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Stop that train….vulimme sagli’! Rivendichiamo il trasporto pubblico in provincia di Caserta!

Se sei uno studente, un lavoratore, un precario o un disoccupato che non dispone di un mezzo proprio (o delle risorse per mantenerlo), la prima cosa che ti chiedi per raggiungere il tuo luogo di studio, di lavoro o un colloquio per trovare un lavoro magari o per andare in qualunque altro posto tu desideri, è come. Se non puoi raggiungere questo luogo a piedi dovrai prendere forse un treno, se c’è, peserai a quanto costa il biglietto, valuterai l’ipotesi di prendere l’autobus se è più economico, ma forse dovrai aspettare molto tempo alla fermata e magari non passa. Perché tutto questo? Semplice, quanto terribile, in questo sistema economico il diritto a spostarsi gratuitamente e agevolmente vale più per i capitali finanziari che per le persone! A Partire dagli anni 80, prima negli Stati Uniti, poi nel Regno unito e in seguito nel resto d’Europa, è cominciato il lungo processo di privatizzazione del trasporto pubblico. La garanzia alla mobilità da diritto diveniva merce, gentilmente offerta dai governi liberali agli imprenditori. Il principio alla base di queste politiche economiche non è diverso da quello che muove le recenti ondate di privatizzazioni e liberalizzazioni: profitti privati a spese della collettività. Ci hanno raccontato per anni che pubblico significava inefficiente e che privato era sinonimo di miglioramento del servizio e abbassamento dei costi per mezzo della “magica concorrenza perfetta”. Il risultato è stato disastroso, mentre crescevano i costi dei biglietti di treni e autobus, diminuiva la qualità e la quantità del servizio offerto ai pendolari, contemporaneamente all’aumento dei licenziamenti dei lavoratori di questo settore. Oggi siamo davanti a un paradosso senza precedenti, vogliono costruire un mostro ambientale come la TAV, che costerà allo stato circa 35 miliardi di euro, quando negli ultimi due anni sono stati effettuati tagli pari al 75% delle risorse regionali destinate al trasporto ferroviario, se consideriamo che il totale dei contratti di servizio che Trenitalia ha stipulato con le Regioni per i prossimi due anni è di 2 miliardi l’anno è ovvio che le amministrazioni regionali non saranno in grado di rispettarli.

 Stato del trasporto ferroviario in provincia di Caserta

 L’Ente autonomo del Volturno (Eav) è una holding che controlla il trasporto locale su ferro e su gomma della regione Campania; la sua gestione privatistica, clientelare e corrotta lo ha reso un buco nero, con circa 500 milioni di euro di debiti. Chi è che paga questo deficit? Le cifre parlano chiaro, da settembre le corse sono diminuite del 30% (circa 40.000 in meno), ancora un volta pagano i pendolari!

Il Consorzio Unico Campania, che gestisce il piano tariffario di 14 aziende regionali, nel 2011 ha aumentato il costo dei biglietti per le tratte brevi del 6% e per le tratte lunghe del 19%, in più le agevolazioni per gli studenti sono scomparse. La provincia di Caserta è in una situazione che definire drammatica è dir poco, se consideriamo la sua conformazione geografica da sola rende difficile il raggiungimento del comune capoluogo da diverse località, il che trasforma l’alternativa del pullman (quando c’è) in un “viaggio della speranza”, ma la cosa grave sono gli effetti dei tagli ulteriori, essendo la rete ferroviaria esistente già da tempo inadeguata e insufficiente. All’interno del Consorzio Unico Campania, con i finanziamenti dell’EAV, c’è la MetroCampania NordEst, società che gestisce due linee ferroviarie (Santa Maria Capua Vetere–Piedimonte Matese e Benevento–Valle di Suessola-Cancello Scalo) e recentemente una linea metropolitana (Aversa-Napoli), coprendo una larga fascia del trasporto pubblico casertano.

