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Contro la repressione nelle università russe, libertà per Stepan Zemin!

Oggi 27 novembre si è svolto un picchetto in solidarietà a Stepan Zimin, studente dell’Università Statale Umanistica di Mosca (RGGU) e antifascista, in prigione dall’8 giugno per gli incidenti di piazza Bolotnaya, avvenuti il 6 maggio durante il corteo contro il nuovo mandato presidenziale di Putin.

La storia di Stepan è alquanto particolare tra i 18 manifestanti imprigionati per gli scontri del 6 maggio: per giustificare la detenzione di Zimin, le autorità hanno usato la testimonianza del vicepreside della facoltà di Scienze politiche, il quale ha dichiarato ai giudici che lo “scarso rendimento negli studi” del compagno è legato alla sua attività politica. Zimin è al terzo anno di Scienze politiche, specialista di Medio Oriente, e lavora come fabbro. Stepan si prende cura anche della madre, sola e senza lavoro, ma nemmeno questo è stato sufficiente per fargli ottenere la libertà condizionale.

Come Stepan, ci sono altri 17 detenuti politici, alcuni in custodia preventiva, nelle galere russe per i fatti del 6 maggio: la maggioranza di loro sono giovani attivisti antifascisti, comunisti e socialisti. L’ondata repressiva si è intensificata da ottobre in poi, con il lancio di una campagna di arresti che ha colpito le organizzazioni della sinistra russa, accusata di essere al soldo delle potenze straniere (in questo caso, la Georgia), ma in realtà le preoccupazioni delle autorità sono legate alle possibili reazioni popolari verso le misure di austerity da introdurre nel paese. Sul fronte universitario, il sistema di Bologna e il rating sono stati già messi in campo come misure volte ulteriormente a privatizzare e a distruggere l’istruzione pubblica, vanto dell’età sovietica. È prossima l’adozione di una severa riforma pensionistica sul modello dei diktat del FMI (la Fornero è stata consulente di questi progetti), così come si discute della riforma del codice del lavoro in direzione ancora più antioperaia.

Oggi gli studenti dell’RGGU hanno manifestato la propria solidarietà a Stepan, e hanno raccolto le firme per un appello al rettore affinché siano ritirate le accuse al loro compagno. Come abbiamo visto in Italia, si prova a reprimere la contestazione e la protesta attraverso la scuola e l’università, intervenendo nell’attività didattica. Ma nessuna repressione, nessuna minaccia, fermerà il vento delle lotte in Europa!

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