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Contributo scolastico: cos’è e perchè non va pagato?


 

QUALI SONO LE TASSE SCOLASTICHE?

La legge stabilisce la gratuità della scuola pubblica fino all’età dell’obbligo, pertanto le tasse scolastiche erariali devono essere paga-te solo dalle famiglie che iscrivono i propri figli al quarto e quinto anno della scuola superiore.
Le tasse scolastiche sono le seguenti:
• Tassa di iscrizione. Si paga all’atto dell’iscrizio-ne a un dato corso di studi secondari, vale per l’intera durata del ciclo ed è integralmente dovuta all’Erario. L’importo è di 6,04 euro.
• Tassa di frequenza. Deve essere corrisposta ogni anno. La tassa deve essere pagata per intero sia nel caso che l’alunno si ritiri dalla scuola sia nel caso che sia costretto ad inter-rompere la frequenza per motivi vari. In caso di trasferimento di uno studente da istituto statale ad altro statale, il pagamento è riconosciuto valido dalla nuova scuola. L’importo è di 15,13 euro.
• Tassa di esame. Deve essere pagata esclusi-vamente nella scuola
secondaria superiore al momento della pre-sentazione della domanda per
gli esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità.
• Tassa di diploma. La tassa deve essere pa-gata al momento della consegna del titolo di studio. L’importo è di 15,13 euro, per il rilascio del diploma di maturità delle scuole superiori e per quello dei conservatori di musica.
Esenzione dalle tasse scolastiche
Ai sensi del d.lgs. n. 297/1994, art. 200, è possi-bile usufruire dell’esonero dal pagamento delle tasse scolastiche per merito, per motivi econo-mici, e per appartenenza a speciali categorie di beneficiari. Questi tipi di esonero valgono per tutte le tasse scolastiche ad eccezione della sola tassa di diploma. Le famiglie posso-no dunque chiedere l’esonero dal pagamento in caso di:
• Meriti scolastici, quando si prevede il conse-guimento allo scrutinio finale di una media di voti pari o superiore agli 8/10 (nel caso in cui la media non venga conseguita, la famiglia do-vrà provvedere al pagamento).
• Motivi economici. Per sapere se si rientra nel-le fasce di esenzione in base al reddito e al nu-mero dei familiari basta consultare le tabelle annuali che il ministero pubblica annualmente (www.pubblica.istruzione.it).
• Appartenenza a speciali categorie di benefi-ciari. Su Internet è possibile visionare le cate-gorie.
Per l’esonero è comunque necessario un voto di condotta non inferiore agli otto decimi. Per-dono, inoltre, il diritto all’esenzione dalle tasse scolastiche gli studenti che ricorrono nella pu-nizione disciplinare della sospensione superiore a cinque giorni o in punizioni disciplinari più gravi. I benefici stessi sono sospesi per i ripeten-ti, tranne in casi di comprovata infermità.

 

CHE COS’E’ IL CONTRIBUTO DI LABORATORIO?

Il contributo volontario di laboratorio è richiesto dalle scuole alle famiglie. L’ammontare di tale contributo è deciso da ogni singolo istituto tramite delibera del proprio Consiglio d’Istituto.
Il contributo è chiesto dalle scuole ogni anno all’atto dell’iscrizione all’anno scolastico suc-cessivo, esso per legge può essere usato dalle scuole solo per l’innovazione tecnologica, l’edilizia scolastica e l’ampliamento dell’offerta formativa.
Il contributo essendo appunto una donazione volontaria alla scuola è detraibile fiscalmente nella misura del 19%.
Il pagamento del contributo di laboratorio a differenza delle tasse scolastiche (incassate dallo Stato) è totalmente incassato dall’istituto scolastico stesso. Può essere chiama-to anche in altri modi: come contributo scolastico, contributo volontario ect. ma la so-stanza non cambia.

MA E’ OBBLIGATORIO PAGARLO?

