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Primi successi della campagna per il trasporto pubblico “Stop that train!” e al polo scientifico si impedisce il volantinaggio

La campagna in difesa del trasporto pubblico “Stop that train, vulimme saglì”, lanciata da qualche settimana dagli studenti del Comitato in difesa della scuola pubblica e dai Giovani Comunisti di Caserta e provincia, inizia ad avere successo. Banchetti e volantinaggi dove decine e decine di studenti si sono fermati a discutere e a compilare l’inchiesta del Csp si sono svolti a Caserta, a Maddaloni, a S. Maria Capua Vetere e ad Aversa. Alla stazione di Caserta, così come nelle scuole maddalonesi e nelle facoltà della Sun, si discute di ciò che avviene nel trasporto pubblico provinciale, dove la vicenda Acms arriva per ultima a definire un quadro disastroso. Con “Stop that train” si vuole sottolineare anche l’inutilità e la dannosità della TAV, che oltre a gettare nella repressione il popolo della Val Susa, dirotta e divora miliardi di euro in risorse utili a un rilancio del trasporto pubblico, all’ampliamento dell’organico di Trenitalia e a un rafforzamento e miglioramento della rete usata ogni giorno dai pendolari. I dati raccolti e elaborati, e le semplici verità scomode dell’affare TAV, in cui giocano un ruolo fondamentale le imprese della camorra, sembrano però infastidire a Caserta. Un volantinaggio assolutamente pacifico e civile al Polo Scientifico della Seconda Università è stato infatti letto dal preside Augusto Parente, intervenuto in “incognito”, come un atto offensivo verso l’amministrazione universitaria. A fronte di decine di questionari compilati e di una discussione resa interessante anche dall’aiuto di un gruppo di universitari delle facoltà di Matematica e Scienze Naturali sui danni della TAV, si è ritenuta fastidiosa, offensiva e “maleducata” la presenza di tali temi e documenti nelle mura dell’università. Gli atenei, che sono ancora pubblici e soggetti all’art. 21 della Carta costituzionale sulla libertà d’espressione e di riunione, sembrano dover essere esclusi dalla discussione nella società: non importa se uno studente non può seguire i corsi con i mezzi pubblici, non riguarda l’amministrazione universitaria.

Abbiamo provato a spiegare le nostre ragioni, e anche a interloquire, nonostante il rifiuto a presentarsi, con il professor Parente: abbiamo richiesto un incontro che speriamo avvenga al più presto, proprio per provare a capire le basi su una chiusura così netta e inedita, rispetto a ciò che avviene nelle vicine università napoletane, dove agli studenti sono garantiti ampi spazi di riunione e movimento, senza alcuna perplessità e ostilità.

Anche perché si tratta di chiarire che idea di istruzione e educazione del cittadino si ha alla Sun: se basata sul confronto democratico e sulla diffusione delle idee e della cultura, e della denuncia pubblica e della discussione, oppure su una falsa rappresentazione della libertà, in cui di tutto si può parlare, ma a decidere sono altri. Confidiamo nella disponibilità al confronto e nell’apertura dell’università agli studenti e alla società, e non in un modello come quello usato in Val Susa.

Noi, d’altro canto, sappiamo da che parte stare.

Comitato in difesa della Scuola Pubblica – Coordinamento Studentesco Universitario Caserta

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