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Dall’Invalsi ai “campi di rieducazione” capitalisti: è ora di dire basta!

Raramente passa giorno senza che tv e giornali – la Repubblica in testa – lodino pomposamente l’operato del Ministro della pubblica istruzione Carrozza. Raramente però, i fans altolocati del ministro ci spiegano con precisione cosa stiano combinando al ministero di viale Trastevere. Nell’ultimo decreto-legge, pretenziosamente intitolato “L’istruzione riparte” (verso le aziende, aggiungiamo noi), la realtà dell’aziendalizzazione della scuola sembra superare l’immaginazione. Infatti i docenti di classi e scuole nelle quali i risultati dei quiz Invalsi saranno inferiori alla media nazionale dovranno seguire addestramenti coatti per “imparare” meglio la didattica a indovinelli e, secondo l’art. 16 del decreto, potranno svolgere tale “recupero” anche “presso imprese all’interno del contesto aziendale, al fine di promuovere lo sviluppo professionale specifico dei docenti”.

Neanche il più visionario Villaggio del primo Fantozzi avrebbe immaginato una rieducazione dei docenti nelle mani dei direttori d’azienda. In questo aziendalismo sfrenato, gli artt. 8 e 14 del decreto-legge rafforzano le possibilità di contratti d’apprendistato nell’ultimo biennio delle superiori e nell’università, al fine di “far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro” nelle “mitiche” aziende, nuovo faro di luce e di civiltà. In realtà, quello che vivranno studenti medi e universitari sarà soltanto il clima di violenza e arroganza generalizzato nei luoghi di lavoro e lo sfruttamento di lavori particolarmente sottopagati. Ciliegina sulla torta, per vigilare su questo nuovo sistema di sorveglianza basato sui quiz – esteso ora anche ai docenti – saranno assunti 47 ispettori ministeriali, pagati più di 100mila euro all’anno, per imporre a studenti e insegnanti riottosi che l’Invalsi significa “ordine e civiltà”.

Il gruppo dirigente della Cgil sosterrà ancora che “un altro Invalsi è possibile”, dopo vent’anni di frasi smentite dai fatti su “un’altra autonomia scolastica è possibile”? La continuità ventennale nell’opera di smantellamento della scuola pubblica sta ormai toccando un punto critico: nei prossimi mesi ed anni non potremo davvero lottare per finta.

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