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Dalla Spagna alla Francia Studenti in lotta contro il sistema!

In queste ultime settimane ci sono state in Europa mobilitazioni esemplari che smentiscono tutte le analisi pessimistiche degli scettici della sinistra.

In Francia, dove secondo questi sedicenti dirigenti l’unica questione di rilievo è l’ascesa di consenso del Front national, migliaia di studenti e professori sono scesi in piazza e hanno occupato 14 licei spontaneamente in risposta alle espulsioni dalla Francia di due liceali (Leonarda, quindicenne rom di origine armena, e Khatchik, diciannovenne di origine kosovara). La propaganda razzista che ha un effetto su alcuni settori più arretrati, genera anche un sentimento antirazzista, particolarmente forte fra le giovani generazioni.

Il governo Hollande come sulla guerra in Mali sta dimostrando quali sono gli interessi che vuole difendere, ovvero quelli dei poteri forti. Il razzismo è sempre stato utilizzato dalle classi dominanti per dividere gli oppressi, ma oggi questo tipo di politiche si scontra con le drammatiche condizioni materiali che vivono giovani e lavoratori, francesi e immigrati.

Se da un lato i sindacati studenteschi francesi, l’Unef e l’Unl, hanno organizzato la lotta contro le espulsioni dei liceali “sans papier”, il limite è che non hanno unito queste mobilitazioni ad un programma generale in difesa della scuola pubblica e contro gli attacchi del governo a tutti gli sfruttati, studenti e lavoratori. Un recente sondaggio pubblicato da l’Humanité rileva infatti che l’84 per cento dei francesi non sopporta più le disuguaglianze. Questo è il potenziale per generalizzare le lotte e per mandare a casa i governi dei padroni.

Ancor più che in Francia, le mobilitazioni di massa hanno assunto tutta la loro radicalità in Spagna. La “marea bianca”, contro i tagli alla sanità, e la “marea verde”, contro i tagli alla scuola pubblica, si stanno radicalizzando di giorno in giorno e potrebbero portare alla caduta del governo di destra del Partito popolare (Pp).

Lo sciopero del 24 ottobre contro la controriforma dell’istruzione (Lomce) del governo, preceduto dalle due giornate di mobilitazione convocate dal Sindicato de estudiantes (Se), ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di studenti, professori e genitori in oltre settanta città della Spagna. Con la Lomce il governo vuole aprire la strada della privatizzazione della scuola pubblica consegnandola al mercato del lavoro, discriminare gli studenti su basi di classe introducendo un doppio binario nel percorso di studio, incrementare l’autoritarismo nelle scuole concentrando nelle mani del preside tutto il potere decisionale, introdurre discriminazioni di genere e degradare lo status linguistico delle diverse nazionalità.
Tutto condito da massicci tagli dei finanziamenti e del numero di insegnanti (sarebbero 70mila gli insegnanti licenziati se passasse la controriforma). La “marea verde” ha chiaro come questa controriforma vuole riportare l’istruzione allo stesso livello del periodo sotto il regime di Franco.

In certe regioni lo sciopero del 24 ottobre ha raggiunto il 100 per cento di adesioni, ma si fa strada la consapevolezza tra un settore degli insegnanti dell’inadeguatezza di un giorno di sciopero (sono stati tre i giorni di sciopero nell’ultimo anno). Nonostante il limite di un giorno di sciopero senza un programma di lungo respiro, il livello di opposizione alla Lomce riflette una profonda insofferenza non solo contro i tagli all’istruzione ma in generale contro le misure d’austerità del governo.

A Barcellona la manifestazione si schierava giustamente non solo contro la Lomce ma anche contro i tagli introdotti dall’attuale governo di destra e nazionalista della regione.

Il punto più avanzato della lotta si è tenuto nelle Isole Baleari. Già in settembre era stato convocato uno sciopero generale ad oltranza contro i tagli all’istruzione e la controriforma regionale. Lo sciopero è durato tre settimane con una manifestazione di 100mila persone a Palma nel suo picco. In queste tre settimane sono stati messi in campo gli strumenti di lotta tradizionali del movimento operaio: assemblee di massa per decidere il percorso di lotta, un comitato di sciopero composto dai delegati eletti nei luoghi di lavoro e di studio e un fondo di autofinanziamento dello sciopero che ha raggiunto mezzo milione di euro.

Il movimento, inoltre, ha dimostrato la consapevolezza che la gestione delle mobilitazioni da parte della burocrazia sindacale non porta ad alcun risultato tangibile; per questo ci sono stati numerosi appelli affinché il percorso di lotta sia discusso all’interno di assemblee democratiche nei luoghi di lavoro e di studio. Il movimento in difesa della scuola pubblica non è l’unico oggi in stato d’agitazione: dai lavoratori della Panrico (azienda di prodotti alimentari) in sciopero ad oltranza contro i licenziamenti, ai lavoratori delle pulizie di Madrid, passando dalla “marea bianca” contro i tagli alla sanità pubblica, tutto il paese è in rivolta. Il 20 novembre, giorno di discussione al Senato della Lomce, è stata convocata una nuova manifestazione dal Sindicato de estudiantes. Il governo difficilmente farà concessioni al movimento, perciò l’unica strada necessaria per vincere è la lotta unitaria di tutti i settori sotto attacco. Il movimento deve far sua la proposta dello sciopero generale ad oltranza per mandare a casa il governo del Pp e per organizzare in ogni luogo di studio e di lavoro l’opposizione a tutte le politiche di austerità, sia che vengano dai governi di destra che dai governi socialdemocratici, come stiamo vedendo nel caso della Francia.

Questa sarà la musica del futuro: attacchi dai governi e dai padroni da una parte e forte radicalizzazione dei giovani e lavoratori dall’altra. Impariamo dalle mobilitazioni negli altri paesi, per organizzarci e lottare in difesa dei nostri diritti!

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