studenteschi argentini e colombiani.

Il campeggio si è tenuto a un’ora da S.Paolo, nell’area della fabbrica plastica Flasko. Nel 2003 il padrone della fabbrica l’aveva abbandonata, lasciando i lavoratori senza un futuro. I lavoratori hanno occupato la fabbrica e l’hanno fatta ripartire sotto il controllo operaio, resistendo fino ad oggi a ogni tipo di boicottaggio dei fornitori, della banche, della compagnia elettrica, dello Stato brasiliano. Anzi, sono riusciti a ridurre la giornata di lavoro da 45 a 30 ore settimanali a parità di stipendio. Un embrione di una società senza padroni e gestita democraticamente dai lavoratori.

E i lavoratori della fabbrica sono intervenuti anche nei dibattiti del campeggio. Troppi per descriverli in dettaglio, ma con alcuni punti determinanti, come le condizioni di vita dei giovani brasiliani che peggiorano, ma soprattutto il peso della repressione: ogni anno muoiono 30mila giovani fra la repressione incrociata di narcotraffico e polizia, due facce dello meccanismo di oppressione. Durante il campeggio stesso una manifestazione veniva repressa duramente a S.Paolo. Come rispondere? In un’altra discussione si sono mostrati i limiti del riformismo, che cerca di imbellettare un sistema che può solo essere rovesciato; dall’altra parte si è visto che per combattere il sistema non servono a nulla le tattiche estremiste da black block, che pure hanno un’eco fra i giovani brasiliani che vogliono sfidare la polizia, ma relegando tutto a un’azione minoritaria e non collegandosi alla maggioranza dei lavoratori non possono portare fino in fondo la battaglia. Serve invece un movimento di massa e collegato con la classe lavoratrice. Serve al tempo stesso un lavoro più paziente, di formazione e di costruzione, per dare al movimento gli strumenti per vincere. Con questo impegno ci siamo lasciati rilanciando la campagna in tutto il Brasile, e con il nostro impegno di amplificarla a livello internazionale.

Il campeggio è stato anche molto altro: i manghi che cadevano sulla platea durante le assemblee, il teatro di strada che dissacrava la polizia la sera, le gare di poesia, la cucina di Shaolin, cuoco operaio che ha passato tre fabbriche occupate, le mille chiacchierate su cosa succede in questo o quel paese. Ma soprattutto l’entusiasmo rivoluzionario, e le facce e gli abbracci con cui ci siamo salutati, certi che ognuno avrebbe fatto la sua parte, ovunque stesse tornando.

 

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