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Sempre in lotta, in ogni città

 

Resoconto del Coordinamento nazionale

Soltanto pochi mesi fa Elsa Fornero, Ministro del Lavoro nel governo Monti, additava i giovani, in particolare gli studenti universitari, come fannulloni. In fondo, diceva, i giovani oggi non trovano lavoro perché non hanno voglia di fare, di mettersi in gioco, preferendo stare a casa a farsi mantenere dai genitori. L’attacco a quegli studenti che non riescono a laurearsi in corso, magari perché troppo impegnati a lavorare per potersi pagare gli studi, era fin troppo evidente. Per quanto ci riguarda, vogliamo rispondere che non sono gli studenti a essere fannulloni, ma che è il sistema economico e politico in cui siamo costretti a vivere che da anni smantella il nostro diritto allo studio e al lavoro. Molti di noi non ci stanno e, dunque, si organizzano.

 

Il 7 e l’8 settembre, infatti, 40 attivisti della nostra struttura si sono dati appuntamento a Milano, per riunire il Coordinamento del Sempre in Lotta e pianificare la nostra attività per l’anno che sta per cominciare. Erano presenti compagni, sia universitari che studenti delle superiori, dalle città di Milano, Varese, Bergamo, Brescia, Legnano, Trieste, Trento, Crema, Reggio Emilia, Bologna, Genova, Campobasso, Roma, Napoli, Caserta e Agrigento. La grande partecipazione all’evento di compagni da così tante realtà della nostra penisola ci ha dato modo di verificare la dinamica di espansione che sta attraversando la nostra struttura, con nuovi collettivi che sorgono nei poli scolastici e gruppi già esistenti che hanno potenziato il lavoro in maniera considerevole.

 

L’incontro si è svolto nell’arco di due giorni e si è articolato in tre momenti di discussione democratica, caratteristica che contraddistingue dall’inizio della sua attività la nostra struttura, riguardanti tre temi principali: prospettive per il nuovo anno, importanza e metodi dell’autofinanziamento e organizzazione dei compagni, nelle varie zone e a livello nazionale. Nella relazione introduttiva abbiamo evidenziato i temi centrali che caratterizzeranno le lotte studentesche e operaie del prossimo autunno.

 

Innanzi tutto abbiamo definito un punto di partenza del nostro discorso: a 6 anni dall’inizio della crisi economica siamo entrati in una nuova epoca che a livello internazionale sconvolge tutti gli equilibri che si erano consolidati negli anni precedenti. Le lotte studentesche e operaie e i movimenti che hanno espresso una netta rottura delle masse nei confronti del sistema in Brasile, Turchia, Egitto e Tunisia sono una prova incontestabile di questo cambiamento di fase. Naturalmente, questo non è un processo lineare, ma che anzi passa attraverso improvvise accelerazioni del movimento, ma anche in sue brusche battute d’arresto: la situazione egiziana, in cui mobilitazioni di massa (contro Mubarak e Morsi) si sono alternate a periodi di stasi e reazione (Morsi, la repressione dell’esercito) ne è un esempio. Andamento che, è il caso di dirlo, è solitamente acuito dalla mancanza di una dirigenza rivoluzionaria che possa condurre la massa di studenti e lavoratori a una vittoria completa sul nemico di classe.

 

In questa fase una caratteristica comune alle varie situazioni descritte è la crisi di strategia della borghesia che governa, da un lato, e dei dirigenti sindacali e politici riformisti dall’altro. E questa è una crisi che non potrebbe non esistere in un momento come questo: proprio in un periodo in cui i governi, da quello di Morsi in Egitto a quello di Letta in Italia, sono sempre più instabili, questi cultori delle passate abitudini vorrebbero tornare a quello che, alla fine, si dovrebbe caratterizzare come un ‘capitalismo dal volto umano’. Questo ritorno al passato, oggi, non è più possibile: nelle attuali condizioni economiche, i padroni non possono più permettersi di fare concessioni alle masse, fingendo di mitigare la durezza delle condizioni di vita di studenti e lavoratori con misure di welfare state. Al contrario, per poter salvaguardare i propri profitti, la borghesia e i vari governi che ne sono espressione devono inasprire l’attacco contro la nostra classe sociale, varando leggi che sarebbero state impensabili solo qualche anno fa, e che oggi sembrano normali.

 

Questa “nuova normalità” si declina in senso giovanile in questi dati allarmanti:

 

