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La lotta continua.Conquistiamo un vero diritto allo studio!

La riapertura della discussione parlamentare del ddl Gelmini non è passata senza una risposta degli studenti: da settimane continua una mobilitazione fatta di blocchi, occupazioni, cortei selvaggi, lezioni in piazza e azioni di vario genere. Il 30 novembre la mobilitazione si è espressa in maniera coordinata e con numeri di tutto rispetto: tutte le maggiori città bloccate dai cortei studenteschi, 16 stazioni dei treni e due autostrade occupate. Quel giorno gli studenti si sono mobilitati percependo l’urgenza di bloccare il ddl Gelmini che veniva discusso alla Camera proprio nelle ore delle manifestazioni: il ddl è stato votato a maggioranza dal governo, ma il suo destino è ancora incerto. Infatti i desideri della Crui e della Confindustria non sono stati esauditi e la discussione in Senato avverrà dopo il 14 dicembre, giorno in cui si vota la fiducia a questo governo. La proroga della discussione in Senato sta dando una nuova linfa agli studenti che infatti continuano a manifestare vedendo nelle crisi del governo una possibile breccia in cui inserirsi. La forza di questo movimento sta nel vedere la concretezza dell’obiettivo che si pone, cioè innanzitutto respingere il ddl Gelmini, un provvedimento preciso che ha sulle sue spalle tutta la debolezza del governo. Per la prima volta da tempo c’è la percezione che il nemico è ferito e si può vincere. Ma oltre a questo c’è una battaglia contro le attuali politiche di smantellamento dell’università pubblica; tra gli studenti c’è una chiara percezione che l’attacco portato avanti da questo governo (preceduto da tutti i governi degli ultimi venti anni) è un attacco generalizzato contro la classe lavoratrice e i suoi figli, che sono gli studenti, e riguarda ogni ambito della nostra esistenza. La controriforma Gelmini comporterà numerosi peggioramenti sia per chi lavora in quell’ambito, come ricercatori e tecnici-amministrativi, sia per gli studenti. Autoritarismo nelle università, precarizzazione dei ricercatori, consolidamento del baronato, concorrenza fra atenei e fra studenti per accaparrarsi le poche risorse rimaste, privatizzazione dilagante. Per non parlare della diminuzione del 90% delle borse di studio universitarie discusso in finanziaria. Anche se i numeri di questa protesta sono inferiori a quelli che abbiamo visto nel 2008 durante l’Onda, il clima nel paese è fortemente cambiato e si sta vedendo un processo di radicalizzazione sia degli studenti che dei lavoratori. Nel 2008 il governo era forte e poteva ignorarci senza nessun problema, i lavoratori deboli e gli studenti isolati. Oggi il governo è agli sgoccioli, la lotta di Pomigliano e la Fiom sono un punto di riferimento per i lavoratori e gli studenti iniziano a rivolgersi a loro, come abbiamo visto il 16 ottobre. Quello che succede in Europa dà una ulteriore spinta in questo senso: in tutti i paesi, dalla Grecia alla Francia, all’Irlanda e al Portogallo fino all’Inghilterra, abbiamo assistito alla reazione di popolo di fronte ai piani di austerità imposti dai governi. Ovunque in Europa si percepisce l’esigenza di bloccare l’economia del paese e di farlo assieme ai lavoratori, di dare un carattere di lunga durata alla mobilitazione e ci si pone il problema di come mantenere alta la tensione. In questo frangente il metodo che si adotta è quello di creare i blocchi stradali o ferroviari che impediscono la circolazione delle merci e delle persone. Questa forma di lotta ha elementi positivi e limiti. In primo luogo è estremamente positivo il fatto che si stia diffondendo la percezione che per vincere una lotta si devono mettere in campo delle forme di conflitto concrete che creino un danno alla controparte. I blocchi e le azioni sono utili anche per il fatto che portano la rabbia studentesca all’esterno delle scuole e delle facoltà, a patto di saper spiegare le ragioni per cui vengono fatte a chi ne è coinvolto (automobilisti, pendolari, lavoratori) la cui solidarietà deve essere un obiettivo prioritario. Tuttavia, dal blocco selvaggio, limitato nello spazio (pochi punti bloccati mentre intorno tutto procede normale) e nel tempo (qualche minuto, al più un’ora), troppo spesso condotto da una minoranza di attivisti, si deve fare il salto di qualità a un metodo di lotta che blocchi il processo economico di tutto il paese, i trasporti di tutto il paese, e che a farlo siano milioni di lavoratori a cui si aggiungano gli studenti, i disoccupati, i pensionati. Non serve lo sciopero “simbolico” e pacificato che non è mancato negli ultimi anni ma una lotta che dica molto semplicemente: “finché non avremo quello che vogliamo nulla tornerà alla normalità”. Per portare all’ordine del giorno questa discussione però è fondamentale che il fronte studentesco resti compatto e si allarghi sempre di più e questo è possibile se c’è chiarezza sugli obiettivi. È necessario che gli studenti abbiano una piattaforma di rivendicazioni sulla base della quale proporre il nostro modello di istruzione: dire che siamo per l’abolizione di tutte le controriforme all’istruzione è giusto, ma non basta, dobbiamo anche dire cosa vogliamo al posto dei tagli e delle privatizzazioni. Dobbiamo dire, solo per citare alcuni punti, che pretendiamo la cancellazione dei tagli e un drastico aumento dei finanziamenti all’istruzione pubblica (e l’azzeramento di quelli a scuole e università private), che servono piani di edilizia scolastica che mettano a norma gli edifici, che vogliamo arrivare alla gratuità dell’iscrizione e dei servizi per tutti, e che è necessaria l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori necessari a garantire un’istruzione di qualità. Infine, perché gli studenti si sentano parte integrante della mobilitazione e protagonisti, è necessario che le decisioni vengano prese in modo democratico e trasparente. Spesso le logiche di movimento hanno imposto decisioni dall’alto che non erano capite o condivise da chi poi le doveva mettere in pratica, questo è stato uno dei fattori perdenti dell’Onda e che dobbiamo contrastare. Crediamo che questi siano gli elementi che possono stare alla base di una stagione di lotte che con il voto del 14 dicembre, comunque vada a finire, non trova una fine ma un inizio.

di Gemma Giusti, Collettivo Autunno Caldo Bologna

1 Response to " La lotta continua.Conquistiamo un vero diritto allo studio! "

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