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Milano:la lotta riparte ancora di sera

Negli ultimi anni il numero di scuole con le “classi pollaio”, termine con cui si indicano le aule sovraffollate, è aumentato ed è destinato ad aumentare. Questo grave problema non è un errore di programmazione scolastica, come spesso si sente dire dal ministro Gelmini, ma è la conseguenza di un piano ventennale di controriforme, voluto sia dai governi di centrodestra che dai governi di centrosinistra, con l’obiettivo di smantellare l’istruzione pubblica e favorire quella privata. La riforma Gelmini del 2008 è l’ultimo tassello di questo mosaico: i tagli di 7.832 milioni di euro in 4 anni, con il licenziamento di oltre 130.000 lavoratori fra personale docente e Ata, si sono abbattuti sia sugli studenti sia sui lavoratori. La didattica è peggiorata perché avere meno lavoratori a scuola porta ad aumentare il numero degli studenti per ogni lavoratore e questo si traduce in classi più numerose. La strategia del governo è sempre la stessa: far lavorare di più i docenti rimasti, piuttosto che assumerne altri. Le conseguenze sono palesi: se da una parte abbiamo decine di migliaia di lavoratori senza un posto di lavoro e quindi senza uno stipendio, dall’altra abbiamo nelle scuole pochi docenti che si caricano ore di lavoro supplementari, per non parlare di quelle spese per la propria formazione, la correzione dei compiti in classe e la preparazione delle lezioni. La soluzione del governo è stata quella di alzare il numero massimo di studenti per classe, con un tetto legale fra i 27 e i 30 a seconda del tipo di scuola (più un ulteriore 10% ammesso, per arrivare ai 33 alunni per classe). Questo aumento del numero di studenti porta all’effetto sardina, ovvero studenti stipati in classi che non hanno una capienza per sostenere 30 o più alunni e soprattutto a un drastico peggioramento della qualità delle lezioni. I ritmi di studio vengono accelerati, gli studenti con più difficoltà abbandonati a loro stessi e aumentano i compiti in classe, dal momento che le verifiche orali saranno impossibili. Nelle scuole serali, poco chiacchierate in Italia, la situazione è ancora più drammatica: il rapporto docenti/alunni aumenta vertiginosamente perché le scuole distribuite sul territorio sono poche e con i tagli della riforma faticano ancora di più a soddisfare le iscrizioni, in maggioranza fatte da studenti-lavoratori. Si raggiunge molto facilmente il numero limite di studenti per classe, da 27 a 30, salvo eventuali bocciature, che nel caso farebbero lievitare ulteriormente il numero. Non è quindi un caso che con i tagli della riforma Gelmini le scuole serali sono le prime a soccombere, essendo troppo poche e, con i tagli, sfruttate oltre le proprie possibilità; con esse rimane esclusa dall’istruzione la categoria degli studenti-lavoratori. Si tratta di studenti che nella maggior parte dei casi hanno ripreso gli studi in un secondo tempo, per ragioni diverse e non hanno la possibilità di frequentare un liceo diurno dovendo lavorare e soprattutto perché vengono ritenuti anagraficamente non idonei.

Altri ancora sono lavoratori immigrati che desiderano integrarsi nel nostro paese. La loro unica possibilità per avere un riscatto sociale e assicurarsi un futuro migliore risiede nelle scuole serali, da sempre bistrattate a Milano e considerate dei “diplomifici per studenti cretini”, una frase usata dal precedente assessore Moioli. La carenza cronica di personale docente e il taglio delle aule con il grande numero di iscrizioni porta a numeri inimmaginabili. Si formano così classi da oltre 50 studenti come al serale Giorgi, passato alla ribalta nello scorso anno per le lezioni tenute in palestra, il liceo Gandhi, reduce da una lotta contro il comune di Milano per restare aperto, che in passato ha avuto classi da oltre 30 studenti e il liceo Pasolini. L’ultima scuola che ha fatto venire alla luce questo problema è l’istituto Bertarelli, occupato dagli studenti del corso serale il 14 settembre. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, portando gli studenti a lottare per il diritto allo studio, è stata la formazione di una quarta classe superiore da ben 59 studenti, che poteva far lezione solamente in aula magna; una superclasse che si aggiunge alle altre sovraffollate dell’Istituto: una seconda superiore formata da 44 studenti più 9 in attesa di iscrizione e una terza superiore formata da 33 studenti più 26 in lista d’attesa, mentre le prime cinque classi si spartiscono 158 iscritti più 50 in attesa.

Una situazione drammatica poiché questi studenti vivono già una condizione precaria, molti di essi infatti sono immigrati e vengono loro chieste tasse scolastiche per nulla accessibili, e per giunta sono costretti a seguire le lezioni in condizioni di grande difficoltà e confusione, senza la possibilità di poter essere aiutati. Questa situazione spinge molti studenti ad abbandonare il proprio percorso di studi serale. Molte scuole serali contano sull’abbandono dei propri studenti per risolvere il problema del sovraffollamento.

A sostegno dell’occupazione sono intervenuti il preside della scuola Carlo Columbo, che ha subito messo come proposta il taglio di due delle cinque prime classi della scuola e l’Flc-Cgil, sollecitando l’intervento dell’Ufficio scolastico per aumentare il personale docente e formare più classi.

L’occupazione del Bertarelli è durata due giorni, fino al 16 settembre, e ha portato a casa un piccolo risultato: il provveditorato, con la paura che un’occupazione di questo tipo potesse espandersi in tutte le scuole serali e successivamente diurne, ha subito promesso di mandare “gli organici necessari” e di sdoppiare le classi sovraffollate, come ha detto Giuseppe Petralia dell’Ufficio Regionale Lombardo. Il preside del Bertarelli, Carlo Columbo, sostenitore dell’occupazione studentesca, ha deciso di interromperla una volta arrivate le promesse del provveditorato; un’interruzione decisa anche dagli studenti, che hanno accolto favorevolmente la comunicazione dello sdoppiamento delle classi seconde, terze e quarte secondo le normative.

Tuttavia viene ridotto il numero delle prime classi, che da 5 passano a 3, su richiesta dell’Ufficio Regionale, negando la possibilità agli iscritti di quelle due classi tagliate di poter studiare. In precedenza era stato lo stesso direttore dell’Ufficio, Giuseppe Colosio, ad affermare che le classi pollaio non esistevano e che erano errori di programmazione dei presidi, che dovevano fissare un numero limite di iscrizioni. Questo significa negare il più elementare diritto allo studio: l’accesso alle scuole.

Il Bertarelli non è un caso isolato, è solo la punta di un iceberg composto da migliaia di scuole, diurne e la stragrande maggioranza delle serali, nelle medesime condizioni: strutture fatiscenti con aule sovraffollate dove fare lezione è impossibile, dove ogni possibile approfondimento di una materia viene sacrificato sull’altare di un compito in classe in più, dove uno studente che ha difficoltà nell’apprendimento viene dato per spacciato.

Rivendichiamo che ci sia un limite di 20 alunni per classe, in difesa dei posti di lavoro nella scuola, e di un’istruzione di qualità. Lottiamo per una scuola pubblica, laica e di massa, dove ogni studente possa essere seguito nelle sue difficoltà e non discriminato per la sua etnia o provenienza sociale, dove ci sia spazio per approfondimenti e spiegazioni supplementari, dove sia realmente garantito il diritto allo studio.

Marco Cullorà (ex studente civici licei serali; Collettivo Pantera – Csu Milano)

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