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Contro la distruzione della scuola – Organizzati per resistere

L’autunno batte i primi colpi. Dopo il concorsone-farsa e con il progetto di legge ex-Aprea che continua la lunga marcia parlamentare per dare il salto di qualità alla privatizzazione della scuola pubblica, si rendono operativi i tagli della “spending review”. Dopo lo sciopero dei dipendenti pubblici del 28 settembre, e dopo i cortei del 5 ottobre che hanno mostrato che esiste fra gli studenti una volontà di mobilitarsi, ci aspettano altri appuntamenti di mobilitazione nazionale a partire dalla giornata del 12.

Ma i colpi dell’autunno si vedono dappertutto, con quel quadro di attacchi localizzati e piccole battaglie frastagliate che ha caratterizzato gli ultimi anni. Alcuni esempi: a Napoli chiude per mancanza di fondi l’Istituto italiano di studi filosofici, con tonnellate di libri scaricati in strada per essere portati in un riparo di fortuna. Questo a dimostrazione che le dichiarazioni sullo sviluppo dell’eccellenza non solo sono sbagliate, ma anche false. In provincia di Caserta si contano ormai 400 scuole private contro 217 pubbliche (La Repubblica), spesso in condizioni drammatiche. È di lezione la risposta all’istituto Nico Cortese di Maddaloni, dove è partita una mobilitazione spontanea degli studenti per riavere la palestra, rimasta chiusa per più di un anno perché inagibile; il preside ha mandato la polizia davanti ai cancelli che ha intimato agli studenti di sciogliere il presidio. Problemi solo del Sud? No, se a Milano i docenti di un istituto professionale devono usare i giornali appallottolati per provare a tappare i buchi delle finestre.

Lo strumento privilegiato per “non disturbare il manovratore” che taglia le risorse continua a essere la repressione. Un caso lampante è la Statale di Milano, dove dopo la chiusura per fallimento della libreria Cuem i locali sono stati riaperti prima dell’estate da un gruppo di studenti che ha iniziato un lavoro di biblioteca autogestita. L’unica risposta che ha trovato la direzione dell’università è stato saldare le porte dei locali quando la Statale era chiusa. In risposta si è sviluppata una mobilitazione che è culminata con la rioccupazione dell’ex libreria da parte di 200 studenti.

Sono, questi, esempi di come sta diventando lezione quotidiana il fatto che solo attraverso l’attivazione in prima persona per la difesa dei propri diritti si può tentare un’opposizione. È una lezione ancora tutta da guadagnare a un livello più ampio e che avrà bisogno innanzitutto di esperienza ed esempi. Un’esplosione di mobilitazioni paragonabili a quelle che vediamo in Grecia e in Spagna accelererebbe di colpo la velocità di questo processo, come abbiamo visto, più in piccolo, nel 2008, quando centinaia di migliaia di studenti che fino al giorno prima non si ponevano problemi “politici” si sono trovati il giorno dopo in cortei e assemblee. Come dicevamo sopra, vedremo se le prossime mobilitazioni convocate daranno questo genere di accelerazione.

Ma già prima di queste mobilitazioni ci stiamo impegnando a proporre un canale di attivazione per contrastare gli attacchi nelle scuole, attraverso le elezioni di istituto. La rappresentanza studentesca negli organismi scolastici, e in particolare nei Consigli di istituto, è una conquista delle lotte dei primi anni ’70. Un rappresentante di istituto attivo per la difesa dei diritti degli studenti può giocare un ruolo importante in una scuola: può combattere contro gli attacchi quando si discutono in Consiglio, può convocare assemblee di istituto per informare gli studenti e discutere insieme di cosa fare, può farsi portavoce delle richieste degli studenti. Non dobbiamo però avere illusioni: senza una mobilitazione organizzata che coinvolga un numero ampio di studenti difficilmente un rappresentante potrà portare fino in fondo queste battaglie; basti dire che il totale dei rappresentanti degli studenti in Consiglio di istituto è inferiore al 15% dei membri complessivi. Presentare una lista alle elezioni è quindi un primo passo, per provare ad avere uno strumento in più dentro la scuola ma soprattutto per aggregare chi vuole attivarsi anche oltre alle elezioni. A questi studenti proponiamo il programma delle liste “Sempre in lotta”, non come una lista della spesa elettoralista ma come punti fondamentali per combattere per il diritto allo studio.

Rivendichiamo una didattica di qualità: ritmi di studio sostenibili, non più di una verifica al giorno, l’abolizione degli esami a settembre per cui si può essere bocciati per una sola insufficienza, l’abolizione dell’ora di insegnamento della religione cattolica e la sua sostituzione di un’ora di storia o filosofia che tratti dell’argomento in modo laico, con insegnanti scelti dallo Stato e non dalla Chiesa.

Rivendichiamo un vero diritto allo studio: l’abolizione dei contributi volontari (centinaia di euro, spesso presentati come obbligatori dalle scuole), corsi di recupero gratuiti, l’assunzione del personale necessario, non più di 20 alunni per ogni classe, la gratuità dell’iscrizione e dei servizi. Rivendichiamo una vera democrazia dentro le scuole, contro ogni autoritarismo: abolizione del voto in condotta, nessuna repressione per chi va in manifestazione o fa attività politica dentro la scuola, aule per riunirsi e spazi per affiggere volantini e manifesti, tutela del diritto di assemblea di istituto.

Lottare per l’aumento dei finanziamenti all’istruzione pubblica e per l’abrogazione delle controriforme di questi anni, a fianco dei lavoratori e contro questo governo, fa pienamente parte di questo programma.

Stiamo lavorando per creare liste a partire da questo programma, ma anche dove non si riesce a presentare una lista la cosa più importante è che dal confronto su questi e altri punti si riesca a costruire una presenza organizzata che si possa poi coordinare a livello cittadino e nazionale con chi in altre scuole sta facendo lo stesso.

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