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Università statale di Milano:scoprono sempre qualcos’altro da tagliare

Quello appena trascorso è stato un semestre che si è aperto, paradossalmente, con la chiusura della CUEM, cooperativa nata nel ’68, che in Statale oltre ai libri per gli esami e al materiale di cartoleria forniva agli studenti le dispense delle lezioni dei professori, una delle conquiste delle lotte studentesche di quegli anni. Certo, non parliamo di un servizio che garantiva i testi gratis a chi doveva preparare un esame, ma almeno si poteva trovare un libro usato a metà prezzo o avere qualche sconto. Ora queste possibilità le amministrano i soliti noti: infatti la chiusura della CUEM, che ha riguardato anche il polo di Cittàstudi, ha avuto come effetto quello di lasciare il monopolio dei servizi di cartolibreria in università alla CUSL, liberia legata alla lista Obiettivo Studenti. Si rinforza così, tanto per cambiare, Comunione e Liberazione, che fra una battaglia contro il diritto all’aborto e una per le università private fa il possibile per tutelare gli interessi economici di una parte della borghesia nazionale, adeguatamente organizzata nella Compagnia delle Opere e che, per usare un eufemismo, gode dei favori del presidente della regione Lombardia. Basti ricordare, a puro titolo d’esempio, i 4,5 milioni di euro pubblici regalati dalla regione proprio per la costruzione di una scuola privata di Cl a Crema. Oggi, a distanza di quasi 4 mesi dalla chiusura per fallimento, e nonostante le parole rassicuranti dell’università che – diceva – si sarebbe interessata al destino della CUEM, tutto rimane fermo; i locali rimangono “chiusi per lavori”, come recitano i cartelli affissi. lavori che però nessuno sa quando termineranno, nè tantomeno si sa se perdurerà il monopolio di CL o se qualche altra cooperativa farà la sua comparsa.

A questo si aggiunge la situazione di cronica precarietà del servizio mensa, servizio esternalizzato e dato in appalto ad aziende che di volta in volta partecipano ai concorsi e che di volta in volta aumentano i prezzi e riducono la qualità per poter far maggiori profitti e coprire le sempre più crescenti spese che l’università tenta di accollare loro (luce, acqua, gas…), diretta conseguenza dei tagli e delle riforme che dall’Autonomia Universitaria alla Gelmini svendono gli atenei ai privati.

Prima di quest’estate non si sapeva neanche se il servizio mensa sarebbe stato ancora garantito per l’anno successivo. Dopo essere riusciti a mantenerlo (ma con significativi aumenti dei prezzi), il cambio di azienda ha portato come sempre con sè il rischio per i lavoratori di non ricevere le liquidazioni spettanti, poichè la vecchia azienda ha nel frattempo dichiarato fallimento, o quello di perdere gli anni di anzianità maturati durante il servizio. Il nuovo appalto scadrà di nuovo a maggio, e su un altro diritto (a pagamento, a dire il vero) degli studenti, così come su posti di lavoro, pende un punto interrogativo.

Da governo e amministrazione universitaria possiamo aspettarci solo questo, per un futuro diverso ci sono le nostre lotte.

Collettivo Pantera-Csu Milano

 

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