  • Nel nostro Paese abbiamo una disoccupazione giovanile del 39,8%. La categoria più colpita è quella delle donne giovani al sud, nella quale la disoccupazione arriva al 51%. Un dato ancor più allarmante se consideriamo che nell’eurozona la disoccupazione giovanile è al 24%.
  • I lavoratori sono costantemente in una condizione di precarietà e ipersfruttamento in posti di lavoro in cui, a fronte di orari massacranti, ricevono salari sempre più bassi. Basti pensare che in Grecia l’Ispettorato del lavoro dell’Ika (il maggiore istituto di previdenza sociale greco) al termine di un’indagine mirata ha reso noto di aver scoperto che nel settore privato – su un totale di 1 milione e 800.000 dipendenti – soltanto 700.000 di essi ricevono lo stipendio, ridotto, ogni fine mese.
  • Abbiamo evidenziato inoltre il continuo massacro dell’istruzione pubblica. Oltreai dati riguardanti i tagli operati dalla riforma Gelmini-Tremonti in poi, almeno 10 miliardi di euro,abbiamo ricordato che, dopo gli ultimi tagli della spending review, gli stessi rettori universitari italiani e il CUN avevano scritto in un loro rapporto che, nella attuale situazione, avrebbero potuto sopravvivere soltanto il 50% degli atenei italiani.
  • Nel nostro Paese, secondo uno studio di Legambiente del 2012, quasila metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti. Senza contare che il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeologico. Sempre secondo tale dato sarebbero il 10% gli edifici che, non potendo sopperire ai propri bisogni grazie ai fondi statali, vengono presi in affitto da privati. Altri istituti hanno accettato singoli investimenti privati, per realizzare lavori di dubbia utilità, e nel mentre hanno richiesto agli studenti un gravoso ‘contributo volontario’.
  • Abbiamo evidenziato un aumento dei costi a ogni livello, dal caro libri ai trasporti. L’ultimo in questo senso lo si è avuto a Milano, con l’innalzamento del prezzo del biglietto del trasporto pubblico, ma anche in altre realtà si sono avuti o si avranno gli stessi problemi.
  • Ogni anno in Italia 45.000 studenti non ricevono borse di studio pur avendone diritto.
  • Dall’anno accademico 2003/2004 all’anno accademico 2011/2012 ci sono stati 58.000 immatricolati in meno. Per capirci, questo numero equivale a quello degli studenti iscritti alla Statale di Milano. Tuttavia nello stesso periodo abbiamo visto un incremento dell’8% di immatricolati provenienti da licei, e un calo del 37% di immatricolati provenienti da diplomi professionali e del 44% di studenti in possesso di un diploma tecnico. È evidente da questi dati la selezione su base economica attuata dal sistema capitalista.
  • Abbiamo anche rilevato un alto tasso di analfabetismo di ritorno nella popolazione italiana. Il 5% degli abitanti tra i 14 e i 65 anni non è in grado di decifrare singole cifre o lettere, mentre il 33% fatica a leggere frasi semplici e non può decifrare un testo scritto che riguardi fatti collettivi (avvisi al pubblico, cautele contro infurtuni, istruzioni per l’uso, giornali, libri). Infine il 70% degli abitanti è sotto il livello di comprensione di un testo scritto di media lunghezza. Questi dati danno la misura del degrado culturale in cui il capitalismo costringe a vivere molti lavoratori.

 

Questa è la condizione oggettiva in cui siamo costretti a vivere e che rifiutiamo con tutte le nostre forze. La riunione di Coordinamento è stata utile, a questo proposito, a darci la misura della gravità della situazione, ma anche della grande volontà che abbiamo di cambiarla. Sappiamo che su queste basi, su queste condizioni di vita non più sopportabili si svilupperanno le nuove mobilitazioni e le future ondate rivoluzionarie che avranno le potenzialità per abbattere il Sistema. Anche in Brasile, un paese considerato in fase di crescita, le contraddizioni sviluppatesi hanno accresciuto la rabbia della popolazione poi scatenata da un fatto in sé di portata marginale, quale l’aumento del prezzo del biglietto del trasporto pubblico. 

 

Le mobilitazioni che si svilupperanno da queste insostenibili contraddizioni del sistema capitalista avranno lo spontaneismo come denominatore comune. Spesso una mobilitazione più generale sarà anticipata da movimenti di categorie più marginali all’interno della lotta di classe che da sempre è il motore della svolta rivoluzionaria: è accaduto ad esempio in Turchia, in cui uno dei primi scioperi è stato convocato dai sindacati non dei metalmeccanici, ma dei dentisti e degli architetti. Anche gli studenti hanno spesso il medesimo ruolo, ossia quello di anticipare le mobilitazioni dei lavoratori. Anche in questo senso noi vogliamo, come già accaduto in passato, portare le nostre posizioni all’interno del movimento che svilupperà una radicalità propria, indipendente rispetto alle posizioni concertative portate dalle direzioni riformiste. In questo processo si dovrà tener bene presente però che, per quanto lo spontaneismo sia un buon punto di partenza per un movimento di massa, non importa il livello di radicalità che esso raggiungerà nella fase di massima mobilitazione se non riuscirà a dotarsi di una organizzazione e di una direzione che sappia guidare il movimento a risultati concreti.

 

Che fare, dunque? Proprio questa considerazione ci ha portato a discutere i principi organizzativi che animano la nostra struttura, primo fra tutti l’autofinanziamento. Grazie a questo caposaldo della nostra organizzazione, che ci permette di essere indipendenti da qualunque partito o sindacato (cosa che spesso non si può dire di altre strutture giovanili) attueremo anche nel prossimo anno varie campagne, spesso già sperimentate l’anno scorso. Dal primo giorno di scuola siamo davanti agli istituti con volantini e manifesti da attacchinare, e manterremo una presenza costante nelle varie zone. Allo stesso modo, saremo presenti alle presentazioni dei corsi nelle università, nei giorni d’inizio dei vari corsi di laurea e in ogni momento in cui sarà possibile fare discussione con gli studenti. Proporremo come già in passato liste di istituto nei luoghi di studio, utili per organizzare gli studenti nell’ambito di una lotta locale, e soprattutto proporremo il boicottaggio del pagamento dei contributi scolastici, lotta che già lo scorso anno ha dato grandi frutti in una città come Crema in cui centinaia di studenti hanno aderito alla nostra campagna. Ogni battaglia particolare, come si è visto, incide oggi sullo scardinamento del sistema economico e politico che ci opprime da decenni: l’anno scorso abbiamo già fatto grandi passi avanti, confermati anche dalla crescita della nostra organizzazione e dal successo del coordinamento, ma il compito che ci attende quest’anno sarà ancora più grande e gravoso. Siamo pronti ad affrontarlo, e per questo resteremo sempre in lotta in ogni città.

 

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