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12 ottobre: una lotta da costruire in piazza

Il dodici ottobre ha visto in piazza a Milano non solo numerosi studenti, ma anche i lavoratori della scuola (docenti e non) dato lo sciopero in coincidenza. Fin qui tutto bene: un buon corteo combattivo che rispondeva bene agli slogan di lotta più avanzati. Lo spezzone del Collettivo Pantera (Sempre in Lotta – Milano) ha visto di nuovo la partecipazione di compagni dalle zone di Crema e Varese e ci sono stati cortei in tutta Italia, con l’esordio in piazza del collettivo di Agrigento.

Il percorso è partito da largo Cairoli, come di consueto a Milano: già dalla concentrazione in piazza, prima di avanzare per le strade della città si poteva sentire la combattività dei manifestanti, sempre più stanchi dei tagli, dei licenziamenti, della repressione, dei privilegi di pochi eletti facenti parte della “casta”, vago termine dietro al quale, molti se ne stanno accorgendo, si nasconde impunita l’intera classe dominante e non solo qualche centinaio di politici criminali.

Purtroppo è quando si comincia a parlare dell’unità della piazza che iniziano i problemi. Innanzitutto sono state convocate tre mobilitazioni separate in tre settimane diverse (il 5 ottobre, come ricordiamo, proprio il 12 e seguirà il 18 sempre nello stesso mese) e, pur felicitandoci per la quantità di cortei, ci rammarichiamo nel vedere una totale divisione di piazza con ciascuna struttura a tirare acqua al proprio mulino. Per ottenere quella scuola pubblica gratuita e di qualità e tutti quei diritti che da sempre rivendichiamo, è necessaria – ribadiamo ancora – l’unità internazionale fra gli studenti e i lavoratori, ma qui pare persino mancare la capacità di organizzare l’unità fra i soli studenti milanesi. Perché?

Già il 5 ottobre avevamo visto nel capoluogo lombardo due piazze (una a Cairoli, l’altra a Porta Venezia) e tre cortei; venerdì scorso lo spezzone di Sempre in Lotta è giunto al palazzo della regione Lombardia dopo aver assistito a una vera e propria separazione di un’ala del corteo (quella della Rete degli Studenti Milano) che ha lasciato moltissimi ragazzi stupiti e costretti a riorganizzarsi sul momento.

Con lo spezzone del Collettivo Pantera abbiamo seguito l’UDS e i lavoratori della CGIL del settore scuola: giunti sotto al palazzo della regione, i camioncini del sindacato e dell’Unione Degli Studenti si sono fermati in piazza per una piccola assemblea. Nonostante dure parole sull’assenza di democrazia del governo Monti, non ne abbiamo vista molta di più nell’assemblea: solo cinque interventi, due dell’Uds e tre di dirigenti o funzionari del sindacato. A nessun altro studente è stato concesso altro se non di ascoltare. Ciò che abbiamo ascoltato era una serie di denunce, seppur corrette, dell’operato del governo tecnico e del centrodestra. È evidente come questo si leghi alla crisi della giunta Formigoni, ma il problema è: qual alternativa si propone?

Penseremo male noi, ma ciò che usciva da questa assemblea in cui non si poteva intervenire aveva il classico suono di una benedizione della Cgil su un futuro centro-sinistra lombardo. Se è quella la proposta, non abbiamo niente a che spartire con queste illusioni. Ogni governo di centro-sinistra, nazionale e locale, ha già dimostrato il suo ruolo pienamente interno alle politiche di austerità, e troverà la nostra opposizione. Dovremmo invece sin da subito costruire dal basso, proprio da queste mobilitazioni, le forze e le organizzazioni per opporci a un Formigoni, a un Monti, al centrodestra come al Pd e in definitiva al sistema capitalista per rovesciarlo. Niente di tutto questo è stato fatto presente: e non si creda che nessun altro abbia tentato di prendere la parola: “Sì, sì, il tuo intervento è il prossimo, ma… oh! Mi spiace, è appena finita l’assemblea!”

Infatti, a chiusura legittima del corteo (e totalmente arbitraria chiusura dell’assemblea), è subito seguita una dimostrazione di piazza: tutti gli intervenuti sono stati invitati ad alzare le mani e protestare sotto i cancelli della Regione gridando “Vergogna, vergogna!” (come se un padrone, che ha tutta l’intenzione di spremere fino all’osso studenti e lavoratori, possa all’improvviso ravvedersi!).

Di nuovo vediamo con favore iniziative volte a coinvolgere l’intera piazza, ma siamo dubbiosi sull’efficacia del passare cinque minuti con le mani in alto nel, pur legittimo, tentativo di rovesciare Formigoni e i suoi amici. Anzi, a onor del vero, solitamente è chi è a mani in alto e disarmato che poi finisce male, non chi è ben protetto dalla polizia.

Davanti a vaste mobilitazioni come quelle del 5 e del 12 ottobre e con il difficile autunno di crisi che ci si presenta è nostro dovere interrogarci su come vanno gestite le piazze. Innanzitutto, rivendicando cortei ancora più estesi e uniti, chiamando le scuole in manifestazione e gridando a gran voce la parola d’ordine dello sciopero generale a oltranza per riempire le strade della forza dell’intera classe lavoratrice, studenti e operai.

I cortei che terminano con delle assemblee sono un’ottima cosa, ma è necessario che queste siano libere fino in fondo e che tutti possano esprimersi! Non è poi molto difficile, è sufficiente incaricare un moderatore di scrivere l’elenco degli interventi e chiamarli con ordine. Noi chiediamo una reale democrazia di piazza: per portare avanti le nostre proposte ed ottenere ogni diritto che ci spetta abbiamo bisogno di libere discussioni che presentino il punto di vista di studenti, disoccupati, precari e lavoratori in lotta e propongano coerentemente nuove prospettive future, nell’unità di classe del 99%, la classe lavoratrice, la classe degli studenti, degli sfruttati e degli spremuti fino all’osso, contro tutto il padronato, l’1%, gli imprenditori e le banche.

Tutti gli esempi internazionali ci guidano in questa direzione: in Canada il movimento di massa più grande nella storia del paese ha unito lavoratori e studenti verso il ritiro di tagli e leggi repressive. La Spagna non è da meno: chi era semplicemente indignato ora lotta con maggiore coerenza contro l’austerità imposta dalla Banca Centrale Europea. Il nostro esempio preferito rimane quello greco, non solo per la combattività dei movimenti, ma per la dura realtà che ci pone davanti: la crisi ci metterà nelle stesse condizioni di Atene e con la stessa forza noi dovremo reagire in ogni piazza.

Non siamo stati noi a causare questa crisi: non saremo noi a pagarla.

Noi ci schieriamo contro tagli, licenziamenti e la totale distruzione di tutti i servizi pubblici (dalla scuola, ai trasporti, alla sanità), ma solo uniti con tutti gli studenti e i lavoratori potremo vincere! Organizziamo le prossime mobilitazioni costruendo quest’unità per sconfiggere insieme l’intero sistema e non solo qualche ‘mela marcia’.

La strada per la conquista dei nostri diritti è lunga e difficile, ma noi siamo SEMPRE IN LOTTA!

 

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