La tratta S. Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese è l’unica che garantisce un collegamento con Napoli all’alto casertano, dopo gli ultimi tagli sono state soppresse le corse festive e domenicali lasciando completamente isolata questa zona. L’ulteriore diminuzione delle corse nei giorni feriali crea un disagio incredibile alla popolazione studentesca del matesino, intere classi delle superiori rischiano di sparire per l’impossibilità degli alunni di raggiungere la propria scuola.

Non molto diversa è la situazione degli studenti universitari e di moltissimi lavoratori dipendenti che viaggiano sulla tratta Benevento-Cancello, da tempo i pendolari di questa zona si lamentavano per l’aumento del costo del biglietto (da S. Maria a vico per pochissimi km di differenza si paga già la fascia U4 – 3,40 € – a differenza degli altri comuni limitrofi fascia U3 – 2,80 €-). I costi non sono per nulla paragonabili all’offerta di un servizio tanto scandente per condizione igieniche, numero delle carrozze, e inoltre su alcuni convogli mancherebbe – secondo l’ORSA- il sistema di sicurezza SCMT (Sistema di controllo della marcia del treno). Oltre all’indecente sovraffollamento dovuto alla diminuzione delle carrozze, una prassi della MetroCampania NordEst, il problema per i pendolari della Valle Caudina è viaggiare nelle fascia oraria dalle 7:24 fino alle 14:11, dove se perdi un treno il prossimo sta tra due ore e ovviamente anche qui la domenica rimani appiedato!

Che succede nell’Agro aversano? La recente apertura della metropolitana Napoli-Aversa era attesa dalla fine degli anni Ottanta (il progettato ampliamento fino a S. Maria Capua Vetere resta sulla carta), la sua realizzazione lascia molto a desiderare: le corse sono previste dalle 6 alle 22, ogni 15’, per un costo di 2.10 €. Governo e padroni dicono che “bisogna fare come in Europa” per qualunque cosa, a Helsinki (in Finlandia) per 2€ si può usufruire delle corse metropolitane dalle 5 alle 00.30, ogni 4’, ma evidentemente è un esempio scomodo. La stazione ferroviaria di Aversa, importante snodo sulla linea Roma-Napoli, non si trova in una condizione migliore, c’è un riduzione drammatica del numero di treni: se al dicembre 2009 c’erano 156 corse al giorno, oggi se ne registrano molte di meno. In confronto al 2002, sono state abolite fermate di Intercity importanti (i treni per la Germania e il Nord Italia su tutti) e diminuite le corse da e per Napoli e Roma: restano sette regionali per Termini, di cui 4 dalle 4.55 alle 6.56, e il resto spalmati sulla giornata. A differenza di Napoli, Caserta è quasi irraggiungibile da Aversa: 3 treni in prima mattinata (07.21, 08.28, 09.30), poi il nulla fino alle 13:00, con 16 treni fino alle 22.44. Uno studente del Polo Scientifico della Seconda Università spesso quindi è costretto a usare la macchina (se ne ha una), con detrimento dell’ambiente e della sua situazione economica, l’alternativa è non seguire i corsi!

Maddaloni presenta analogie, anche qua l’accetta dei tagli si fa sentire, con enormi intervalli la mattina dalle 10:00 alle 13:00 nella tratta Maddaloni-Napoli e dalle 9:12 alle 11:27 della tratta Maddaloni-Caserta o Maddaloni-Cassino. Uno studente che frequenta l’università a Napoli ogni giorno, andata e ritorno, spende 5,60€. Ciò vuol dire che se sono cinque i giorni dei corsi, in una settimana paga per i trasporti su ferro precisamente 28,00€. Le corse di MetroCampania Nord-Est che vanno a Salerno o a Cassino hanno un solo vagone, con conseguenti disagi. Nei giorni festivi la situazione è ancora più critica: sulla linea Maddaloni-Napoli in ci sono solo nove corse (41 nei giorni feriali), sulla Maddaloni-Caserta 11 corse (54 nei giorni feriali). La linea Maddaloni-Salerno ha solo 8 treni con ben tre cambi a Napoli-Centrale e uno a Cancello (15 nei giorni feriali ma con ben 4 cambi). Un altro centro importante, industriale oltre che scolastico, è Marcianise, sulla tratta ferroviaria Napoli-Aversa-Caserta. Da anni la stazione è sprovvista di biglietteria, con conseguenze assurde (si moltiplicano le multe ai pendolari senza biglietto che non riescono per motivi di tempo a recarsi dal rivenditore più vicino). Ci sono 30 corse per Napoli-Centrale dalle 5.26 alle 22.10, e 21 dalle 7.32 alle 23.06 per Caserta, un paradosso, essendo il capoluogo provinciale distante pochi chilometri. In più anche qui ovviamente si fa sentire l’aumento del costo dei biglietti per tutte le destinazioni, che vanno dal 15 al 30%.

