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Comunicato sullo sgombero e le cariche alla Statale di Milano

Le cariche della polizia all’interno della Statale che abbiamo visto ieri sono un fatto molto grave, che a memoria ha un solo precedente negli ultimi 10 anni. Per entrare in università la polizia deve essere chiamata dal rettore, di conseguenza l’amministrazione universitaria ha piena responsabilità di quanto accaduto. Ma questa responsabilità è solo l’ultima di una lunga lista. La prima in questa vicenda è stata far chiudere la Cuem, privando gli studenti di un diritto, una libreria universitaria, e lasciando il monopolio della vendita interna di libri, di fatto, a CL. Da qui nasce l’occupazione. Non contenta, da oltre un anno l’amministrazione sgombera sistematicamente lo spazio occupato: con ieri, lunedì 6 maggio, siamo arrivati al terzo sgombero.

Lascia basiti il modo in cui è stato effettuato stavolta: l’università è stata chiusa da venerdì sera a domenica, con i lavoratori, che il sabato prestano il servizio ordinario nell’ateneo, lasciati a casa con ferie obbligate. In questi tre giorni i locali dell’Ex Cuem sono stati vuotati di tutto, i muri sono stati abbattuti, le porte e le finestre divelte, le piastrelle rimosse e il pavimento spaccato.

Si commenta da sé il fatto che chi ha chiuso la Cuem, ordinato 3 sgomberi, distrutto un pezzo di università si giustifichi accusando gli ex occupanti di… aver recato danni alla Statale! Anche fosse vero (ma non vediamo perché chi difende un diritto degli studenti dovrebbe danneggiare l’università), sarebbe come radere al suolo una casa per evitare che si tirino i sassi contro le finestre.

Per inciso, prima di venire a parlarci dei “danni”, ricordiamoci di chi taglia milioni di euro all’università lasciandola davvero in ginocchio..

Dopo aver scoperto il disastro, gli studenti non si sono dati per vinti: pranzo e assemblea in atrio, corteo interno e tentativo di occupazione di un altro spazio, di fatto chiuso e inutilizzato da anni, se non occasionalmente svenduto a qualche azienda durante eventi dalla dubbia utilità quali “Career Day” e “Fuori Salone”. Il rettore in risposta cosa fa? Già pronte dalla mattina (se non dalla notte), alcune camionette di polizia e carabinieri attendono la chiamata del Magnifico in una piazzetta dietro la Statale. Saremo noi a pensar male, ma sembra tutto una provocazione per far scattare una reazione ben pianificata.

A maggior ragione se pensiamo che era già pronta una proposta, presentata in Senato Accademico, sempre legata ai famosi “danni alla Statale”, per alzare la sanzione massima contro gli studenti da uno a tre anni di sospensione agli studi.

E’ chiara quindi la strategia messa in atto dall’amministrazione universitaria: prima distrugge il diritto allo studio, poi reprime chi si oppone, poi ancora alza coscientemente il livello dei danni e della violenza, infine usa la repressione stessa per aumentare le potenziali “pene” e per spaventare tutti quegli studenti che si stanno ponendo il problema di come poter difendere il proprio diritto a un’istruzione gratuita e di qualità.

È un piano destinato a fallire: nonostante tutte le promesse sentite per anni, sempre più studenti e giovani vedono che nessun diritto sarà concesso dall’alto. È per riprenderci il diritto a un futuro dignitoso che ci mettiamo in gioco in prima persona.

Come Collettivo Pantera siamo solidali con i compagni dell’Ex-Cuem, ci opponiamo alle misure repressive dell’amministrazione e ci opporremo a eventuali procedimenti contro studenti o modifiche repressive dei regolamenti.

Ma soprattutto, ribadiamo che l’unico modo per contrastare questi episodi è che sempre più persone si organizzino e lottino per i propri diritti, dentro e fuori l’università. Questo facciamo e questo faremo ancora più convintamente.

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