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Il quattordici novembre non è che l’inizio!

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Uno degli elementi più significativi che sta emergendo dalle mobilitazioni sociali di questo autunno è quello che ci parla di una profonda radicalizzazione politica in corso in un largo settore di giovani e giovanissimi del nostro paese. Esiste un lungo filo rosso che collega i numerosi episodi di protagonismo giovanile degli ultimi anni: l’esplosione del movimento dell’ “onda” nel 2008,  le mobilitazioni autunnali del 2010 culminate negli scontri di Piazza del Popolo a Roma e la serie impressionante di cortei, autogestioni e occupazioni nelle scuole medie superiori di questo nuovo autunno caldo –nato dall’esigenza di contrastare i nuovi tagli all’istruzione pubblica e impedire l’ingresso dei privati negli organismi scolastici tramite il ddl Aprea- sono la testimonianza di un fenomeno che crediamo debba ancora mostrarsi in tutta la sua ampiezza e profondità. La crisi economica che sta investendo i Paesi dell’ Europa meridionale e le modalità attraverso le quali i diversi governi borghesi provano ad uscirne rappresentano ulteriori fattori di accelerazione di questo processo. Sta emergendo la percezione che c’è un legame fra il peggioramento delle condizioni di vita e le esigenze di un sistema economico che produce malessere, disoccupazione e miseria per tutelare gli interessi di un numero ristretto di persone. Non ci troviamo di fronte al classico fuoco di paglia autunnale. Il tono degli slogan, la ricchezza delle discussioni, i cortei combattivi ci fanno credere che siamo solo all’inizio di questo percorso.
La giornata del 14 novembre in questo quadro assume un peso specifico rilevante. Per la prima volta è stato convocato dai principali sindacati europei uno sciopero generale che valica i singoli confini nazionali. Nonostante lo sforzo profuso dai burocrati della Cgil per edulcorare questa giornata di lotta, questo appuntamento è stato guardato con un interesse via via crescente da parte di una fascia significativa di giovani e lavoratori anche in Italia. E’ la testimonianza che la crisi inizia a rimodellare il quadro dei rapporti sociali nelle realtà nelle quali si mostra con più forza, generando una pressione dal basso affinché si sviluppi una mobilitazione per contrastarne gli effetti. Chiaro, il livello di questa pressione è indiscutibilmente diverso da Paese a Paese – Grecia e Italia oggi non sono la stessa cosa- , ma questo non modifica il fatto che siano i sindacati dei Paesi più in difficoltà ad essere percepiti come i punti di riferimento naturali per la mobilitazione stessa. Questo spiega perché il quattordici i cortei più significativi in Europa ci siano stati in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo.Così può capitare che uno sciopero di sole quattro ore convocato dalla Cgil si trasformi in una giornata di lotta con centinaia di migliaia di giovani che scendono nelle strade di ogni città d’Italia. Sembra paradossale, ma è solo la testimonianza del fatto che la centralità della classe lavoratrice nella società capitalistica può orientare ed indirizzare anche le lotte che si sviluppano in altri settori.
Come dicevamo in precedenza, nonostante nelle grandi città la scelta da parte delle strutture studentesche tradizionali è stata quella di convocare piazze alternative a quelle della Cgil, nella stragrande maggioranza dei casi ci si è trovati di fronte a manifestazioni partecipate e combattive. Emblematico è il caso di Roma, in cui gli appuntamenti lanciati erano addirittura cinque. Quattro sono stati poi i cortei che hanno sfilato per le strade della città, fra i quali, per numero di presenze, spiccava sicuramente quello dei Medi autorganizzati partito da Piramide. Quando i tre principali gruppi di manifestanti si sono uniti fra loro si è arrivati a costituire un unico grande corteo con la presenza di circa cinquantamila persone. Nella stragrande maggioranza dei casi, giovanissimi delle scuole medie superiori di Roma e provincia. Le violente cariche della Polizia a Ponte Sisto hanno impedito di proseguire verso il centro, ma rimane l’immagine di un corteo enorme e politicamente molto vivo. Scontri ci sono stati anche a Milano, Torino, Padova e Bologna. E in tutti questi episodi è emersa la volontà da parte del Governo di lanciare un segnale chiaro attraverso cariche molto dure. Da parte nostra ripetiamo che la ricerca dello scontro di piazza fine a se stesso non può essere concepito come strumento aggregativo utile a far compiere il salto di qualità alle lotte. Anzi, nella maggioranza dei casi questi episodi non fanno altro che scoraggiare il protagonismo di massa di quei ragazzi che sono alle prime esperienze con manifestazioni di questo tipo. Nonostante questo, esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni feriti ed arrestati nelle diverse città e condanniamo la brutalità della polizia che anche questa volta non si è fatta problemi a manganellare alle spalle minorenni inermi che tentavano di fuggire dagli scontri.
Nelle città in cui i compagni di Sempre in Lotta avevano la possibilità di convocare loro stessi il corteo studentesco, lo hanno fatto sempre aderendo alla piazza nella quale erano presenti anche i lavoratori in sciopero. Questo è un elemento fondamentale sul quale la stessa organizzazione costruisce il proprio profilo politico. E’ tutta l’esperienza del passato a dirci che solo cercando l’unità d’azione con la classe lavoratrice gli studenti sono in grado di far prevalere le proprie proposte. Le conquiste del passato sono avvenute sotto la spinta di grandi mobilitazioni unitarie, non da gesti “esemplari” di avanguardie isolate. Criticare le scelte del gruppo dirigente della Cgil è doveroso oltrechè necessario in questa fase, ma questo non significa voltare le spalle a quei lavoratori che vedono nel sindacato uno strumento utile per la difesa dei propri interessi. La battaglia per l’unità coi lavoratori, deve affiancarsi a quella per l’organizzazione nelle scuole e nelle università. Il movimento ha delle potenzialità enormi, ma lo spontaneismo, se in una prima fase può essere un punto di forza, alla lunga si trasforma in un limite. Come ci si difende dalle aggressioni dei fascisti? Come si definisce il proprio programma di rivendicazioni? Come si cercano legami con altri soggetti sociali? Per discutere di questi temi serve un metodo che può scaturire solo dal confronto in un’organizzazione nella quale tutti si riconoscono.
Già a partire dalle prossime settimane Sempre in lotta sarà impegnata costruire le scadenze di mobilitazione che coinvolgeranno tantissimi studenti, a partire dalle giornate di mobilitazione lanciate dalla Fiom per il 5 e il 6 di dicembre. Ancora una volta ci sarà l’occasione di costituire quel fronte lavoratori-studenti che deve diventare il chiodo fisso di ogni attivista che aspira a cambiare la società nella quale vive.

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