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Milano, sulla mensa: servizi esternalizzati la verità dietro le quinte

Dopo tredici anni di lavoro, i dipendenti della società NFC, che nel corso degli anni ha spesso cambiato nome (ASPAM, oggi Big Chef) oggi ancora operante in Bicocca, Demag e A2A Bergamo e Brescia, in seguito al fallimento della suddetta azienda si vedono negato il diritto a percepire il TFR. Ma procediamo con ordine: in seguito alla scadenza dell’appalto e del conseguente ritiro dell’azienda dallo stesso, l’NFC come da CCNL avrebbe dovuto liquidare dopo un massimo di quaranta giorni i lavoratori; dopo diverse proroghe e rinvii per la consegna del TFR, che aveva come scadenza dicembre 2011, l’azienda ha dichiarato fallimento a metà novembre, aggirando il diritto dei lavoratori a percepire il TFR. Visto che i lavoratori sono stati tenuti all’oscuro del fallimento, e dal momento che l’NFC ancora mantiene dei dipendenti non liquidati, sorge il sospetto che quanto accaduto non sia per niente casuale, ma si tratti invece di una mossa per raggirare i lavoratori e i loro diritti e i debiti non pagati ai fornitori. Evidentemente raggiri e azioni poco trasparenti sono un “vizio di famiglia”, che riguardano l’NFC, le altre aziende affiliate e i vari prestanome di turno; per questa ragione chiediamo agli enti che si servono ancora di questa azienda (Big Chef), al CIDIS e ai rettori delle università appaltatrici, di aiutare i lavoratori a ottenere i denaro loro spettante e il conseguente rispetto dei loro diritti.

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Vogliamo inoltre informare gli altri dipendenti delle aziende legate all’NFC e alla sua proprietà e avvisarli che quanto accaduto potrebbe non trattarsi di un fatto isolato, e li invitiamo a fare attenzione a non essere defraudati dei propri diritti.

Appare tuttavia evidente come episodi di questo tipo siano destinati a ripetersi a causa dell’esternalizzazione dei servizi affidati alla gestione privata anziché essere forniti dallo Stato: la necessità aziendale di fare profitto si scontra inevitabilmente con i diritti dei lavoratori e il diritto allo studio, che per gli studenti comprende anche la possibilità di avere un pasto caldo, di qualità e gratuito.

Fino a quando l’università non garantirà tutto questo e fino a quando non vi sarà una gestione realmente democratica che coinvolga studenti e lavoratori, i diritti di entrambi saranno calpestati.

Alle consuete e monotone obiezioni sulla mancanza di fondi per soddisfare tali rivendicazioni, bisogna far notare che annualmente vengono spesi per finanziare scuole e università private circa 1400 milioni, per non parlare delle regalie e donativi della regione Lombardia all’istruzione privata, il tutto a scapito di un reale diritto allo studio.

COLLETTIVO PANTERA-CSU MILANO

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