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No al concorso truffa di Profumo!

Nella migliore tradizione, ad agosto parte l’attacco ai lavoratori: il ministro dell’istruzione Profumo, dopo aver garantito per quest’anno l’agognato tempo indeterminato a 21.011 docenti, ha annunciato per settembre il bando di concorso per l’assunzione di 11.892 docenti, che dovrebbero così entrare in ruolo a partire dal 2013.

Tuttavia, le voci di corridoio già smentiscono, ritenendo molto probabile che per un terzo di essi l’assunzione avverrà nel 2014.

Si annuncia anche un ulteriore concorso entro maggio 2013, dopo l’approvazione delle nuove regole per il reclutamento, ancora in discussione.

Il ministro pare dimenticare che sono appena finite le prove selettive per i Tfa, le nuove scuole di abilitazione, e non sembra interessato a dare risposta a chi ha speso e spenderà soldi per ottenere così un titolo, senza sapere cosa attendersi dal futuro.

In tempi di crisi, in cui il posto statale è il sogno di migliaia di precari e disoccupati, la notizia del concorso potrebbe far ben sperare in una ripresa dell’occupazione, ma l’illusione è destinata a infrangersi a contatto con la realtà.

Al momento attuale, i continui tagli alla scuola (150mila posti in meno con la riforma Gelmini negli ultimi tre anni) si combinano con gli effetti della spending review: ci sono più di 8mila esuberi di personale docente (che vanno a coprire i posti che fino all’anno scorso erano destinati a neoassunti e a supplenti); chi risulta inidoneo o titolare di materie che non esistono più (circa 3.500 lavoratori) deve ricollocarsi come bidello o segretario (con diminuzione evidente delle immissioni in ruolo e delle supplenze anche per queste figure); l’allungamento dell’età pensionabile rende più lento il turn over (le assunzioni di quest’anno, nei fatti, derivano proprio dal turn over, non si tratta di cattedre “nuove”).

La diminuzione delle disponibilità per gli insegnanti è inoltre aggravata da comportamenti illegittimi ma praticati su tutto il territorio nazionale, a partire dalle classi sovraffollate. La promessa di stabilizzare così tanti insegnanti assume davvero i contorni di una sparata demagogica a pochi mesi dalle elezioni.

Senza contare i problemi legati alle modalità di concorso: le prove, regionali, saranno solo per le classi di concorso nelle quali vi è disponibilità di posti; gli aspiranti devono essere già abilitati; è prevista una prova preselettiva scritta, poi una prova disciplinare scritta, poi una prova orale con anche una simulazione di lezione. Tutto questo in onore alla retorica della selezione di giovani capaci e meritevoli (si parla addirittura di un 10-15% di posti riservato agli under 30…) in grado di svecchiare il sistema scolastico.

Il ministero stima che si presenteranno alle prove circa 300mila aspiranti. In realtà i docenti abilitati che concorreranno saranno in primo luogo i 200mila docenti già presenti nelle graduatorie, che da anni mandano avanti la scuola. A questi si aggiungeranno probabilmente altri abilitati non ancora inseriti e forse, se il bando chiarirà questo punto, anche semplici laureati (dal 2000 ad oggi l’università ha sfornato 1 milione 560mila laureati che hanno un percorso adatto all’insegnamento).

Il dato che emerge è una sconfortante guerra tra poveri, espressa chiaramente dal ministro durante un’intervista: quanti sono già da anni in graduatoria in attesa di un posto fisso, “se vincitori potranno accelerare l’ingresso nel mondo della scuola”. Se i posti ci sono, perché non si utilizzano le graduatorie che, lo dice il nome, sono “ad esaurimento”? Senza mettere risorse a disposizione per assumere ed per eliminare il problema del precariato, quale altro scopo ci può essere nell’indizione di questo concorso se non fomentare una lotta intestina fra precari?

 

 

 

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