You are here: Home // Campagne, Territori // L’università ai tempi della crisi

L’università ai tempi della crisi

Impossibile non accorgersi di quanto i costi per l’università pubblica stiano aumentando vertiginosamente come conseguenza dei tagli indiscriminati da parte sia dei governi di centro-destra che di centro-sinistra. Lo smantellamento dell’istruzione pubblica va avanti da più di vent’anni e di questo processo la riforma Gelmini rappresenta solo l’ultimo furioso attacco. Quando si discute della privatizzazione dell’istruzione pubblica infatti si assiste ad un consenso bipartisan e a pagarne le conseguenze sono sempre gli stessi, cioè i lavoratori e le loro famiglie. In questo contesto la crisi economica internazionale, che pesantemente colpisce anche il nostro paese, aggrava ancora di più la situazione. Con l’ultima manovra finanziaria, ai tagli per 8 miliardi di euro della riforma Tremonti-Gelmini, se ne aggiungono altri, che fanno del diritto allo studio un ricordo ormai lontano. Si pensi infatti all’ennesimo prelievo che il governo ha effettuato dal “bancomat” dell’istruzione pubblica per fare cassa in vista del pagamento del debito: lo Stato italiano destinava al diritto allo studio la già esigua percentuale del 4,8% del proprio PIL che nell’ultimo documento economico finanziario 2011-14 subirà una diminuzione al 3,7% per il 2015 e al 3,2% per il 2030.

VAI ALLA PAGINA DE MATERIALI

Emblematico risulta poi il fatto che buona parte della percentuale suddetta sia destinata al finanziamento delle scuole ed università private, quindi rivolta a coloro i quali già si trovino nella facoltà di poter sostenere tasse elevate. Il diritto allo studio passa dunque dall’essere un diritto per tutti ad un privilegio per le famiglie agiate.

Ad essere colpite duramente sono sicuramente le famiglie con redditi bassi che vengono attaccate dalla recessione su diversi fronti. Uno di questi è indubbiamente quello che investe il mondo del lavoro. Ad oggi infatti, soprattutto nelle realtà meridionali, più della maggioranza assoluta della popolazione è senza lavoro e le prospettive per le giovani generazioni non sono migliori, basti considerare che nel Mezzogiorno un giovane su tre è disoccupato. L’altro fronte è rappresentato proprio dalle carenti possibilità per le famiglie di lavoratori dipendenti di potersi permettere di pagare gli studi per i propri figli. Tali difficoltà sono aggravate dagli aumenti considerevoli delle tasse universitarie. Facendo un paragone tra il periodo precedente all’esplosione della crisi finanziaria (a.a. 2007/2008) e oggi, notiamo come la sola università Federico II di Napoli abbia aumentato le fasce di contribuzione, per il pagamento delle tasse da 15 a 19, aumentando il carico economico dei redditi medio-bassi ed eliminando un’importante variabile per la determinazione delle fasce di contribuzione ovvero, il numero di componenti del nucleo familiare (per il C.d.A. fa poca differenza se un lavoratore debba mantenere 2, 4 o 6 persone!). Considerando un nucleo familiare medio, di 4 persone, con reddito annuo pari a 16.546,63 € (monoreddito da 1270 € al mese circa) che nel 2007 rientrava nella I fascia, oggi questa stessa famiglia si troverà nell’ VIII fascia, passando da un totale annuo di 311€ ad uno di 576€, con un aumento di 265€ annui, senza valutare che questo studente non potrà fare richiesta per la borsa di studio, riservata da quest’anno, solo agli appartenenti alla prima fascia.

L’espansione delle tasse universitarie non viene accompagnata dal mantenimento dei servizi per gli studenti. Infatti l’acquisto di libri di testo, mensa, trasporti rappresentano un’ulteriore peso per gli universitari che troppo spesso sono costretti alla rinuncia agli studi. Il processo di smantellamento dell’istruzione nella realtà napoletana è evidente. Si è proceduto prima a chiudere le mense universitarie, nel 2001 quella della Federico II e nel 2005 quella dell’Orientale, si è proseguito chiudendo le biblioteche, impedendo agli studenti di poter studiare su testi presi in comodato d’uso, concludendo con l’abolizione delle agevolazione sui trasporti pubblici. A ciò si aggiunge il nuovo sbarramento economico che gli atenei compiono: se nel 2007/2008 la prima rata corrispondeva al 40% circa del totale, nel 2011/2012 questa corrisponde al 60% circa.

All’aumento considerevole della tasse universitarie corrisponde, non solo il taglio dei servizi per gli studenti, ma anche la diminuzione della possibilità di fare richiesta di alloggi per pendolari e fuorisede, praticamente nulli (circa 280 posti a fronte di studenti pendolari e fuori sede che rappresentano una fetta considerevole degli iscritti).

Nel periodo pre-crisi l’accesso agli studi universitari era un lusso per le famiglie, oggi questo sarà addirittura un’utopia. E’ evidente come l’accesso all’università, in questo modello di società, non si configura come un diritto, ma bensì come una mera possibilità per chi ha i mezzi economici per sostenere i costi esorbitanti dell’”istruzione pubblica”! Svantaggiati ovviamente non sono solo i nuovi iscritti, ma anche coloro che hanno già intrapreso il percorso universitario, in quanto anch’essi colpiti da queste misure: considerando appunto l’aumento dei costi è facile comprendere l’aumento direttamente proporzionale degli studenti che rinunciano agli studi per esigenze economiche.

Le difficoltà continuano anche all’uscita dal mondo della formazione in quanto con la controriforma Gelmini vengono enfatizzate le differenze “qualitative” tra le diverse università, per cui abbiamo una vera e propria distinzione tra atenei di serie A e atenei di serie B. Conseguenza di ciò sarà l’intrinseca perdita di valore del titolo di studio per tutti i neolaureati che non proverranno dagli “atenei virtuosi” e dunque un ennesimo ostacolo per l’ingresso nel mondo del lavoro già di per se precario e senza una prospettiva certa.

COME COLLETTIVO STUDENTESCO UNIVERSITARIO LOTTIAMO PER:

ABOLIZIONE DELLE CONTRORIFORME DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA a partire dalla dall’autonomia scolastica e universitaria, riforma Moratti, sistema 3­+2, riforma Gelmini

UNIVERSITA’ PUBBLICA, DI MASSA E DI QUALITA’

STABILIZZAZIONE DI TUTTI I PRECARI iniziando dai lavoratori della scuola e dell’università

I SOLDI SI PRENDANO DA: finanziamenti alle scuole private, dal Vaticano e dalla spesa militare

 

Leave a Reply

Copyright © 2009 Sempre in Lotta – Coordinamento studentesco. All rights reserved.
Designed by SempreInLotta. Powered by SempreInLotta.