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Seminario di “Uniti contro la crisi” 22-23 gennaio Marghera

Intervento di Matteo Molinaro del Coordinamento nazionale Csp-Csu al Workshop “Democrazia e saperi come bene comune”.

Come detto correttamente da qualcuno, questa mattina, in questa discussione non ci può bastare il fare un’apologia del movimento studentesco di quest’autunno, di un movimento che è stato straordinario.

Voglio porre una domanda: per ora la Gelmini ha vinto o ha perso? Se, per ora, ha vinto, penso che non possiamo non chiederci come fare per ribaltare i rapporti di forza.

Sono consapevole che non esistono ricette preconfezionate, tuttavia quello che è certo è che dobbiamo continuare a lottare e che questa lotta non sarà breve. Molti sono i passi in avanti fatti dal movimento dell’Onda di due anni fa, molti altri sono ancora da fare; penso che il principale tra questi sia l’aver superato alcuni elementi di corporativismo e studentismo, iniziando a camminare, a partire dal 16 ottobre, assieme ai lavoratori in lotta, assieme alla Fiom.

Abbiamo capito assieme che le nostre battaglie nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche, non procedono e non hanno alcuna prospettiva se le conduciamo da soli. Questa è la forza, potenziale, di un progetto come “uniti contro la crisi”, la necessità evidente di incanalare le diverse istanze in una lotta unica.

La durezza dello scontro in atto ci costringe ad essere estremamente pragmatici: è necessario riconoscere che la grande giornata di lotta del 30 novembre quando abbiamo bloccato stazioni e autostrade in varie città, il cosiddetto “sciopero dei flussi” non è strato in grado di far fare al Governo un passo in dietro. Allora benissimo, chiediamo lo sciopero generale per bloccare la produzione, ma attenzione, questa non è per forza la panacea di tutti i nostri problemi. In Grecia ne hanno fatti sei, di scioperi generali e, per ora, non sono riusciti a bloccare l’attacco del Governo. Non solo, sappiamo bene come sono stati organizzati in Italia gli ultimi scioperi generali…

È di altro tipo lo sciopero generale che ci serve, un sciopero che blocchi realmente la produzione, uno sciopero che faccia male ai padroni.

leggi anche SEMINARIO DI UNITI CONTRO LA CRISI A MARGHERA di Paolo Grassi (direttivo nazionale NidiL CGIL-sindacato dei lavoratori atipici appartenente alla CGIL). Alcuni interventi che mi hanno preceduto hanno posto la questione di un eventuale referendum sulla legge Gelmini. Voglio essere chiaro: imboccare la strada referendaria sarebbe da un lato smobilitante, senza avere alcuna certezza di successo, mentre dall’altro ci farebbe fare un passo indietro enorme, dividendo e risettorializzando vertenze che si stanno unendo sempre più in una lotta unica di tutti coloro che subiscono le conseguenze di questo sistema.

Non possiamo nemmeno appellarci all’autonomia (universitaria e scolastica), come detto da Francesco Sinopoli, che non è né autogestione né elemento libertario, ma strumento usato in primis dal centrosinistra per l’aziendalizzazione di scuole e università.

Dunque incrociare le diverse istanze, prendiamola sul serio questa affermazione!

Per arrivare a bloccare realmente il paese, è necessario saldare la radicalità studentesca con la profonda rabbia che c’è nella società, a partire dallo scontro Fiat e dalla lotta dei metalmeccanici, che è ora lo scontro campale. In questo non esistono pareggi possibili, o si vince o si perde.

Allora il 28 non facciamo solo i cortei, ma andiamo ai picchetti della Fiom, fuori dai cancelli delle fabbriche, spalla a spalla con i lavoratori.

Andiamo alle loro assemblee nelle fabbriche a raccontare le motivazioni della nostra ribellione, il nostro desiderio di futuro dignitoso e portiamo i lavoratori nelle nostre scuole e nelle nostre facoltà, intrecciando l’unico legame che in passato ha fatto vincere il movimento studentesco.

E consentitemi di chiudere con una sola, ultima, nota polemica. Se vogliamo contaminarci veramente, tra lavoratori e studenti, superiamo una buona volta la logica dell’attraversamento dei cortei operai, camminiamo assieme, solo così saremo veramente uniti contro la crisi.

 

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