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Ex Aprea: cosa dice, cosa significa, perché combatterla.



 

 

1 L’Iter della Proposta di Legge Aprea.

 

La Proposta di Legge 953 viene presentata il 12 maggio 2008 dalla deputata del Pdl Valentina Aprea. L’Iter parlamentare si interrompe a seguito delle proteste di studenti e lavoratori della scuola nell’autunno del 2008. Da allora rimane in sospeso nei lavori parlamentari. Durante il governo Monti viene riattivata la discussione, includendola, con altre proposte di legge, del Disegno di legge. n.3542. Il Ddl viene discusso e approvato dalla Commissione cultura del Senato, successivamente è discusso, modificato e approvato dalla Commissione cultura della Camera il 10 ottobre 2012. Per l’approvazione definitiva serve un ultimo passaggio alla Commissione cultura del Senato. Al momento la discussione è in corso. Si possono seguire i passaggi al link http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38981.htm.

Verosimilmente cercheranno di arrivare all’approvazione in un momento di maggiore difficoltà per il movimento studentesco (intorno alle vacanze di Natale?) ma comunque entro la presente legislatura (quindi entro marzo).

 

2 In che solco si colloca questa legge

 

Questa Proposta di legge non cade come un fulmine a ciel sereno. Sebbene porti un salto di qualità negli attacchi alla scuola pubblica e al diritto allo studio, prosegue un’azione che da almeno 20 anni a questa parte, cn governi di centrodestra, centrosinistra o tecnici, si struttura su alcune linee guida:

progressivo abbandono delle scuole a sé stesse. È il vero contenuto dell’Autonomia scolastica, che pure ha trovato sostenitori fra strutture studentesche a sinistra (con l’idea: autonomia sì, ma quella buona). Nei fatti l’unico significato di questa riforma è che lo Stato si sfila almeno in parte dal compito di garantire appieno il diritto allo studio, scaricandolo sulle scuole che “troveranno il modo di gestirsi”. Un esempio degli effetti sono i contributi volontari. Visto che lo studio è ancora ancora riconosciuto come un diritto, le scuole non possono richiedere più di poche decine di euro di tasse scolastiche. È data però la possibilità di chiedere contributi volontari. Siccome le scuole sono sottofinanziate dallo Stato, chiedono contributi anche di centinaia di euro alle famiglie presentandoli spesso come obbligatori.

riduzione dei finanziamenti statali alla scuola pubblica. Anche sfruttando lo strumento dell’Autonomia, lo Stato ha proceduto a tagliare progressivamente le risorse. Il picco si è raggiunto con gli 8 miliardi di euro tagliati nel fra il 2009 e il 2011 dalla coppia Gelmini-Tremonti, ma con la crisi economica la necessità di fare cassa è tornata anche per il governo Monti: nella legge di stabilità sono previsti più di 500 milioni di euro di tagli.

privatizzazione del sistema scolastico. Il disimpegno dello Stato è combinato con l’apertura ai privati su vari livelli. Da una parte si favoriscono con finanziamenti pubblici le scuole private, dall’altra si permette a soggetti privati di influenzare direttamente la formazione pubblica. Nelle università si è arrivati ad ammettere nei Consigli di Amministrazione soggetti esterni, nelle scuole questo passo si compirà con questo Ddl.

selezione di classe. L’effetto combinato di questi elementi è una scuola che perde progressivamente il ruolo di garantire una formazione a tutti indipendentemente dalle proprie condizioni (culturali, economiche, ecc) di partenza, ma che premia chi ha già più possibilità e lascia per strada chi ne ha meno. Questo è strumentale a mantenere una divisione sociale fra pochi privilegiati (tendenzialmente figli di privilegiati) e tanti sfruttati (figli di sfruttati). Cioè, appunto, ha lo scopo di preservare la divisione in classi della società. In quest’ottica si inserisce la cosiddetta “meritocrazia”, altra questione su cui ci sono stati cedimenti fra le strutture (meritocrazia sì, ma solo quella vera), che è appunto il modo di premiare chi va già bene e penalizzare gli altri, in una logica concorrenziale misurata da prove come l’Invalsi.

limitazione dei diritti democratici. Per portare avanti questo disegno, è necessario che nessuno alzi la testa. Questo si è attuato con misure come il voto in condotta, l’esame di riparazione a settembre per cui anche una sola insufficienza può portare alla bocciatura di uno studente, l’accentramento del potere nelle mani dell’ex preside, ora dirigente scolastico. Si ricrea una dinamica aziendale: con il Pof vi mostro il prodotto che offriamo, gli studenti non usufruiscono di un diritto ma sono clienti, nessuno deve disturbare il padrone.

