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6 maggio:torniamo in piazza per rilanciare le lotte!

Il 6 maggio è finalmente sciopero generale, indetto dalla CGIL più di 2 mesi fa, in seguito alle pressanti richieste che venivano da lavoratori, studenti e dalla base del sindacato. In questi mesi sono successe tante cose. Da una parte il contratto schiavistico proposto dalla Fiat a Pomigliano è diventato il modello per tutte le aziende; il precariato dilaga ovunque, anche nel pubblico impiego, la disoccupazione giovanile è quasi al 30%; il governo ha approvato una riforma che uccide l’università pubblica; i caccia italiani bombardano la Libia; il governo risponde con la criminalizzazione degli immigrati e la repressione è la soluzione per ogni protesta. Dall’altra abbiamo visto due referendum, a Pomigliano e Mirafiori, dove tanti lavoratori hanno rifiutato di diventare schiavi; gli studenti hanno combattuto fino all’ultimo contro la riforma; abbiamo avuto giornate di lotta come il 16 ottobre, scioperi come il 28 gennaio, grandi manifestazioni studentesche come l’8 ottobre, il 17 novembre, il 14 dicembre; c’è stato il corteo nazionale per l’acqua pubblica e contro il nucleare il 26 marzo e ci sono stati i cortei contro la guerra. Mentre scendevamo in piazza più e più volte, abbiamo chiesto a gran voce lo sciopero generale. Per bloccare il paese. Per colpire chi ci attacca dove fa più male: nel portafoglio. Per unire le forze in un’unica lotta. Alla fine lo sciopero è arrivato, ma 4 ore non possono bastare, lo sa chi lavora, lo sa chi scende in piazza, lo sa il governo, lo sa la Confindustria e lo sa la Camusso che lo sciopero l’ha convocato. Ma non per questo il 6 maggio non sarà una giornata importante. In 16 regioni su 20 lo sciopero sarà per l’intera giornata: ovunque tranne che in poche province della Lombardia, in Liguria (ma a Genova sì) e in qualche provincia di Sicilia e Sardegna. E così anche in tante categorie: Fiom (metalmeccanici), Flc (lavoratori della conoscenza), Fp (pubblico impiego), Filcams (commercio), Fillea (costruzioni), Slc (comunicazioni). Resta il problema di una piattaforma di rivendicazioni poco consistente e di come si organizza una vera partecipazione che non sia solo rituale, ma l’estensione a tutta la giornata è un segno della contraddizione fra una convocazione insufficiente e la disponibilità a lottare della base.

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Il nostro compito è bloccare scuole e università e scendere in piazza per dire che questo sciopero generale non è per noi un contentino ma deve essere un momento di rilancio delle mobilitazioni di questi mesi, per una stagione di lotte che è ancora tutta davanti a noi.

Il fatto che l’opposizione parlamentare sia inconsistente, e spesso complice, non ci demoralizza. Non nutrivamo illusioni, e la lezione che stiamo imparando sulla nostra pelle e che ci arriva dal Sud del Mediterraneo dice chiaramente che solo la lotta paga: solo lottando uniti, studenti e lavoratori, potremo difendere i nostri diritti; solo bloccando il paese, resistendo un minuto di più del governo o del padrone, o preside, o rettore di turno potremo vincere.

Ma perché paghi, la lotta deve essere organizzata in ogni posto di lavoro e di studio. Il 6 maggio sarà per noi ancora una volta un’occasione per discutere insieme, studenti e lavoratori, di come prepararla nella nostra scuola, nella nostra università, e poi per portarla nelle piazze di tutto il paese.

E dal giorno dopo, per continuare a organizzarci insieme per le battaglie che ci aspettano.

Lotta insieme a noi!

Il 6 maggio in piazza:

– Per il ritiro della riforma Gelmini e dei tagli all’istruzione pubblica. Immediato raddoppio dei finanziamenti a scuole e università pubbliche. Abolizione di ogni finanziamento alle scuole private.

– Al fianco delle rivoluzioni arabe. No alla guerra in Libia. Chiusura delle basi Nato in Italia.

– Contro le privatizzazioni: proprietà e gestione pubblica dell’acqua.

– Contro precarietà, schiavismo e disoccupazione: salario minimo per tutti i lavoratori; salario garantito per i disoccupati. No al piano Marchionne e alle sue fotocopie.

– Per i diritti degli immigrati: contro i respingimenti e le sanatorie truffa, chiusura dei Cie e permesso di soggiorno per tutti, sono lavoratori non schiavi!

– Per rilanciare le lotte: organizzare il conflitto posto di lavoro per posto di lavoro, scuola per scuola, università per università, con assemblee di lavoratori e studenti, per arrivare a bloccare davvero il paese.

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