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Studenti e lavoratori: la lotta è unica!

Mentre governo e padroni stanno utilizzando la crisi – da loro stessi provocata – per peggiorare frontalmente le nostre condizioni di vita e negarci il diritto al futuro, la risposta di studenti e lavoratori è stata straordinaria. Dal No di Pomigliano e Mirafiori, al ricatto Fiat, all’esplosione di lotta del movimento studentesco quest’autunno, alle varie vertenze ambientali, fino alle dure lotte dei lavoratori immigrati di Brescia e Milano, emerge una nuova volontà di lottare. L’importantissimo sciopero lanciato dalla Fiom per oggi, 28 gennaio, segna un salto di qualità: non si tratta più semplicemente di protestare, ma si inizia a colpire i padroni nell’unico punto in cui sono veramente vulnerabili, nelle loro tasche, attraverso il blocco della produzione nelle aziende metalmeccaniche. Tuttavia questo sciopero non deve essere un punto di arrivo. In questi mesi studenti e lavoratori hanno iniziato a parlarsi, a discutere in varie assemblee delle proprie rispettive condizioni, svelando così le menzogne del Governo e della Fiat. Ci volevano divisi, gli uni contro gli altri, studenti contro lavoratori, precari contro garantiti ed ora ci presentiamo in piazza, uniti. A questo punto la domanda delle domande è: come andiamo avanti? Come possiamo costruirci quei rapporti di forza necessari per costringere i nostri avversari a fare un passo indietro?

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Non crediamo che esista una ricetta bella e pronta, ma sappiamo con certezza una cosa: per poter vincere dobbiamo resistere, come detto dal segretario della Fiom, Landini, “un minuto più di Marchionne”. Perché l’esito della vertenza Fiat e più in generale della lotta dei metalmeccanici è il centro dello scontro: non esiste pareggio, o si vince o si perde. Non si tratta di semplice solidarietà, ma di lottare, studenti e lavoratori, fianco a fianco. Non basta più affiancare le proteste ma si tratta di organizzarle assieme.

Dopo lo sciopero di oggi, dal nostro punto di vista non è sufficiente pretendere giustamente dalla Cgil la convocazione dello sciopero generale di tutte le categorie, ma si tratta di costruire le condizioni perché questo non venga usato come semplice valvola di sfogo ma, piuttosto, sia qualcosa di simile a quello che abbiamo visto in Francia quest’autunno, uno sciopero in grado di paralizzare l’intero paese.

Un elemento strategico in questa direzione, ci pare sia generalizzare la presenza degli studenti nelle assemblee di fabbrica (come abbiamo già fatto in alcune realtà), dei lavoratori nelle scuole e nelle università e di tutte quelle forme (comitati studenti-lavoratori, uniti contro la crisi, ecc.) che possono contribuire all’emergere di un protagonismo operaio e studentesco, elemento fondamentale per proseguire questa dura lotta. Dovremo anche porci il problema di costruire piattaforme rivendicative comuni, in cui tutti gli sfruttati possano identificarsi, perché una cosa è certa: senza idee chiare non possiamo vincere nessuna lotta.

Fortunatamente non siamo soli: dopo un autunno di proteste studentesche nei vari paesi d’Europa, ora in tutto il mediterraneo il vento della Rivoluzione tunisina sta soffiando; c’è un legame profondo fra quei giovani, studenti, lavoratori che lottano e noi: questo sistema economico per garantire a pochi privilegiati enormi profitti, peggiora le nostre condizioni di vita, rendendole inaccettabili.

Solo costruendo una lotta unica, di studenti e lavoratori, possiamo, qui ed ora, vincere!

 

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