 

3 Cosa prevede (e cosa comporta) il Ddl 3542

 

Il testo si apre con “L’autonomia delle istituzioni scolastiche..” (Art 1, comma 1). Commenti sono superflui, si capisce subito che si va a intensificare la linea dell’Autonomia scolastica di cui abbiamo detto.

 

3.1 Organi delle istituzioni scolastiche (Art 2)

Sono previsti 4 organi, due già presenti (il dirigente scolastico e il consiglio docenti con le sue articolazioni), e due nuovi (il consiglio dell’autonomia, che sostituisce il consiglio d’istituto, e il nucleo di autovalutazione).

 

3.2.1 Il consiglio dell’autonomia: funzioni

Il consiglio dell’autonomia “approva accordi e convenzioni con soggetti esterni e definisce la partecipazione ai soggetti di cui all’articolo 10” (Art 3, comma 1, punto h). Questo è un salto di qualità nella privatizzazione: i privati possono entrare direttamente negli organi decisionali della scuola. Infatti “il consiglio può essere integrato […] da ulteriori membri esterni, in numero non superiore a due, che non hanno diritto di voto” (Art 4, comma 1, punto e). Non avranno diritto di voto, ma se portano i fondi possono determinare lo stesso le scelte. Questi soggetti possono essere “le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi” (Art 1, comma 2). Ampia scelta quindi, ma porte aperte per le aziende se avranno buoni argomenti da spendere.

 

3.2.2 Il consiglio dell’autonomia: membri (Art 4)

Rispetto al consiglio di istituto, il consiglio dell’autonomia prevede una restrizione dei rappresentanti dei lavoratori e degli studenti. Oggi i lavoratori Ata hanno 1 o 2 membri e gli studenti 2-3 o 4 (rispettivamente per le scuole con meno di 500 studenti e quelle con più di 500 studenti).

Il consiglio dell’autonomia avrà dai 9 ai 13 membri. Uno sarà di diritto il dirigente scolastico (Art 4, comma 1, punto a) e uno il direttore dei servizi generali e amministrativi, senza diritto di voto (Art 4, comma 4). Un altro membro e il rappresentante del personale Ata, che quindi hanno un membro in meno nelle scuole con più di 500 studenti (Art 4, comma 1, punto d). Poi ci sono due possibili membri esterni. E siamo a cinque. I restanti vanno divisi fra docenti, genitori e studenti nel modo seguente: “la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti, in numero pari per ciascuna delle due componenti, è complessivamente paritetica a quella eletta dai docenti” (Art 4, comma 1, punto c). Cioè, stesso numero fra genitori e studenti, e la loro somma uguale al numero dei docenti.

 

Alcuni esempi:

consiglio di 9 membri senza esterni: 4 docenti, 1 genitore, 1 studente.

consiglio di 11 membri senza esterni: 4 docenti, 2 genitori, 2 studenti.

consiglio di 13 membri senza esterni: 6 docenti, 2 genitori, 2 studenti.

consiglio di 9 membri con 2 esterni: 2 docenti, 1 genitore, 1 studente.

consiglio di 11 membri con 2 esterni: 4 docenti, 1 genitore, 1 studente.

consiglio di 13 membri con 2 esterni: 4 docenti, 2 genitori, 2 studenti.

E così via.

In definitiva, gli studenti vedono ridotta la propria rappresentanza a 1 o 2 membri.

 

3.2.3 Il dirigente scolastico (Art 5)

Il dirigente scolastico accentra ancora più poteri, visto che “ha legale rappresentanza dell’istituzione e, sotto la propria responsabilità, gestisce le risorse umane, finanziarie e strumentali” (Art 5 comma 1). Inoltre “è necessaria la [sua] proposta” (Art 4, comma 2) per l’adozione del Piano dell’offerta formativa (elaborato dal consiglio dei docenti) e per la designazione dei componenti del nucleo di autovalutazione (vedi Art 3, comma 1, punti c e g). Insomma, il dirigente scolastico nomina i membri dell’organo preposto a valutare la sua scuola..

 

3.2.4 Nuclei di autovalutazione

I nuclei di autovalutazione, appunto, sono organi costituiti da 5-7 persone, di cui “almeno un soggetto esterno, […] almeno un rappresentante delle famiglie, un rappresentante degli studenti […] e un rappresentante dei docenti” (Art 8, comma 1). Redige un rapporto sulla base dei criteri dati dall’Invalsi. Questo rapporto è il “parametro di riferimento per l’elaborazione del piano dell’offerta formativa e del programma annuale delle attività, nonché della valutazione esterna della scuola” (Art 8, comma 2). Insomma, un organo di dubbia credibilità, sulla base dei criteri Invalsi (ti valuto con le risposte a crocette), mirato a descrivere la scuola al mercato per definirne l’appetibilità.

