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Effetto domino in Medioriente: ora a chi tocca?

EFFETTO DOMINO IN MEDIORIENTE: ORA A CHI TOCCA?

Le rivolte e le rivoluzioni che si susseguono in maghreb a partire dalla fine del 2010 aprono la strada ad un periodo di forte instabilità internazionale. La cacciata di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto non hanno sedato le proteste di piazza, che non termineranno fino a quando tutte le rivendicazioni popolari non saranno accettate: democrazia, diritti, pane e lavoro per tutti!!! Scioperi di massa si susseguono quotidianamente e dimostrano la volontà di portare la rivoluzione fino in fondo, perché la popolazione non si accontenterà di una sostituzione limitata ai quadri del governo, ma pretende un cambio di sistema, la prospettiva di una nuova società. Inoltre, come tasselli di un domino internazionale, vengono spinti nell’instabilità moltissimi altri paesi. La protesta si propaga in Algeria, Yemen, Libia, Arabia Saudita, Iran, Marocco, Palestina… Le rivendicazioni delle masse non conoscono frontiere e continueranno ad estendersi a macchia d’olio. Il cambiamento è appena iniziato e per ottenere una vittoria decisiva occorrerà portare avanti una lotta organizzata, che sappia radicare all’interno dei comitati nati nei quartieri, nei luoghi di lavoro e di studio, la creazione di un nuovo potere popolare e di un grande movimento di liberazione. L’Italia è pienamente coinvolta nel processo in corso. Gli interessi della borghesia italiana in Nord Africa sono altissimi (basta vedere gli accordi, sia economici che politici, stipulati dal nostro governo con la Libia del dittatore Gheddafi) ed il vento che soffia con insistenza da sud deve smuovere anche la società italiana a partire dalla giornata di mobilitazione del 1° Marzo dei migranti. E’ necessario chiudere con l’antirazzismo sociale e paternalista che ha dominato il dibattito a sinistra in questi anni ed aprire il campo all’Internazionalismo di Classe, smascherando il razzismo nella sua funzione di arma utilizzata per dividere i lavoratori su basi etniche e culturali rendendoli più ricattabili. E’ indispensabile creare una piattaforma rivendicativa che unifichi tutti i lavoratori, italiani e stranieri, in un’ottica anticapitalista.

-Solidarietà Attiva a tutti i popoli in lotta, smascherando gli interessi delle borghesie occidentali, che in questi anni hanno tenuto impiedi feroci dittature, coprendo di demagogia democratica gli abusi che perpetravano;

-Unità dei lavoratori stranieri ed italiani per: combattere la legge Bossi-Fini, che genera una grande massa di manodopera ricattabile attraverso la trappola della “clandestinità” e del conseguente lavoro nero; contrastare il piano Marchionne e la distruzione del Contratto Nazionale per la difesa dei diritti e della libertà di tutti i lavoratori.

-Diritto, per tutti, al lavoro, alla mobilità internazionale, all’autodeterminazione culturale. -Anche in Italia dimissioni immediate. Fuori Berlusconi, Bossi, Fini e l’opposizione parlamentare. Per unificare i movimenti che si sviluppano nel paese è necessario preparare la prospettiva dello sciopero generale ad oltranza, affinchè lo sciopero non si trasformi in una farsa, ma si riempia di rivendicazioni radicali e di un calendrio di lotta impietoso nei confronti dei poteri forti. Prendiamo esempio dai giovani e lavoratori che si sono sollevati in questi mesi di dure mobilitazioni.

Rivoltiamo le piramidi. Rivoluzione fino alla vittoria!

Volantino scritto dal Collettivo Autunno Caldo Csu Bologna

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