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Parte il referendum in difesa della scuola pubblica!

In questi giorni sta iniziando il nuovo anno scolastico e il dibattito sullo stato in cui versa la scuola pubblica si fa sempre più scottante.

Le condizioni della scuola pubblica sono a dir poco drammatiche e per quanto riguarda scuole materne e asili nido pesano gli ulteriori tagli arrivati con il fiscal compact: il governo taglia i finanziamenti a regioni e comuni e questi, sia amministrati dal centro sinistra che dal centro destra, non ci pensano due volte a scaricare sui lavoratori i tagli colpendo principalmente i servizi pubblici. Pochi mesi fa, infatti, abbiamo visto a Bologna l’esternalizzazione di 31 scuole comunali all’Asp Irides e oggi una parte dei lavoratori precari dei nidi comunali e delle scuole dell’infanzia si sta trovando con contratti differenti e nuove mansioni, mentre a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico mancano all’appello 142 posti, tra educatori e collaboratori, rispetto all’anno scorso. Da questa vertenza sta nascendo un comitato autoconvocato che si chiama Comitato per la difesa della scuola pubblica, un ottimo strumento per i lavoratori che in questo momento stanno lottando per avere scuole materne e asili nido pubblici e di qualità.

I fondi comunali si riducono ma nel frattempo le liste d’attesa non si sgonfiano: 828 bambini in attesa di un posto nei nidi comunali di Bologna per l’anno venturo e oltre 400 per le scuole d’infanzia. Di fronte a tutto ciò il Consiglio comunale, con i voti di Pd, Pdl e Lega, rinnova i finanziamenti pubblici di 1 milione di euro alle materne private paritarie (che al 99% sono confessionali cattoliche legate alla Fism), oltre ai finanziamenti che queste ricevono da Stato e Regione. Convenzione che è stata approvata con solo un’astensione da parte di Sel, l’uscita dall’aula di Idv e il solo voto contrario del Movimento 5 stelle.

La convenzione comunale alle scuole paritarie è nata a Bologna con la delibera 452 del 1994. Ad oggi le scuole private convenzionate dal comune sono 28, pari a 73 sezioni, e questi contributi pubblici hanno permesso di aumentare del 50% l’offerta formativa cattolica nella città di Bologna. Queste 73 sezioni ricevono dallo Stato, dalla Regione e dal Comune una somma di 2,3 milioni di euro (dato aggiornato al 2009).

Nello stesso giorno del voto in Consiglio comunale sul finanziamento alle scuole private, il Comitato dei garanti del comune di Bologna ha approvato il quesito referendario proposto dal “Comitato articolo 33” che sostanzialmente chiede se i finanziamenti pubblici devono andare alle scuole pubbliche o private. Nonostante sia una consultazione popolare limitata perché riguarda solo i finanziamenti delle scuole materne di Bologna, questa è una vittoria per chi in questi anni ha difeso la scuola pubblica. Il referendum può essere uno strumento utile se non si limita a raccogliere le firme e chiedere il voto dei cittadini ma se viene visto come un mezzo per coinvolgere tutti quei settori che sono scesi e continuano a scendere in lotta, principalmente del settore scolastico ma anche al di fuori di esso. C’è la necessità di radicarsi quartiere per quartiere, scuola per scuola e in tutti i luoghi di lavoro, per riprendere in mano la lotta per la difesa della scuola pubblica, gratuita e di qualità, a partire da questo caso specifico e allargando a tutti i livelli.

Possiamo vincere questa battaglia soltanto se ci organizziamo, prendendo esempio dalle recenti lotte dei lavoratori in Grecia e Spagna, per contrastare le politiche che da anni decidono solo di smantellare il welfare e attaccare i lavoratori.

 

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