 

3.3 I finanziamenti esterni

Il mercato gioca infatti un ruolo, perché “le istituzioni scolastiche autonome possono altresì ricevere da fondazioni contributi finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e per l’innalzamento dei livelli di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell’istituzione scolastica”  (Art 10, comma 1. Corsivo nostro). Il comma 2 specifica che a finanziare possono essere soggetti pubblici e privati. Questo articolo chiude il cerchio: le scuole sono lasciate senza soldi, trovano un privato che le finanzia e lo fanno entrare negli organismi dirigenti, dove potrà spiegare come devono essere usati questi soldi, addirittura (questo fa pensare l’espressione “singoli studenti”) per investimenti mirati non alla scuola ma a specifici studenti. Cioè: a me, azienda, servono tot figure professionali di un certo tipo; do alla scuola un incentivo perché me le formi contro qualsiasi idea di formazione completa e per tutti. In poche parole, siamo al mercato del bestiame.

 

3.4 Abrogazioni

Nel Ddl non c’è solo quel che si legge, ma anche quel che non si legge. L’articolo 13 spiega cosa viene abrogato del Decreto legislativo 297/94. Potrebbe anche passare inosservato, ma se si va a controllare questo è quello che viene abrogato:

– la possibilità di ricorso al provveditore contro provvedimenti disciplinari.

– il diritto e la regolamentazione delle assemblee di classe e di istituto (fra cui il diritto a convocarle con le firme del 10% degli studenti).

– la possibilità per tutti gli studenti, docenti o genitori di assistere come pubblico alle sedute del consiglio d’istituto.

Sulle assemblee, tutti i diritti esistiti finora vengono sostituiti dal succinto Art 7: “le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica riconosciuta dalla legge, prevedono forme di partecipazione degli studenti e delle famiglie alle attività della scuola e garantiscono loro l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza”. Quindi ogni scuola si fa il suo regolamento, senza nessun tipo di garanzia.

 

3.5 Costo zero.

L’ultimo articolo, il 16, è l’immancabile clausola di neutralità finanziaria: “Le amministrazioni competenti provvedono all’attuazione della presente legge nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Cioè, tutto questo deve essere fatto a costo zero. Ma questo già lo sapevamo…

 

4 Che fare?

Crediamo che quanto scritto sino a qui spieghi in che misura e in che modo questo Disegno di legge attacchi il diritto allo studio, la scuola pubblica e la democrazia all’interno delle scuole. Per questa ragione partecipiamo in prima fila alle mobilitazioni per bloccarlo, organizziamo assemblee nelle scuole per informare gli studenti e perché da lì ci si organizzi a scuola e in piazza per lottare.

Detto questo, non ci disperiamo. Difenderemo con le unghie e coi denti i diritti alla rappresentanza studentesca, ma se vengono diminuiti non finisce il mondo. D’altronde già oggi il livello di democrazia all’interno delle scuole è basso. Soprattutto, la lotta per il diritto allo studio può trovare un canale aggiuntivo negli organi di rappresentanza ma non è quello l’elemento decisivo. Basta pensare a questo: la rappresentanza studentesca è stata conquistata dalle lotte degli anni ’70. Quindi è stata conquistata senza usare la rappresentanza studentesca. Perché? Perché la questione fondamentale sono i rapporti di forza che si creano dentro la scuola e nella società. Invitiamo anche le strutture che basano tutta la propria attività sull’elezione dei rappresentanti a riflettere su questo. Organizzarsi e lottare, questo è ciò che fa resistere agli attacchi e fa conquistare nuovi diritti.

Organizzarsi e lottare è ciò che si deve fare se questo Ddl passa ma anche se questo Ddl viene bloccato, cosa per cui lavoriamo. Perché se anche le cose restano come sono ora certo non può andarci bene: è tutta davanti a noi la lotta per un vero diritto allo studio, per una scuola pubblica, gratuita, laica, di massa e di qualità. E perché per vincere questa lotta sarà necessario legarla a quella dei lavoratori e più in generale a quella per abbattere questo sistema basato sul profitto e sullo sfruttamento di classe. Non lo diciamo per rito, ma perché, come dicevamo all’inizio, gli attacchi degli ultimi 20 derivano dalla necessità di mantenere una classe dominante e una classe sfruttata. Quindi, semplicemente, per impedirli una volta per tutte dobbiamo togliere alla classe dominante gli strumenti per cui è tale. Per noi questo vuol dire espropriare le banche e le grandi aziende, nazionalizzarle e metterle sotto il controllo dei lavoratori, gestire i servizi (fra cui la scuola) anch’essi sotto il controllo dei lavoratori e degli studenti.

Ci tolgono molto, ci prenderemo tutto.

 

Sempre in Lotta – Coordinamento Studentesco

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