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Fermiamo il treno delle privatizzazioni

All’indomani del 15 ottobre, nonostante sia diminuito momentaneamente il numero delle mobilitazioni, non è certo calato il sentimento generale di indignazione nella società rispetto alle soluzioni che padroni e banchieri impongono per uscire dalla crisi. Parliamo della solita solfa che spacciano per novità: privatizzazioni, liberalizzazioni e smantellamento definitivo dello stato sociale; sono le stesse politiche che i governi, conservatori o sedicenti progressisti, hanno portato avanti da anni in Italia come nel resto d’Europa. Non c’è pendolare che non si sia mai lamentato dei ritardi di Trenitalia, non vi è studente, lavoratore, precario o disoccupato che non sia colpito dall’aumento del costo del biglietto della metro, del pullman o dai continui tagli alle corse. Tutto questo perché? A partire dagli anni 80 quasi in tutta Europa il trasporto da pubblico diviene privato, a riguardo è clamorosa l’opera di smantellamento del trasporto pubblico, risultato? La sicurezza e la qualità del sevizio sono diminuite parallelamente all’aumento dei costi a carico dei pendolari e a quello dei licenziamenti dei lavoratori del settore. In Italia lo scenario si complica nel mezzogiorno, specialmente in Campania dove gli ultimi tagli rendono la vita di migliaia di pendolari veramente un inferno: l’Eav (Ente autonomo del Volturno) è la holding che controlla la maggior parte del trasporto pubblico regionale Campania; la sua gestione privatistica, clientelare e corrotta ha generato un debito di 500milioni di euro.

Le conseguenze le paga chi la mattina va a lavoro o a studiare, con circa 40mila corse in meno, alcune zone di provincia la domenica e i giorni festivi rimangono completamente isolate. Il Consorzio unico Campania, che gestisce il piano tariffario di 14 aziende regionali, nel 2011 ha aumentato il costo dei biglietti per le tratte brevi del 6% e per le tratte lunghe del 19%, in più le agevolazioni per gli studenti sono scomparse. La provincia di Caserta è in una situazione che definire drammatica è dir poco, se consideriamo la sua conformazione geografica che da sola rende difficile il raggiungimento del comune capoluogo da diverse località. L’ironia della sorte ci impone, in alcune zone, di rivendicare il trasporto pubblico e non semplicemente difenderlo, per questo è nata la campagna Stop that train… Vulimme saglì, promossa dai Giovani comunisti di Caserta e dal Comitato in difesa della scuola pubblica.

Potete trovare tutto il materiale della campagna, gli articoli e gli appuntamenti su http://stopthattrain.tk/, oppure sulla pagina Facebook Stop that train vulimme saglì.

di Luigi Piscitelli, Csp Caserta

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