Arriviamo a Caserta Città, dove ogni giorno più di 10.000 pendolari (stando ai dati di Legambiente) precorrono la tratta Caserta-Napoli. Dal 2010 ad oggi il costo del biglietto è aumentato del 17% (passando anche qui da 2,90€ a 3,40€ fascia U4) e in prospettiva è destinato a salire ancora. Le conseguenze sono allucinanti, per migliaia di studenti e di lavoratori, trovandosi in una situazione di ricatto, poiché l’alternativa del trasporto su gomma non è sempre una soluzione conveniente in termini di tempo di percorrenza delle tratte, essendo soggetto al traffico.

Stato del trasporto su gomma in provincia di Caserta

La crisi economica non risparmia il settore degli autobus in quella che una volta era nota come“Terra di Lavoro”, lo dimostrano le condizioni in cui versa l’ACMS (Azienda Casertana Mobilità e Servizi Spa). Quest’ultima consta di 5 linee urbane (nei comuni di Caserta, Capua, Maddaloni, Marcianise, S. Maria C. V.) e ben 32 linee extra-urbane che coprono 15.182.946 Km della provincia di Caserta (Alto, basso casertano fino al litorale domizio). Il problema è che le corse dell’ACMS sono letteralmente “corse fantasma”. Attualmente l’azienda è stata infatti dichiarata insolvente e posta sotto un’amministrazione straordinaria. Gli ultimi tagli del governo Monti hanno causato la messa in mobilità di 148 autoferrotranvieri lo scorso dicembre, dopo mesi di cassa-integrazione, una recente delibera della Provincia ne annuncia l’imminente licenziamento. Solita storia, a pagare sono i lavoratori e i pendolari!

L’alternativa a questo stato di cose, per l’amministrazione provinciale di Domenico Zinzi, è la costituzione di un unico grande consorzio delle 15 aziende private che gestiscono il trasporto pubblico locale. Nessuno sa bene come e quando nascerà poiché il bando di concorso è stato spostato varie volte dall’assessore provinciale ai trasporti Maffei, per garantire una partecipazione più ampia possibile al banchetto macabro del diritto alla mobilità ai vari imprenditori casertani!

Non c’è bisogno della sfera di cristallo per sapere cosa succederà, infatti abbiamo già validi esempi di che cosa sia la gestione privatistica degli autobus. Un emblema di questa è certamente la LTP-Laudato Trasporti Pubblici (il nome può trarre in inganno, ma sono pullman privati) offre un servizio extraurbano con due linee collegando i comuni di S. Felice a Cancello- Arienzo-S. Maria a Vico-Messercola-Montedecoro-Maddaloni-Caserta e Cervino-Maddaloni-Caserta.

La maggioranza dei pendolari che usufruiscono di queste linee sono studenti e lavoratori, per tanto l’aumento del 10% del costo di abbonamenti e biglietti si fa sentire. Come sempre più aumentano i costi, più risparmiano sul servizio, infatti le corse dalle 14.00 fino alle 21.40, sono sempre minori e all’incirca una ogni ora. Per non parlare poi dei giorni festivi, gli abbonamenti non sono validi e nel periodo estivo le corse si dimezzano. Nelle ore di punta i pullman di laudato sono strapieni costringendo i passeggeri a viaggiare come le sardine, non rispettando i criteri minimi di sicurezza. Ovviamente è d’obbligo aspettare dai 15 ai 30 minuti alle varie fermate, prima di prendere la propria corsa, la cosa peggiore è aspettare sotto la pioggia poiché in molte zone mancano anche le pensiline.

