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Le cooperative della schiavitù fuori dall’università

Da Novembre nell’ateneo bolognese la Coopservice è subentra alla precedente società appaltatrice per la gestione dei servizi di portineria e assistenza tecnica. La nuova gestione è il tipico esempio di come vanno le cose con le esternalizzazioni: i servizi costano di più, sono peggiori, i lavoratori sono più sfruttati e pagati meno…praticamente schiavi!
Lo stipendio è di 2,80 l’ora (a fronte dei 19,80€ che l’ateneo versa alla società) non c’è più la tredicesima, né gli scatti di anzianità, né i buoni pasto. I turni massacranti raggiungono le 12 ore giornaliere, costringendo anche al lavoro nei week-end.
Questa è la ricetta della nuova società entrata a far parte del carrozzone universitario  in cui precarietà, esternalizzazioni e processi di privatizzazione sono all’ordine del giorno per la gioia dei manager che si arricchiscono lautamente: la Coopservice è un colosso che fattura 600 milioni di Euro con un patrimonio di 157 milioni.
Perchè l’Ateneo deve sborsare centinaia di migliaia di Euro per rimpinguare le casse delle aziende appaltatrici che si arricchiscono proprio sull’erosione delle paghe e dei diritti ai propri dipendenti?
Crediamo che se Coopservice non è in grado o, più realisticamente, non ha la volontà di garantire a questi lavoratori condizioni di lavoro degne, bisogna reinternalizzare tutti i lavoratori nell’organico dell’Ateneo.
I lavoratori coinvolti in questo attacco hanno iniziato un percorso di lotta fatto di scioperi, presidi, volantinaggi e blocchi delle sedi universitarie di via Zamboni.
Il rettore Dionigi dice che il picchettaggio è “inaccettabile perché impedisce l’accesso ai luoghi di lavoro e di studio”, noi studenti diciamo che inaccettabile è il vero disagio causato dallo smantellamento dell’istruzione pubblica degli ultimi anni e per questo sosteniamo tutte le iniziative di lotta che i lavoratori stanno usando e vorranno usare. Difendere l’istruzione pubblica vuol dire lottare insieme a chi nelle scuole e nelle università lavora. Senza i lavoratori non si aprono gli ingressi, non si accendono i computer, non funzionano i servizi!
  • salario minimo di 1200€ per tutti i lavoratori
  • riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali: nella vita ci deve essere il tempo per riposare!!
  • reinternalizzazione di tutti i servizi dell’università dalla mensa ai portieri
  • per garantire tutto questo: raddoppio immediato dei fondi all’università pubblica

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