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Uniti per quale alternativa?

Non è stata un’estate da niente: gli effetti più duri della crisi sono arrivati in Italia, è partito l’attacco speculativo al debito pubblico, il governo ha approvato una dopo l’altra due manovre con tagli e misure senza precedenti dal secondo dopoguerra. Londra bruciava, qui l’arroganza del governo e la pressione della base costringevano la segreteria della Cgil a convocare uno sciopero generale di 8 ore ancora a fine estate, il 6 settembre.

Insomma, dopo un’estate del genere, figuriamoci l’autunno, c’era da dire. L’autunno è arrivato e in 4 giorni ha detto molto sulle intenzioni delle direzioni a sinistra. Il 22-23 settembre, all’assemblea dei delegati Fiom a Cervia, il segretario Landini ha proposto nei fatti una tattica di riavvicinamento alla Camusso. Il 23-24 al Cpn di Rifondazione comunista che ha aperto il percorso congressuale è stato presentato un documento di maggioranza (uscente) che ripropone l’idea di uno schieramento unitario di centrosinistra. Vedremo se le basi di queste organizzazioni saranno disposte ad accettare queste linee, ci auguriamo francamente di no.

E il movimento? Il 24 settembre si è riunita a Roma l’assemblea nazionale di Uniti per l’alternativa (già Uniti contro la crisi e Uniti per lo sciopero). Fra un richiamo al lavoro immateriale e uno all’Altrariforma, fatti più per salvare la forma che per altro, un elemento politico è emerso in maniera netta: si chiude la fase in cui il centro è il conflitto “contro la crisi”, si apre quella in cui si deve “costruire l’alternativa”. Ma di che alternativa stiamo parlando? Non potremmo dirlo meglio di quanto l’ha fatto nella sua introduzione Raparelli: “bisogna tenere insieme il 14 dicembre con i referendum, l’atto insurrezionale con la capacità istituzionale del movimento”. Cosa vuol dire? Che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Come già tante volte in passato, ultima il 2006, la direzione disobbediente del movimento porta sull’altare del centrosinistra quanto è riuscito a costruire nel movimento. Non possiamo dire che non ce lo aspettassimo, se già all’assemblea di Genova di luglio si parlava di “irrompere nelle istituzioni” e di “sfidare il Pd”, mentre nell’appello Casarini-Rinaldini del 30 agosto la panacea del conflitto sociale in Italia erano le primarie di programma. Ma ci ricordiamo che fine aveva fatto il famoso programma del centrosinistra del 2006? Se lo ricorda Landini, che infatti non chiede “250 pagine di programma, ma 5-6 nodi”. Insomma, il problema è il numero di pagine del programma e non la natura confindustriale e filo-atlantica del Pd e il fatto che una forza schierata con la classe dominante, anche se nominalmente “non di destra” andrà necessariamente avanti con le politiche di austerità, come già in Grecia e Spagna.

Su questo altare i dirigenti di Uniti per l’alternativa vorrebbero portare una vittima non da poco: il 15 ottobre. La gioranta di mobilitazione internazionale è stata lanciata dalla Spagna, da un movimento non esattamente affettuoso verso il governo socialista del Psoe e non particolarmente affezionato alle compatibilità di sistema. Un movimento, quello degli Indignados, che è arrivato a chiedere la nazionalizzazione delle banche sotto controllo sociale, l’esproprio delle case sfitte, la diminuzione dell’orario di lavoro fino ad arrivare a una disoccupazione del 4%. Fa oggettivamente un po’ tristezza vedere i disobbedienti italiani portare questa data in pegno a Sinistra e Libertà e alla sua battaglia come corrente esterna del Pd, in cambio di qualche posto nelle liste, anche se, per carità “a nessuno interessa se io e Raparelli siamo candidati nelle liste di Sel o di De Magistris” (Casarini). Diverso peraltro, e più interessante, il taglio dell’intervento di De Magistris, che però non approfondiamo qui.

Riesce difficile, a questo punto, capire quanto di concreto ci sia nella parola d’ordine del non pagamento del debito che pure si è sentita all’assemblea. Sarà un governo nato sotto la benedizione di Draghi e della Bce a non pagare il debito pubblico? Un programma è una cosa seria, non una bandierina da sventolare per dare copertura a sinistra a un governo o a un’amministrazione locale. Come non ricordarsi di Pisapia e della sua squadra di avvocati e diplomatici di movimento che gli è valsa l’appoggio entusiasta dei disobbedienti milanesi, dentro e fuori Uniti contro la crisi? Il biglietto però è a un euro e mezzo per tutti e l’Expo si fa secondo il programma Moratti.

Appunto, un programma è una cosa seria. Oggi un programma che difenda gli interessi dei giovani, studenti e lavoratori, un programma che sia davvero di alternativa, può essere solo un programma di incompatibilità. Finanziare istruzione e sanità vuol dire non pagare il debito. Non pagare il debito vuol dire rompere con i dettami della Bce, dell’Unione Europea e del Patto di Stabilità. Evitare le chiusure di fabbriche e aziende in crisi vuol dire nazionalizzarle e porle al servizio dei bisogni collettivi e sotto il controllo di chi ci lavora dentro. Dare una casa a chi non ce l’ha vuol dire espropriarle senza indennizzo a chi ne ha qualche migliaio e le tiene sfitte. Far uscire gli immigrati dallo schiavismo vuol dire aprire le frontiere e abolire il concetto di clandestinità. È questo il tipo di programma che deve avere una giornata come il 15 ottobre, a maggior ragione dopo che il 7 migliaia di studenti sono scesi in piazza contro i tagli all’istruzione pubblica. È questo il tipo di programma che si imporrà nelle lotte, che hanno la testa più dura degli acrobati del compromesso. È questo il tipo di programma che porteremo in piazza il 15 nel nostro spezzone nazionale.

1 Response to " Uniti per quale alternativa? "

  1. Sandro scrive:

    Sono contento di leggere questo articolo, perchè mi trova d’accordo in toto. Primo avevo scritto un piccolo messaggio agli indignados di Bologna, proprio sulla differenza in concreto , fra questi indignados (italiani) e quelli spagnoli. Ed è fondamentale, perchè si tratta proprio di programma. I compagni spagnoli hanno fatto delle proposte programmatiche strutturali ed economiche, chiare e precise come la nazionalizzazzione delle banche e tutto il resto, per altro veramente bello. Ed io sarei il primo ad appoggiare tutto questo .Si tratta solo di capire come si può prendere il potere ai capitalimperialisti, superorgnizzati e armati. E so , ne sono sicuro che le lotte economiciste come gli scioperi organizzati dalla Camusso non servono a nulla, anche perchè se si avvertono le istituzioni e i padroni dei giorni , se non dei mesi prima, dello sciopero, si da il tempo di organizzarsi e soperire ai “danni” che potrebbe fare lo sciopero in questione. Bè, mi ripeto, per fortuna che c’è qualcuno che la pensa come me .

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