Il contributo di laboratorio non è assolutamente obbligatorio, secondo la legge l’istruzione è gratuita fino ai primi 3 anni di scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore). Inoltre, la legge 40/2007 all’art 13 ribadisce che i contributi sono “erogazioni liberale a favore degli istituti scolastici” e pertanto detraibili fiscalmente.
Gli istituti, al fine di incassare maggiori entrate da questo contributo essendo insieme ai finanziamenti statali l’unica fonte di entrata, spesso omettono la parola “volontario” dalla dicitura “contributo volontario di laboratorio” in modo da far credere sia obbligatorio. Altre volte fanno vere e proprie pressioni sulle famiglie dicendo (e sapendo di mentire) che esso sia obbligatorio.
Lo stesso ministero sul proprio sito avverte con apposita circolare che il contri-buto di laboratorio è facoltativo. Al seguente link la circolare ministeriale:
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/7c2e7714-c84d-45e0-b75a-80a40de23d41/prot312_12.pdf

 

ALLORA PERCHE’ CE LO VOGLIONO FAR PAGARE?

A partire dagli anni ’90, con l’introduzione dell’autonomia scolastica, lo Stato tramite tutti i Governi che si son succeduti ha iniziato una politica di tagli e pri-vatizzazione del sistema scolastico pubblico. A fronte di questi atti, che tendono a spolpare la scuola di ogni sua risorsa, gli istituti si son trovati in difficoltà e hanno iniziato ad usare “una nuova arma”: il contributo scolastico.
Le scuole, con il beneplacito dello Stato, cominciano infatti a chiedere contributi alle fami-glie e laddove si riesce le scuole ricevono finanziamenti da banche e aziende.
Con gli anni, però, i finanziamenti dallo Stato alla scuola pubblica diminuiscono sempre di più e, nel 2008 con i tagli Gelmini, le scuole si trovano in uno stato pietoso. La soluzione che molte scuole trovano è quella di alzare ulteriormente il valore dei contributi facendoli in molti casi arrivare a oltre 300 euro.
Il risultato è che la scuola è pubblica nella struttura ma vive grazie ai finanziamenti di famiglie e privati.

PERCHE’ NON PAGARLO?

Ovunque sempre più studenti si organizzano per non pagare i con-tributi e per informare che essi so-no volontari. Questo accade perché sempre più famiglie non riescono eco-nomicamente a sostenere questi costi che peraltro sono una barriera al dirit-to allo studio (contributi “facoltativi”, trasporti, libri, mense scolastiche dove si ha la fortuna di averle, tasse scola-stiche = parecchie centinaia di euro che non tutti riescono a pagare). La reazione delle istituzioni scolastiche non si fa attendere: intimidazioni alle famiglie per convincerli a pagare e ac-cuse ai non paganti con frasi tipo “per colpa di chi non paga la scuola rischia di fallire!”.
La colpa del fallimento della scuo-la non è dello studente e della fa-miglia che si rifiutano di pagare un contributo che per legge è volonta-rio, ma di uno Stato incapace di fi-nanziare adeguatamente l’istruzione per le scelte politiche dei governi. Queste creano sempre più una selezione di classe, a causa della quale chi ha i soldi può studiare in scuole migliori, chi non li ha deve accontentarsi di un’istruzione di serie B. Gli studenti che non possono per-mettersi un’istruzione aumentano sempre di più, è inutile lamentarsi dall’abbandono scolastico pari al 18,8% se non si mettono gli studenti nemmeno nelle condizioni di poter ac-cedere a una scuola.
La scuole devono essere finanzia-te dallo Stato, che per questo riceve i soldi dalle tasse dei lavorato-ri, non dai contributi delle fami-glie. Le scuole finanziate dalle fa-miglie sono quelle private e que-ste non devono ricevere soldi dallo Stato! L’istruzione deve essere gratuita, pubblica e di qualità!

Scarica il materiale della campagna in pdf


 

 

 

 

 

 

 

 

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