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Editoriale Sempre in Lotta – Febbraio 2013: Ci troverete pronti!

Come in Spagna e in Grecia, anche in Italia i provvedimenti dell’ultimo governo non sono riusciti a traghettare il paese fuori dalla crisi. Il debito pubblico italiano a novembre 2012 ha toccato un nuovo record storico secondo i dati di Bankitalia, arrivando a 2.020,668 miliardi di euro.

Il potere d’acquisto delle famiglie nel 2012 ha registrato una flessione del 4,1%, mentre il tasso di disoccupazione generale è salito all’ 11,1% e quello giovanile a novembre è arrivato al 37,1%.

Eppure il problema più grosso per il prossimo governo sarà un altro: come continuare a far pagare la crisi ai giovani, ai lavoratori, ai pensionati, impedendo che esploda la rabbia sociale? Non dobbiamo infatti avere illusioni: come già il governo Berlusconi e il governo Monti, anche il prossimo difenderà gli interessi dei banchieri e dei grandi industriali. Ma in Europa abbiamo visto che queste politiche hanno provocato esplosioni sociali, e questo fa paura alla classe dominante.

L’autunno appena trascorso è stata solo un’anticipazione di quella che sarà la prossima stagione di lotte in Italia. Il movimento studentesco, ma più in generale il livello di mobilitazione dei giovani, è da sempre considerato un barometro del conflitto sociale: mostra cosa si sta accumulando nel profondo della società. Le giovani generazioni non sono influenzate dal pessimismo delle sconfitte del passato e riconoscono per primi il livello di corruzione del sistema economico e politico. Però l’esperienza delle lotte del passato ci insegna che il movimento giovanile da solo non può vincere se non si unisce a quello dei lavoratori, poiché essi giocano un ruolo di prim’ordine nel sistema economico e sono i soli a poterlo intaccare fermando la produzione. Le lotte studentesche e operaie dovranno insomma legarsi, ma questo può richiedere tempo. Il processo di radicalizzazione di una società non è mai lineare, lo abbiamo visto anche in quei paesi dove questo si è espresso in forme molto avanzate, si pensi alla primavera araba, al movimento Occupy Wall Street, agli Indignados e ovviamente alla Grecia. In tutti questi paesi ci sono state esplosioni e fasi di apparente calma che preparavano nuove esplosioni.

Già nel 2008 e nel 2010 avevamo visto scendere in piazza gli studenti, contro i provvedimenti della Gelmini. C’è da dire che quello di quest’anno è stato un movimento diverso, non solo per l’età anagrafica dei suoi studenti, molto bassa, ma soprattutto perché sta comprendendo che la lotta in difesa del diritto allo studio è indissolubilmente legata a una battaglia più complessiva contro i governi che applicano le politiche di austerità e che in ultima analisi difendono questo sistema economico a danno dei giovani e dei lavoratori. Siamo a Febbraio e la legge Aprea non è passata in parlamento anche grazie alla grande dimostrazione di forza che abbiamo messo in campo nelle piazze e occupando le nostre scuole. Era prevedibile un rientro delle mobilitazioni fisiologico, e oggi l’attenzione è catturata dalla campagna elettorale. Per quanto ci riguarda affermiamo con estrema chiarezza che non ci può essere la minima illusione nei confronti del futuro governo, poiché la sua politica economica è già scritta.

Abbiamo già visto in azione Berlusconi e la Lega nella demolizione dei diritti dei lavoratori e dei giovani (8 miliardi di euro tagliati all’istruzione dalla Gelmini, apertura alla privatizzazione delle università). Il governo dei tecnici di Monti, sostenuto in parlamento del centro-destra e dal centro-sinistra, è stato un governo voluto dalla Banca centrale europea e dal Fondo Monetario Internazionale, e oggi con la sua Agenda si candida ad essere il punto di riferimento più affidabile per quegli interessi. Dai sondaggi sembra probabile che vincerà la coalizione di centro-sinistra, guidata dal Pd di Bersani. Quest’ultimo, non solo ha sostenuto Monti votando ogni provvedimento tra cui la riforma delle pensioni, la legge Fornero, l’abolizione di fatto dell’Articolo 18 e la Legge di stabilità, ma nel suo programma non mette minimamente in discussione il Fiscal Compatc (cioè l’obbligo ti tagliare ogni anno per circa 20 anni 45 miliardi di euro dalla spesa pubblica per ridurre il debito).

