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Fermiamo la guerra imperialista in Libia!

Da circa tre mesi in Nord Africa è in atto una Rivoluzione! Regimi che sembravano immutabili stanno crollando come castelli di carta. Il vento della Rivoluzione, partito dalla piccola Tunisia, ha travolto l’Egitto, un paese chiave nella regione, e ha contagiato tutti i paesi del mondo arabo. I media hanno parlato del ruolo importante che hanno avuto i social network: verissimo, ma il fattore propulsivo di questo processo, la lotta unitaria dei giovani e dei lavoratori! L’elemento scatenante delle manifestazioni a cui stiamo assistendo è stata la crisi economica: negli ultimi anni i prezzi sono aumentati esponenzialmente, la disoccupazione è alle stelle, il livello di sfruttamento e di precarietà della vita è enorme. A questo si aggiungono le politiche repressive di regimi, come lo sono stati quelli di Ben Alì e Mubarak, che da sempre sono i migliori amici di USA, Unione Europea e delle più importanti multinazionali a livello mondiale! L’effetto domino della rivoluzione è irreversibile, dopo la Tunisia e l’Egitto è il momento della Libia. I lavoratori e i giovani sono pronti a morire per cambiare e si scontrano sia con i mercenari del regime di Gheddafi sia con gli ex ministri che si sono riciclati e cercano di portare la rivolta nelle braccia dell’amministrazione americana e di Sarkozy. Dal mediterraneo arriva un messaggio chiaro: una rivoluzione non solo è possibile, ma è necessaria anche in Europa e nel resto del mondo! L’attacco militare in atto in questi giorni in Libia, a cui partecipa anche l’Italia, è un aggressione imperialista vera e propria, volta a promuovere e tutelare gli interessi del capitalismo occidentale, in particolare per le riserve petrolifere di questo paese. L’ipocrisia delle potenze occidentali è scandalosa. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il bombardamento della Libia “per la sicurezza della popolazione civile”, un sentimento “umanitario” che è assente quando si tratta di tutti gli altri regimi arabi che ogni giorno massacrano studenti e lavoratori in lotta: nessuno ha pianto sui diritti umani quando i cari armati sauditi hanno represso la popolazione in Bahrein. Se era scontato il ruolo che poteva avere un governo reazionario come quello Berlusconi, è scandaloso l’asservimento alla causa della guerra della maggior parte dell’opposizione parlamentare italiana. In tale scenario, Bersani è diventato il principale guerrafondaio in Italia, non più in grado di difendere nemmeno la Costituzione repubblicana (considerata dal centrosinistra come “la panacea” contro il berlusconismo) e il suo famoso Articolo 11, dove viene esplicitato il ripudio della guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali; i partiti del terzo polo (Fli, Udc, Api) rimangono al servizio degli interessi padronali sostenendo ovviamente la guerra; Di Pietro dopo un’astensione si è ricreduto prontamente approvando la risoluzione dell’Onu; anche Susanna Camusso, segretaria della Cgil, ha dato il suo consenso alla no-fly zone. L’opposizione più visibile alla guerra sembrava quella della Lega nord, che “denuncia” per bocca di Calderoli i propositi neocoloniali della Francia. Tale opposizione è di stampo del tutto razzista: i leghisti hanno subito barattato il sì all’intervento con la promessa del respingimento profughi alle frontiere. Un razzismo trasversale testimoniato anche dal trattamento disumano subito dai profughi, considerati degli invasori a Lampedusa. L’opposizione all’imperialismo e il movimento contro l’intervento in Libia possono crescere, come fu per il movimento contro la guerra in Iraq, a condizione che si leghino alle mobilitazioni sociali oggi in atto, dalla difesa di una politica energetica a favore del popolo e non volto agli interessi capitalistici, contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare, alla lotta contro il massacro sociale che porterà allo sciopero generale del 6 maggio. Il governo Berlusconi non trova i soldi per la scuola o per la sanità, ma vengono aumenti i fondi per le missioni militari, 1350 milioni di euro solo nel 2010. Tutti questi soldi verranno usati per uccidere giovani e lavoratori come noi che lottano per un futuro migliore! Dobbiamo organizzarci, studenti e lavoratori uniti, nel movimento contro la guerra che chieda le dimissioni immediate del governo, il taglio delle spese militari, il blocco delle basi NATO in Italia. Per questo chiediamo per prima cosa che lo sciopero generale del 6 maggio sia un vero sciopero di otto ore contro la guerra e il governo!

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