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Giù le mani dalla Storia dell’arte

Negli ultimi anni la scuola pubblica nel nostro paese è stata oggetto di gravi attacchi portati avanti dal governo contro la scuola pubblica.

Giusto per capire di cosa stiamo parlando, il Ministero dell’istruzione ha tagliato circa 7 miliardi di euro negli ultimi 5 anni. Tra le modifiche attuate dalla riforma Gelmini sulla scuola pubblica, una in particolare è stato molto criticata: la drastica riduzione delle ore di insegnamento di storia dell’arte. Negli istituti tecnici per il turismo è stata eliminata al biennio, tenendo solo due ore al triennio. Completamente cancellata invece nei professionali per il turismo, nei corsi di grafica, moda e persino all’alberghiero turistico.

Nell’indirizzo di Beni culturali al liceo artistico le ore dedicate alla disciplina sono passate da sette a tre. Persino il liceo classico non è stato risparmiato da queste riduzioni; prima l’insegnamento era presente sia al ginnasio che al liceo, ora solo negli ultimi tre anni di scuola. Naturalmente la qualità dell’apprendimento risulta limitata se consideriamo che si debbano studiare oltre venti secoli di storia dell’arte nel giro di tre anni. Tutti questi tagli sono estremamente dannosi per gli studenti italiani che si ritrovano impreparati su una materia di fondamentale importanza. Impedire ai ragazzi di maturare un’adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare la loro formazione culturale, ed è evidente che un governo che attua questo tipo di politiche è espressione di una classe sociale che non ha alcun interesse nella crescita culturale degli studenti. E il problema che si pone non è solo quello della formazione, ma anche quello del lavoro. Sono moltissimi gli insegnanti precari che si sono visti sottrarre il lavoro, oppure insegnanti di ruolo che a causa di un numero insufficiente di ore sono stati costretti a insegnare su più plessi. Nel Liceo classico “Cairoli” a Varese, ad esempio, si è passati da quattro insegnanti di storia dell’arte a due soltanto.

Grazie a una lunga serie di proteste da parte di organizzazioni come l’Anisa (Associazione nazionale insegnanti storia dell’arte), sono state approvate dal Senato due mozioni che sottolineano l’importanza di questa materia all’interno del ciclo di studi. Tuttavia ci chiediamo come un governo (e un parlamento) che sta attuando nei fatti la Riforma Gelmini possa realmente trasformare queste mozioni in leggi effettive. Per ora il processo di progressiva eliminazione della Storia dell’Arte dalle nostre scuole sembra essere stato fermato, ma per quanto ancora? Solo con la lotta potremmo mantenerla a tutti gli effetti.

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