Anche la retorica antisistemica del M5S di Beppe Grillo comincia a sgretolarsi dopo le ultime virate a destra del comico genovese, che prima apre ai fascisti di Casapound e poi dice che in Italia bisognerebbe abolire i sindacati. ciò che rimane a sinisra invece, attorno alla lista di Rivoluzione Civile, rischia di ripetere gli errori del passato non avendo un riferimento chiaro nella classe lavoratrice e nella prospettiva anticapitalista, ma soprattutto impantanandosi nella battaglia legalitaria, un’arma spuntata nei confronti di questo sistema che per sua natura rende legale l’ingiustizia sociale. L’odio che molti giovani hanno nei confronti di questa politica, di questi partiti, è in parte sano, perché è un odio verso l’esistente e una sfiducia verso chi difende questo sistema o non lo combatte fino infondo. Dopo le elezioni, insomma, le tensioni sociali andranno ancora accrescendosi.

Già oggi vediamo gli effetti del patto di Stabilità nei luoghi di studio. Il FIS (Fondo per le istituzioni scolastiche) si ritrova con 47,5 milioni di euro in meno, così ogni istituto si ritroverò con circa 50 mila euro in meno ogni anno per le spese ordinarie. Già vediamo i presidi manager coprire il buco con la richiesta dei contributi scolastici a carico delle famiglie (per legge non obbligatori) che in molte scuole vengono imposti, o quasi.

Per quanto riguarda le università invece mentre il MIUR dichiare che dal 2001 ad oggi ci sono 58 milia immatricolati in meno (come se scomparisse un ateneo come la Statale di Milano o la Federico II di Napoli) sono stati tagliati altri 300 milioni di euro al FFO (Fondo Finanziario Ordinario) e circa 30 atenei nel paese sarebbero a rischio chiusura per il prossimo anno accademico. Chi vive e chi muore sarà deciso da una prova equivalente all’Invalsi delle scuole.

Sul fronte operaio vanno accumulandosi forti tensioni, presto in molte aziende scadrà la cassa-integrazione straordinaria e arriveranno i licenziamenti.

Abbiamo visto come nelle stagione delle occupazioni in molte scuole mancavano alcuni strumenti fondamentali per portare avanti la lotta. Il collettivo, che è forse la prima forma di organizzazione con cui familiarizza uno studente, è uno strumento necessario. Ma non basta averlo solo nei mesi autunnali come speso succede, ha bisogno di una vita molto più lunga e strutturata.

Nel prossimo periodo Sempre in Lotta sarà impegnata in un lavoro molto difficile, ma al tempo stesso forse il più importante di tutti. Usciamo rafforzati da quest’autunno con la costruzione di nuovi collettivi e nei prossimi mesi ci impegneremo nel loro consolidamento e radicamento attraverso le nostre campagne nazionali sul diritto allo studio: una contro il pagamento dei contributi scolastici (già avviata dai compagni di Crema), un’altra per il boicottaggio del nuovo sistema di valutazione universitaria sperimentale. Non escludiamo la possibilità che si sviluppino vertenze specifiche a livello locale, nelle quali saremo in prima linea per dare il nostro contributo come stiamo facendo nella lotta in difesa della BRAU a Napoli.

Ma nella prossima fase crediamo sia importante approfittare dell’assenza dei serrati ritmi di movimento per dedicarci al rafforzamento teorico dei nostri collettivi con un piano di formazione interna. Le nostre riunioni sono aperte a quanti vorranno parteciparvi per cercare un luogo di discussione e di analisi oltre che di azione immediata. Ci impegneremo non solo nell’approfondimento di questioni legate al diritto allo studio e ai problemi quotidiani che viviamo nelle scuole e nelle facoltà, ma anche ni discussioni sulla crisi economica, sui movimenti che si sviluppano a livello internazionale, partendo prima di tutto dalle esperienze delle lotte del passato per trarre quelle lezioni fondamentali e necessarie a vincere le lotte del futuro. In questo ci facilitano anche alcune scadenze tradizionali attorno alle quali svilupperemo iniziative dove possibile; l’8 marzo, giornata internazionale della donna, il 25 aprile, anniversario della liberazione dal nazifascismo, e il primo maggio, festa internazionale dei lavoratori, sono solo alcune date segnate in rosso sulla nostra agenda. Discutere del significato politico di queste date e non viverle solo come vuote ricorrenze è per noi preparare gli strumenti che useremo quando riesploderà lo scontro sociale.

Sfoglia la versione online del foglio cliccando qui: http://www.youblisher.com/p/556283-Sempre-in-Lotta-Febbraio-2013/

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