Ad Aversa invece, nonostante le fanfare della giunta Ciaramella per l’introduzione di due navette, c’è in una situazione altrettanto difficile: non esiste una biglietteria allo stazionamento e l’unico modo per fare il biglietto è scendere alla metro. Le corse delle navette che normalmente dovrebbero collegare stazione con università sono pochissime al contrario degli accordi e dai finanziamenti delle università stesse con la CTP.

Il raggiungimento dei comuni dell’Agro è un’utopia, con poche corse, e con un grande giro d’affari dei pullman privati, che di fatto riescono ad avere una posizione preminente nello spostamento degli studenti (solo tra licei e istituti superiori ad Aversa c’è una popolazione studentesca prossima alle diecimila unità).

Raggiungere le scuole aversane da Parete è un’impresa col trasporto pubblico: pochi mezzi, sovraffollati e in costante ritardo, ormai usurati dal tempo. Non tutte le fermate nei comuni limitrofi (Trentola e Lusciano) sono garantite, così come lo stato del servizio Orta di Atella, uno dei comuni più popolosi dell’Agro, è mal collegata ad Aversa, dove parecchi studenti si recano a scuola e all’università.

È stato soppresso l’autobus T47 (tratta Caserta-Teverola), che collegava la cittadina con la zona industriale, mentre il T65 (tratta Aversa-Caivano frequenza ogni mezz’ora circa sulla carta) passa ogni ora e mezzo, senza alcuna certezza. Orta è collegata anche a Napoli ma gli autobus T31 e T71 (Orta-Napoli) garantiscono servizio impeccabile fino alle 9:00, ritardi e spesso corse soppresse dopo quell’orario. Non esiste alcun collegamento con le due stazioni ferroviarie di Frattamaggiore e Sant’Arpino. Nel deserto del trasporto pubblico, i privati entrano e offrono collegamenti ad esempio con Caserta, e con Marcianise, distante 10 km.

Per Marcianise esiste un solo autobus all’andata e uno al ritorno che fa esclusivamente servizio scolastico con conseguente sovraffollamento all’interno di esso, nonostante gli abbonamenti mensili continuino ad aumentare arrivando anche a costare 60€; mentre l’SI21 e l’SI22, che effettuano anche trasporto scolastico, spesso e volentieri vengono soppressi.

L’ironia della sorte è che in questa provincia non possiamo limitarci a difendere il trasporto pubblico, in alcuni casi si tratta di rivendicarlo. Nella crisi del capitalismo, non si tagliano si privatizza solo il trasporto pubblico, ma per il profitto di pochi si chiudono anche le fabbriche che producono autobus e treni, mandando a casa migliaia di lavoratori (vedi l’Irisbus di Avellino). Per tanto l’unica strada è quella dell’unità in primo luogo tra pendolari e lavoratori del trasporto pubblico, ma anche tra questi e gli operai che producono i mezzi, a partire in provincia di Caserta dalla Firema Trasporti!

Organizzati e lotta con noi per :

 – Piano nazionale del trasporto pubblico su ferro e su gomma: nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori e dell’utenza di Trenitalia e di tutte le aziende private che gestiscono treni, autobus, filobus e metropolitane!

– Trasporto pubblico e gratuito per tutti: aumento immediato dei finanziamenti pubblici, reintroduzione delle agevolazioni per studenti e lavoratori, dimezzamento dei costi del biglietto a parità di fascia oraria per arrivare alla gratuità totale!

– Per uno sviluppo eco-sostenibile del trasporto pubblico: potenziamento del servizio ferroviario e metropolitano, e utilizzo dei mezzi su gomma a metano. Così si possono creare posti di lavoro e riattivare importanti aziende campane (Firema, Irisbus, Ansaldo)!

– Da dove prendere le risorse? Cominciamo ad abolire opere inutili come la TAV in Val di Susa, poi passiamo alla nazionalizzazione dei settori strategici dell’economica per il trasporto pubblico a partire dalla produzione di carburanti, fino a quella dei mezzi di trasporto!

 

 

 

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