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No al taglio dei treni e del Ferryboat, sì alla mobilità sostenibile!

Nel 2005 i treni a lunga percorrenza diretti dalla Sicilia al Nord erano 56, nel 2012 dieci, da giugno ne rimarranno solo 2 ed 1 nave ferryboat che coprirà 18 corse. In questi anni quasi si rilevano 2 milioni di km di ferrovia persi al Sud. Il taglio dei treni a lunga percorrenza e del servizio ferryboat a partire dal 13 giugno 2015 implica 102 esuberi tra i lavoratori a tempo indeterminato, 50 circa tra i precari marittimi, 500 nell’indotto Sommando gli stanziamenti dello Sblocca Italia e quelli della legge di Stabilità al meridione giungono l’1,2% delle risorse disponibili.
La dismissione dell’area dello stretto è l’unico piano, non dichiarato, sistematicamente messo in atto da FS: dal depotenziamento dei vettori (a mero vantaggio del gestore privato Caronte), al taglio delle spese di manutenzione, di personale, all’inasprimento dei turni di lavoro, all’esternalizzazione dei servizi. FS oggi è una holding costituita da 15 società, molte delle quali con partecipazione privata. Parallelamente al processo di privatizzazione sono aumentate le inefficienze del trasporto ferroviario:
nei fatti il servizio offerto è peggiorato nonostante le tariffe siano aumentate così come sono aumentati incidenti e disastri ferroviari.
Con le ultime decisioni prese, dichiarando che “La conferma dei trasferimenti è subordinata (…) alle risorse finanziarie disponibili” FS sta dicendo che ai tempi della crisi il diritto al trasporto ed al lavoro non è più tale: ha senso potenziare solo le tratte per le quali è possibile prevedere un incremento dei costi (magari aprendo il mercato dell’alta velocità ai privati) e tagliando i costi nelle tratte meno industrializzate e marginali. Non interessa certo il disagio dell’utenza, es. disabili, famiglie, ceti meno abbienti. Né tantomeno che a perdere il posto siano i lavoratori: i lavoratori dell’indotto non hanno garanzia di
ricollocazione; i ferrovieri verrebbero attribuiti ad altre mansioni (es assistenza ai passeggeri per il raggiungimento dei mezzi veloci), per cui si pensato ai lavoratori ex – Ferrotel che qui, per Fs, escono di scena.
Non interessa nemmeno l’illlogicità di creare corridoi sulla Pa-Me ad alta velocità quando ancora oggi molte tratte sono impercorribili o disastrate. In questo marasma gli sciacalli sostenitori del ponte hanno ripreso a ciarlare, così come i piccoli
padroni locali che individuano nell’indipendenza siciliana la via d’uscita: la nostra prospettiva è diversa, la lotta è di classe! 

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