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Cosa sta succedendo alla mensa della statale?

Comunicato del Collettivo Pantera Csu di Milano

Anche quest’anno i lavoratori della mensa, e di conseguenza anche tutti coloro che ne usufruiscono, hanno dovuto fare i conti con l’appalto per il cambio di gestione della mensa universitaria di via Festa del Perdono. Infatti, da quando è stata approvata l’autonomia universitaria, negli anni 90, molti servizi che prima erano garantiti dalle università sono stati dati in appalto ad aziende private esterne. La costante necessità di reperire i finanziamenti (che prima venivano dallo stato) ha portato l’università alle esternalizzazioni prima, e all’accollamento alle aziende subentranti di altri costi poi, cercando disperatamente di risparmiare. La mensa di Festa del Perdono ha subito la stessa logica: anno dopo anno, appalto dopo appalto, con il progressivo ridursi dei fondi l’università e il CIDIS hanno accollato alle imprese i costi della luce, del riscaldamento, del gas, della manutenzione ecc…. portando così i servizi a vedere un innalzamento nei costi ed un peggioramento nella qualità. Molti di voi avranno notato l’innalzamento del costo dei pasti e la comparsa di nuove divise per i lavoratori; sono i segni più evidenti dell’entrata di una nuova azienda, la Sodexo, nota multinazionale leader nel settore della ristorazione. Ma come è successo? Come si è arrivati a questo?

La scadenza del vecchio appalto è stata seguita da una gara in cui sono state invitate una serie di aziende, le quali però, entrando convinte di poter guadagnare e far profitto facilmente sui bisogni nutrizionali degli studenti, vedendosi accollati i suddetti costi, che ne avrebbero minato i guadagni, hanno

pensato bene di disertare, facendo di conseguenza andare buca la gara; questo ha significato, per un breve periodo, il rischio concreto che la mensa chiudesse, cancellando un servizio fondamentale per gli studenti.

La trattativa privata tra CIDIS e Sodexo, che inizialmente aveva dato disertato la gara, ha portato a prorogare di un altro anno il servizio mensa, con le conseguenze di cui parlavamo sopra, congelando di fatto i problemi e rimandando semplicemente di un anno l’eventualità della chiusura.

Appare evidente la natura di rapina di questa sua entrata nella gestione del servizio, come ben testimoniano i nuovi prezzi.

Quali soluzioni al problema quindi?

Per prima cosa chiedere un abbassamento dei prezzi, tutelando al contempo i lavoratori e i loro salari, così da evitare una guerra tra poveri; chiedere inoltre un miglioramento nella qualità del cibo.

Appare tuttavia chiaro come tra un anno, perduranti le condizioni di partenza, si riproporrà il problema di cosa farne della mensa: o l’aumento smisurato dei costi e il peggioramento del cibo oppure la chiusura e l’abbandono degli studenti al mercato e ai locali della zona.

Ma una terza soluzione c’è: chiedere che la Statale torni ad offrire il servizio, gratuitamente, agli studenti e ai lavoratori dell’università, gestendolo lei direttamente senza dover lasciare noi studenti in balia degli appalti esternalizzati e di conseguenza delle leggi del mercato.

Rivendichiamo quello che è e deve essere il diritto allo studio, che comprende anche la possibilità di avere un pasto caldo e di qualità!

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