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LE DIMMISIONI DI MARRELLI – IL RETTORE GETTA LA SPUGNA E MISTIFICA I PROBLEMI

di Guido De Paola – CSU Sempre in Lotta Napoli

Il 10 Febbraio il prof. Marrelli ha dato le dimissioni dall’incarico di Magnifico Rettore dell’ateneo Federico II. Leggendo le motivazioni delle dimissioni riesce difficile rintracciare la causa scatenante di questo atto estremo. Il Rettore nei fatti non spiega nulla se non una sua disaffezione al poltronismo e la sua contrarietà alla gerontocrazia, come se fosse questo sistema di potere baronale ad aver affossato il diritto allo studio e non i vent’anni di controriforme su cui questo sistema di potere si è consolidato. Inoltre per espiare tutti i peccati, l’ormai ex Magnifico Rettore rinuncia anche al suo ruolo accademico di professore e ricercatore, rafforzando così la sua immagine di uomo pulito, lontano dalle logiche baronali del mondo accademico, addirittura incitando e facendo largo ai giovani nel governo dell’università. E’ chiaro che l’età anagrafica non può essere una garanzia di tutela dei diritti degli studenti e a dimostrazione di ciò ci basta guardare a quello che succede sul fronte più strettamente politico con il rimescolamento di carte nel governo italiano: Renzi subentra a Letta come Presidente del Consiglio, ma ciò che il giovane sindaco si appresta a mettere in piedi non è assolutamente lontano dal percorso già tracciato dal predecessore e anzi si appresta ad accelerare su quella strada. Non sarà dunque un rettore più giovane a migliorare lo stato dell’università pubblica se il percorso della selezione di classe è stato già tracciato dai governi succedutisi fino ad oggi.

Non può certo essere un caso che le dimissioni del rettore arrivino proprio ora. Solo lo scorso Novembre Marrelli insieme ad altri rettori degli atenei del Sud avevano incontrato il Ministro Carrozza a seguito dei risultati nefasti che comportava per gli atenei del mezzogiorno l’applicazione del DM Carrozza : una percentuale di turn-over lontana anni luce da quella degli atenei settentrionali e insufficiente a rinnovare gli organici delle università. A questa situazione i rettori hanno risposto con il blocco della didattica in ben 17 atenei esprimendo così tutta la loro contrarietà verso un decreto che li mette in una situazione complicata: aumentare le tasse universitarie e risparmiare sul costo del personale e cioè attaccare ulteriormente i diritti degli studenti e dei lavoratori delle università.

Già allora il prof. Marrelli, attaccando il ministro e sottolineando come “questo sistema di redistribuzione delle risorse tende a zero studenti e zero docenti”, aveva espresso la sua volontà di rinunciare ad un secondo mandato da rettore. Gli eventi sembrano invece aver accelerato questo processo e ad oggi Marelli è dimissionario con due anni di anticipo. Non servono dichiarazioni ufficiali per capire che le dimissioni si configurano come un atto politico. Difronte alla scelta di portare fino in fondo l’attacco classista sotto la regia governativa, che renderebbe ancora più difficile per molti di noi proseguire il percorso di studi e per moltissimi altri di poterlo addirittura incominciare, il rettore semplicemente getta la spugna e passa il testimone al suo successore, non tanto per schierarsi con chi è vittima delle controriforme dell’università, ma semplicemente per non figurare come colui che, applicando le direttive governative, ha demolito l’ateneo più grande del Mezzogiorno. È evidente che se il rettore dimissionario non si è voluto assumere tale responsabilità politica sarà inevitabile che il futuro rettore verrà eletto soprattutto sulla base di questa assunzione di responsabilità. Al di là della retorica generazionale e nuovista costruita ad hoc dal prof. Marrelli, il dato evidente è che il capitano abbandona la nave alla deriva senza nemmeno provare ad invertire la rotta.

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