You are here: Home // Territori // Laureati in crisi!

Laureati in crisi!

La crisi economica internazionale obbliga le giovani generazioni ad un futuro tanto fragile quanto tragico. Con la nuova manovra finanziaria, il Governo ci ostacola qualsiasi tipo di futuro dignitoso e sembra che con questa si sia toccato il fondo. Tuttavia basta volgere lo sguardo alla situazione greca per capire come non siamo che all’inizio di un processo di smantellamento di diritti fondamentali quali quello del lavoro, dell’istruzione e, in ultima analisi, quello al futuro. A determinare tutto ciò è la BCE che tende, a partire dalla lettera di Trichet di qualche mese fa, a normalizzare la distruzione di conquiste di anni di lotta, imponendo alle classi subalterne di questo paese di farsi carico di una crisi che non è stata prodotta da loro ma che è frutto del collasso finanziario di questo sistema economico e della speculazione che ha portato una parte molto minoritaria della società a fare lauti profitti. La conoscenza, che dovrebbe essere il campo di maggior investimento, in quanto dà gli strumenti per la costruzione consapevole del proprio e dell’altrui futuro, occupa gli ultimi posti nella scala degli obiettivi del “nostro” Governo.

VAI ALLA PAGINA DE MATERIALI

Infatti il documento economico approvato dal parlamento prevede che la percentuale di PIL destinata all’istruzione, attualmente già bassissima, passi dal 4,8% al 3,2% nel 2030, imponendo così tagli assurdi che vanno e andranno a gravare sui servizi agli studenti, come l’aumento delle tasse che impedisce, con effetto immediato, a molti di terminare il proprio percorso di studi. Al danno s’aggiunge anche la beffa: i pochi superstiti che riescono con difficoltà a laurearsi (attualmente solo il 20% dei giovani tra i 25 e i 34 anni) trovano le porte del lavoro completamente sbarrate. I laureati italiani, rispetto a quelli di altri paesi europei, vengono assunti con grande difficoltà, perdono l’occupazione con maggior facilità e, nel caso la trovino, sono retribuiti davvero male. La stabilità lavorativa riguarda solo il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali. Tra le diverse facoltà, le disparità sono evidenti ,come se non bastasse , rispetto alla diversa accoglienza che il mercato dà loro a seconda dei percorsi di studio. I picchi interessano oltre a chi esce dal percorso medico e sanitario (98%), i laureati del gruppo economico-statistico (entrambi quasi 86%), di architettura e quelli di ingegneria (84,7%) . All’estremo opposto troviamo i laureati del gruppo geo-biologico (47,1%), chimico-farmaceutico (48,5%), giuridico (50,2%) e scientifico (62,3%)e per finire quello filosofico-letterario (25-30%). Le limitate possibilità in termini di occupazione lasciano spazio ad una domanda disperata che trova risposte in canali di sfruttamento, come il lavoro nero: laureati senza contratto e tutele correlate. Anche gli stage, mezzi di “formazione sul campo” per chi è alla prima esperienza di lavoro, vengono sempre più utilizzati per nascondere veri e propri rapporti di lavoro con prestazioni sottopagate o non pagate. Con grande beneficio del datore di lavoro che assume, in questi casi, tutte le caratteristiche del truffatore”in giacca e cravatta”. Il diffondersi di queste patologie lavorative è molto preoccupante se il fenomeno si legge nel contesto generale della crisi che stiamo attraversando. Un futuro, infatti che prospetta un mondo del lavoro senza tutele, regole certe e diritti, perché immolati al dio del “profitto” che comporta una regressione di secoli della società.

Nel sud il problema della disoccupazione, ovviamente come accade con tutte le altre problematiche che affliggono il nostro paese, è maggiore. A cinque anni dalla laurea il distacco tra nord e sud rispetto la percentuale di disoccupazione è del 13%, ma ad affliggere soprattutto il Mezzogiorno è ancora l’altissima differenza di genere che pone nuovamente all’ordine del giorno la questione femminile. Una laureata a parità di mansione rispetto ad un suo collega non solo ha meno possibilità di accedere al mondo del lavoro ma, qualora dovesse riuscirci percepisce un salario inferiore, infatti una donna guadagna circa il 65% del salario di un uomo. In generale, a fronte di un titolo di studio più elevato, le donne ricoprono incarichi meno qualificati e meno gratificanti. 1 donna su 5, infatti, svolge un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella di cui è in possesso. Sicuramente è soprattutto femminile il problema dell’instabilità del mondo del lavoro, tanto è vero che il complessivo dei lavoratori ad avere contratti precari è per il 54% dei casi donna. L’effetto di conseguenze così incerte per il futuro delle laureate è anche dovuto dalla strutturazione ancora patriarcale della società, che vede la donna ancora come la responsabile del focolare familiare. Inutile parlare delle conseguenze per la carriera delle donne, e delle rispettive tutele della stessa, qualora resti incinta. I licenziamenti per le donne gravide sono una prassi quotidiana così come la volontà delle aziende di tutelarsi, cercando di capire durante i colloqui se la candidata abbia intenzione di metter su famiglia. Il diritto alla maternità, soprattutto da qualche anno, diventa una vera chimera così come le tutele per le lavoratrici.

 

Come emerge dalla tabella, le differenze salariali tra lavoratori non dipendono esclusivamente da elementi di genere. Disuguaglianze notevoli esistono anche in base alla classe sociale alla quale si appartiene, a dispetto di qualsiasi ragionamento sulla meritocrazia…

I laureati provenienti da famiglie operaie infatti, oltre che avere una retribuzione inferiore rispetto a loro colleghi di estrazione borghese hanno anche meno possibilità di poter avere un contratto stabile.

Dai dati che sono stati riportati finora è evidente che, in un contesto di crisi economica, a pagarne le conseguenze sono sempre gli stessi, i lavoratori e i loro figli. La manovra finanziaria e il diktat europeo pongono all’ordine del giorno la necessità di alzare la testa contro gli attacchi, che da diversi fronti, colpiscono quotidianamente le classi subalterne di questa società. I ritmi di studio e la rincorsa ai crediti formativi non ci danno, purtroppo, la certezza ad un futuro dignitoso in quanto usciti dall’università, quello che ci attende è il precariato o ancor più probabilmente nella realtà napoletana, dove lavora meno del 40% della popolazione, la disoccupazione. Diventa fondamentale la necessità di cambiare questo stato di cose.

DOBBIAMO LOTTARE PER:

ABOLIZIONE DEL PRECARIATO dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi e stabilizzazione dei precari.

ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO PER TUTTI

NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO NEANCHE ALL’UNIVERSITA’ . La crisi la paghi chi l’ha creata: banchieri e speculatori

NESSUN POSTO DI LAVORO DEVE ESSERE PERSO solo così difenderemo il nostro futuro.

 

Leave a Reply

Copyright © 2009 Sempre in Lotta – Coordinamento studentesco. All rights reserved.
Designed by SempreInLotta. Powered by SempreInLotta.