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Noi non ci sentiamo in debito!Il 15 ottobre tutti a Roma!

A tre anni dall’inizio della crisi, il fronte degli attacchi ai lavoratori e agli studenti si fa sempre più ampio. La manovra finanziaria taglia le pensioni e aumenta l’età pensionabile delle donne, azzera tredicesime e liquidazioni nel pubblico impiego, diminuisce i servizi sociali, aumenta l’Iva, abolisce di fatto i contratti nazionali e consente i licenziamenti senza regole (con l’articolo 8), aggrava la situazione dell’istruzione pubblica già spremuta fino all’osso dalle controriforme passate. Tutto questo è il primo tentativo (e non sarà l’unico) di tamponare il buco del debito, che è in realtà un pozzo senza fondo. Le ricette del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea, dei governi, sono le stesse: garantiamo gli interessi degli speculatori, chiediamo i sacrifici a giovani, studenti e lavoratori. Allestiscono il banchetto…ma fanno i conti senza l’oste! Dalla Valsusa al Cile, dalla Grecia alla Spagna, dalla Gran Bretagna a Israele la rabbia esplode e si organizza contro un sistema, quello capitalista, che non ha fatto altro che offrire povertà, precarietà e umiliazioni. Si apre una nuova stagione di lotte a partire dal 7 ottobre, con gli studenti che scendono in piazza per la difesa del diritto allo studio, verso la mobilitazione internazionale del 15 ottobre lanciata dagli Indignados spagnoli. Si può uscire dalla crisi solo rompendo qualsiasi compatibilità con questo sistema e per farlo dobbiamo unire le lotte degli studenti con quelle dei lavoratori, con i movimenti in difesa dei beni comuni, contro la Tav e con tutti gli altri che nasceranno. La prima cosa che dobbiamo dire chiaramente è: abbiamo già dato abbastanza, noi il debito non lo paghiamo. A pagare siano gli speculatori, i banchieri e i padroni. Solo così avremo la forza per far cadere il governo Berlusconi e per respingere qualsiasi tentativo di far pagare a noi la crisi che hanno creato.


                                                          LOTTIAMO INSIEME:

Rifiuto di pagare il debito pubblico alle banche e agli speculatori, nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle banche e delle aziende in crisi.

 – Difendere la scuola e l’università pubblica. Abrogazione di tutte le controriforme dall’autonomia scolastica e universitaria in poi (3+2, riforma Moratti, riforma Gelmini). Rad- doppio immediato dei fondi per l’istruzione. Nessun finanziamento alle scuole private e can- cellazione delle agevolazioni fiscali al Vaticano.

 – Abolire la precarietà sul lavoro. Conquistare veri contratti nazionali che tutelino i salari e le condizioni di lavoro. No alla manovra del governo, ritiro della firma della Cgil dall’accordo del 28 giugno.

 – Dimezzamento della spesa militare. Uscita dell’Italia da tutte le missioni militari, fra cui Afghanistan e Libia. Uscita dell’Italia dalla Nato, chiusura delle basi Nato in Italia.

 – Lotta dura fino alla caduta del marcio governo Berlusconi. No a governi con nomi diversi ma che fanno le stesse cose.

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