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Scuola pubblica: dalle chiacchiere di Renzi alla realtà dei decreti legge

“Ora la vostra e nostra priorità è l’edilizia scolastica. Nessun ragionamento sarà credibile finché la stabilità delle aule in cui i nostri figli passano tante ore della loro giornata non sarà considerata il cuore dell’azione amministrativa e di governo”. Così scriveva Renzi ai sindaci il 3 marzo, quando chiedeva di segnalare un edificio scolastico per comune su cui intervenire con urgenza. Il 12 marzo creava tanto di “Unità di missione per l’edilizia scolastica”. Cosa poi abbia fatto questa squadra, non è dato sapere. Dettaglio, le risorse promessi non erano nuovi fondi ma finanziamenti già previsti negli ultimi anni e mai attivati; secondo dettaglio, a tre mesi di distanza di quei soldi non c’è sinora traccia, ad oggi sembrano esserci 122 milioni all’anno per due anni. Vediamo se avendoci messo la faccia Renzi farà arrivare qualcosa in più, che sarebbe certo ben accetto ma comunque non sufficiente neanche a copire le emergenze. Ah, vale la pena ricordare che 3,7 miliardi di euro equivalgono a meno di 18 km di Tav: insomma, non sarebbe proprio impossibile trovarli..

Intanto però si continua a richiamare l’obiettivo del taglio di un anno delle scuole superiori (da 5 a 4 anni), che comporterebbe una riduzione di 40mila posti di lavoro oltre a un peggioramento sostanziale della qualità della scuola. E già nel patto di stabilità ci sarebbe l’aumento dell’orario di lavoro a scuola dei professori da 18 a 24 ore settimanali, su cui Monti non era riuscito a passare; si comincia su base volontaria, come sempre, e poi si vedrà. Vale la pena ricordare che le 18 ore sono quelle di lezione frontale, a cui si sommano tutte le altre attività lavorative che impiegano le giornate dei professori. Nelle 6 ore aggiuntive i docenti sarebbero “a disposizione” delle scuole, fuori dall’orario scolastico. Ma ancora una volta, con i fondi scolastici ridotti quasi a zero, queste ore di apertura aggiuntiva potrebbero essere pagate solo con una spesa diretta delle famiglie (leggi: contributi scolastici).

Il modello è sempre lo stesso: riduzione della formazione garantita e apertura di servizi a pagamento. Dove non arrivano le famiglie arrivano le aziende, con Federmeccanica che apre un progetto pilota per 100 scuole: 600 ore a lavorare in azienda invece che sui banchi, e così ti formiamo. 600 ore, se prendiamo una giornata media di scuola di 5 ore, sono 120 giorni, il 60% di un anno scolastico.

Ciliegina sulla torta, mentre avanza la privatizzazione della scuola pubblica, qual è la preoccupazione del ministro Giannini? Il calo di iscrizioni alle private, “13.800 istituti, con un milione e 34 mila studenti, […] finanziati da 500 milioni di euro”. Commenta il ministro: “se domani mattina tutte insieme le scuole paritarie spegnessero le luce, cosa che non deve succedere, avremo un grande problema da 6 miliardi di euro”. Da questa considerazione a pensare che privatizzare tutto sarebbe un risparmio ben più grande per le casse dello Stato quanta distanza c’è?

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