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Noi non ci sentiamo in debito neanche all’università!

Saremo diretti: è possibile, data l’ attuale situazione economico-politica internazionale, risolvere o arginare la crisi mediante una scelta elettorale? La risposta è no. E’ palese l’ esempio che ci viene mostrato dai governi delle altre nazioni europee che, di centro-destra o di centro-sinistra che siano, partecipano in egual misura al gioco della BCE, che soffoca sempre più tenacemente i popoli imponendo tagli e licenziamenti. Tutto in nome del risanamento dei conti e della salvezza della finanza. Ma cos’ è la finanza? E da dove viene il debito? Il sistema economico virtuale, che potremmo definire in altri termini come “capitalismo metafisico” porta in effetti in seno il rischio della perdita di significato del lessico stesso dell’ ambito economico, rendendo così “la crisi”, “la finanza”, “il debito”, non più che nebulose senza causa e prive di qualunque motivazione reale. Per qualche ragione, però, ora vogliono che il debito lo paghiamo noi. Difatti l’ idea comunemente diffusa è che il debito pubblico sia creato dagli sprechi dello Stato e dall’ eccessiva spesa per lo stato sociale, ma la realtà è ben diversa: gran parte del debito è il risultato di decenni di politica scellerata, in cui sono stati utilizzati soldi pubblici per salvare banche ed aziende private dal collasso. Basti pensare ai 200 miliardi di euro che sono stati elargiti negli ultimi 30 anni solo per tenere a galla la Fiat. In definitiva, gli Stati si sono indebitati per salvare i capitali privati, e dunque le banche, a cui ora noi dobbiamo i nostri soldi. Un circolo vizioso folle, in cui l’ unica crescita possibile è quella insostenibile degli interessi. Pare pertanto ovvio che la retorica del sacrificio collettivo per il superamento della crisi non sia altro che un becero vaneggiamento. Mentre i creatori del debito si ingozzano, i popoli stringono la cinghia. Uno dei settori più colpiti dalla crisi è senz’altro quello dell’ istruzione pubblica.

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Basta guardare i dati più significativi: per quanto riguarda le tasse, rispetto al 2007 uno studente si ritrova a parità di reddito in media 3 fasce più in alto, senza pensare che con 19 fasce anziché 16, la pressione fiscale si abbatte del tutto sui redditi medio-bassi. I fondi per le borse di studio sono stati tagliati, a seguito dell’ ultima riforma, del 90%. Inoltre, l’ aumento dei costi nel settore dei trasporti fa sì che i tagli in tal senso gravino, forse più di tutti, sulle tasche degli studenti e delle loro famiglie. Pertanto, lottiamo affinché i trasporti diventino pubblici per gli studenti e perché tornino i servizi che un tempo erano propri della scuola pubblica, tagliando i lauti fondi che ogni anno vengono dati alle scuole private; lottiamo affinché i soldi vengano trovati tagliando l’ assurda spesa militare, e tassando gli immobili della chiesa. Il debito lo paghi chi l’ ha creato.

COME COLLETTIVO STUDENTESCO UNIVERSITARIO LOTTIAMO PER:

RIFIUTO DEL PAGAMENTO DEL DEBITO. Che lo paghi chi l’ha creato, in primo luogo banche e speculatori;

DIFENDERE LA SCUOLA E L’UNIVERSITA’ PUBBLICA. Abrogazione di tutte le controriforme a partire dall’autonomia scolastica e universitaria in poi ( 3+2, riforma Moratti, riforma Gelmini). Raddoppio immediato dei fondi per l’istruzione pubblica. Nessun finanziamento alle scuole private e cancellazione delle agevolazioni fiscali al Vaticano;

ABOLIRE LA PRECARIETA’ DEL LAVORO. Conquistare veri contratti nazionali che tutelino i salari e le condizioni di lavoro. No alla manovra finanziaria del Governo;

DIMEZZAMENTO DELLA SPESA MILITARE. Uscita dell’Italia da tutte le guerre, in primis via dall’Afghanistan e dalla Libia.

 

 

1 Response to " Noi non ci sentiamo in debito neanche all’università! "

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