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Il Maghreb insegna. Cambiare è possibile!!!

Ormai sono quasi due mesi che i paesi del Maghreb sono in rivolta. Dallo scoppio dell’ insurrezione in Tunisia stiamo assistendo a un contagio rivoluzionario che colpisce tutto il nord Africa. Siamo di fronte ad un vero e proprio effetto domino devastante che ad oggi ha fatto cadere le teste di due dittatori: Ben Alì e Mubarak, tunisino il primo ed egiziano il secondo. Tutto quello che prima veniva considerato immutabile, sotto il punto di vista sociale, politico ed economico, oggi viene messo seriamente in discussione dalla portata delle mobilitazioni popolari arabe che hanno avuto la forza di opporsi contro lo stato di cose presenti ribellandosi contro chi li umilia e affama. Innegabile in questo contesto il ruolo che le principali “democrazie” occidentali hanno avuto. Da anni oramai il regime non solo di Ben Alì ma anche quello di Mubarak, vengono appoggiati dai principali paesi europei, tra cui anche l’Italia, ovviamente per i propri interessi economici. La scintilla che ha fatto scoppiare le rivolte tunisine è stato il suicidio di un giovane laureato e disoccupato (come tanti qui da noi) che, per potersi mantenere, era costretto a fare il venditore ambulante abusivo. Proprio il suo status di abusivo aveva portato al sequestro da parte della polizia dei prodotti che illegalmente era costretto a vendere e avendo perso la sua unica fonte di sostentamento il giovane si è tolto la vita dandosi fuoco!! Da qui in poi è stato un susseguirsi di violente proteste contro il governo e lo stato di cose presenti che si è allargato anche ai paesi vicini: Egitto e Libia. La protesta, a differenza di ciò che i benpensanti borghesi vogliono farci credere, non ha assunto alcun connotato islamista e a dimostrazione di ciò basta sentire gli slogan che le folle inferocite gridano a gran voce dalle piazze: “pane e libertà”, lasciando in secondo piano gli aspetti religiosi. Dopo la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen, il Bahrain e l’Iran ora anche la Libia insorge. Dopo giorni di proteste alle quali il regime dittatoriale di Gheddafi ha risposto a colpi di mitra, lasciando a terra centinaia di morti ( ben 400 secondo la stima fatta dalla Federazione internazionale della Lega dei diritti umani), è di poco fa la notizia che il popolo è riuscito a conquistare Tobruk: la prima città nelle mani degli insorti. Le rivolte del Maghreb hanno in comune non solo la voglia di riscattarsi contro un regime che li reprime e li sfrutta ma anche il forte protagonismo dei giovani che non a caso vengono chiamati “ gli eroi della nuova rivoluzione”. Nelle piazze trovano voce in prevalenza giovani senza un occupazione, laureati che non riescono a trovare uno sbocco nel mondo del lavoro, giovani sfruttati da un regime che li costringe alla miseria. Alla crisi del capitalismo l’imperialismo risponde con l’austerità. All’imperialismo il popolo maghrebino contrattacca con la rivoluzione sociale e politica. A tutto questo non possiamo non guardare. Ai giovani, ai studenti e ai lavoratori del Maghreb diciamo:

LA VOSTRA LOTTA E’ LA NOSTRA LOTTA! AL FIANCO DELLA RIVOLUZIONE ARABA! COLLETTIVO STUDENTESCO UNIVERSITARIO NAPOLI

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